«Un provvedimento erroneo che rischia di mettere in ginocchio la sanità territoriale siciliana e di colpire direttamente i cittadini». Il CIMEST giudica così «le gravissime criticità contenute nel decreto assessoriale n. 418 del 2 aprile 2026, relativo alla determinazione degli aggregati regionali e provinciali di spesa per l’assistenza specialistica da privato accreditato con il Servizio sanitario regionale per il biennio 2026-2027».
In una PEC inviata l’8 aprile al presidente della Regione, allo stesso assessorato e alla Commissione Sanità dell’Ars il Coordinamento Intersindacale della Medicina Specialistica di Territorio quel provvedimento viene contestato duramente: «Nasce male, cresce peggio e rischia di produrre effetti devastanti sull’intero sistema dell’assistenza specialistica territoriale in Sicilia. L’Assessorato ha pubblicato il decreto senza neppure un minimo di intesa con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del settore. Nessuna apertura reale alle proposte avanzate dalle sigle che rappresentano strutture, professionisti e presidi che ogni giorno garantiscono una parte essenziale dei LEA sul territorio».
Secondo il CIMEST «La programmazione contenuta nel decreto, per come è stata rappresentata e applicata, non tiene conto in modo adeguato dell’andamento epidemiologico reale, dell’aumento dell’età media della popolazione, della crescita dei pazienti fragili, dell’incremento delle cronicità, delle pluri-patologie e delle nuove condizioni complesse che gravano oggi sul sistema sanitario. Basti pensare alle conseguenze post-Covid, che hanno aggravato il carico di patologie cardiovascolari, neurologiche, respiratorie e sistemiche, aumentando il bisogno di presa in carico specialistica e di continuità assistenziale».
«Non si può fare programmazione sanitaria ignorando che oggi i cittadini hanno bisogno di più medicina territoriale, hanno bisogno di più diagnostica, più controllo clinico, più fisiatria, più cardiologia, più neurologia, più prestazioni tempestive. Non di tagli mascherati da razionalizzazione- aggiungono dal CIMEST- Ancora più grave è l’assenza quasi totale di una strategia seria sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria. In un contesto nel quale la Sicilia continua a mostrare forti criticità sui risultati di prevenzione, scegliere di comprimere o irrigidire ulteriormente la specialistica territoriale significa aggravare il problema invece di risolverlo. Meno prevenzione e meno accesso tempestivo alle prestazioni significano una sola cosa: più malattia, più ritardi diagnostici, più complicanze, più ospedalizzazioni evitabili».
«Il decreto, inoltre, presenta criteri di assegnazione del budget per singola struttura confusi, farraginosi, opachi e incomprensibili, con meccanismi che rischiano ancora una volta di premiare soggetti con minore qualità e minore appropriatezza e di penalizzare, invece, le strutture che negli anni hanno dimostrato efficienza, affidabilità, volumi, qualità organizzativa e capacità di risposta al bisogno reale dell’utenza» sottolineano nella nota Salvatore Calvaruso, Domenico Garbo e Salvatore Gibiino.
Ed ancora, secondo CIMEST «punire le strutture che producono salute e reggono l’urto della domanda significa punire direttamente i cittadini. Il risultato sarà inevitabile: aumento delle liste d’attesa, riduzione dell’offerta effettiva, peggioramento dell’accesso alle cure, disorientamento dei pazienti e caos organizzativo nei territori».
Il CIMEST denuncia anche «la natura offensiva e vessatoria dello schema contrattuale proposto alle singole strutture, che ripropone una logica amministrativa squilibrata e punitiva nei confronti degli erogatori accreditati. Su questo punto il contenzioso recente ha già acceso un faro su clausole contrattuali che comprimono in modo improprio la posizione delle strutture nei confronti delle ASP, fino a subordinare l’incasso dei corrispettivi o la continuità del rapporto contrattuale a rinunce non accettabili».
Le strutture ambulatoriali del territorio «sono ormai stanche di essere costrette a erogare prestazioni in extra budget, prestazioni che i cittadini richiedono perché ne hanno bisogno, ma che poi rischiano di non essere pagate.Su questo punto abbiamo posto all’Assessorato una domanda semplicissima, alla quale non è mai arrivata una risposta chiara: la produzione di LEA erogata da un ambulatorio, quando nasce da una domanda reale del cittadino e da una prescrizione appropriata, è o non è fabbisogno? Perché delle due l’una: o quella produzione rappresenta un bisogno reale, e allora deve essere programmata, finanziata e pagata; oppure si ha il coraggio di dire ai cittadini siciliani che il loro bisogno di salute, pur certificato, pur appropriato, pur clinicamente necessario, per la Regione non esiste».
Per queste ragioni, il CIMEST chiede:
1. l’immediata sospensione degli effetti più critici del decreto;
2. l’apertura urgente di un tavolo vero di confronto con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
3. la revisione integrale dei criteri di determinazione del fabbisogno e di assegnazione dei budget;
4. l’eliminazione delle clausole contrattuali vessatorie e squilibrate;
S. il pieno riconoscimento del ruolo delle strutture private accreditate nella garanzia dei LEA;
6. una programmazione fondata sui bisogni reali dei cittadini e non su formule astratte;
7. Regolamentazione dei fondi previdenziali che non possono sottrarre risorse al LEA.





