PALERMO. Il 2025 rappresenta un anno particolarmente significativo per l’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo. Con 146 impianti protesici eseguiti nell’arco dell’anno e risultati clinici che confermano standard elevatissimi di sicurezza ed efficacia, la struttura diretta dal professor Lowrence Camarda consolida un percorso di crescita che negli ultimi anni l’ha resa uno dei punti di riferimento regionali nell’ambito della chirurgia protesica avanzata.
A testimoniare la solidità di questo modello organizzativo e clinico sono soprattutto i numeri: dal 2021 a oggi sono state impiantate oltre 600 protesi di anca e ginocchio senza registrare alcun caso di lussazione protesica e senza alcun caso di infezione. Un risultato di assoluto rilievo che conferma l’efficacia di un approccio basato sull’integrazione tra innovazione tecnologica, competenza chirurgica e lavoro multidisciplinare.
«I risultati raggiunti nel 2025 rappresentano per noi una conferma importante del percorso intrapreso negli ultimi anni – spiega il professor Lawrence Camarda, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore presso l’Università degli Studi di Palermo e Direttore dell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico “Paolo Giaccone”. – La mininvasività e la robotica sono strumenti straordinari, ma il vero valore aggiunto è la loro integrazione all’interno di un percorso clinico strutturato, fondato sull’esperienza del team, sulla corretta selezione dei pazienti e sulla cura di ogni fase del trattamento. L’obiettivo non è semplicemente eseguire un intervento tecnologicamente avanzato, ma garantire al paziente il miglior risultato possibile in termini di sicurezza, recupero funzionale e qualità della vita».
All’U.O.C. di Ortopedia del Policlinico di Palermo la chirurgia mininvasiva non rappresenta infatti soltanto un’evoluzione tecnica, ma un vero e proprio modello di lavoro. Un modello che nasce dall’incontro tra esperienza clinica, organizzazione multidisciplinare e attenzione costante all’innovazione, con l’obiettivo di offrire al paziente trattamenti sempre più efficaci, meno traumatici e più sicuri. In questo percorso, la tecnologia non è un fine, ma uno strumento al servizio della qualità dell’assistenza.
Negli ultimi anni, due ambiti hanno assunto un ruolo centrale nello sviluppo dell’attività chirurgica: la protesica dell’anca con accesso anteriore mininvasivo e la chirurgia protesica robotica del ginocchio con sistema CORI. Si tratta di due approcci differenti, ma accomunati da una stessa filosofia: ridurre l’impatto dell’intervento, preservare quanto più possibile i tessuti, migliorare la precisione dell’impianto e favorire un recupero più rapido e controllato. È una chirurgia che guarda alla modernità, ma che resta saldamente fondata sulla competenza del chirurgo e sulla qualità del team.
L’accesso anteriore mininvasivo dell’anca consente una gestione chirurgica più rispettosa delle strutture muscolari e dei tessuti molli, con ricadute positive sul decorso post-operatorio e sulla ripresa funzionale. La robotica del ginocchio, invece, aggiunge un elemento fondamentale di accuratezza nella pianificazione e nell’esecuzione dell’impianto, contribuendo a una maggiore precisione nel posizionamento delle componenti protesiche e a una migliore riproducibilità dei risultati. In entrambi i casi, l’obiettivo è uno solo: elevare ulteriormente gli standard di sicurezza e qualità.
I risultati ottenuti confermano in modo concreto la validità di questo percorso. Dal 2021 a oggi sono state impiantate oltre 600 protesi, di cui 146 nel solo 2025. In questo ampio numero di interventi non si è registrato alcun caso di lussazione protesica e non si è verificato alcun caso di infezione. Si tratta di dati estremamente significativi, che raccontano la solidità di un’impostazione chirurgica rigorosa e la capacità di un’organizzazione sanitaria di alto livello di tradurre l’innovazione in esiti clinici favorevoli e misurabili.
Dietro questi numeri non c’è soltanto la tecnologia, ma un lavoro di squadra strutturato e continuo. La qualità del risultato nasce infatti da una presa in carico attenta del paziente, da una corretta selezione dei casi, da una preparazione preoperatoria accurata e da un follow-up post-operatorio gestito con estrema attenzione. Chirurghi, anestesisti, infermieri e operatori sanitari lavorano in sinergia all’interno di un percorso condiviso, in cui ogni fase contribuisce a ridurre il rischio di complicanze e a migliorare l’esperienza complessiva del paziente.
La mininvasività e la robotica, da sole, non bastano. È necessario che siano inserite in un contesto clinico maturo, capace di interpretare la tecnologia in maniera consapevole e responsabile. Ed è proprio qui che si misura la differenza tra una semplice innovazione strumentale e un reale progresso sanitario. L’esperienza del Policlinico di Palermo dimostra che, quando la tecnologia viene integrata in una visione chirurgica chiara e condivisa, i benefici per il paziente diventano concreti e duraturi.
L’U.O.C. di Ortopedia del Policlinico di Palermo si conferma così come un centro capace di coniugare assistenza, ricerca e innovazione, offrendo un contributo importante alla crescita dell’ortopedia siciliana. Un presidio di competenza che interpreta la chirurgia moderna come un percorso evolutivo continuo, orientato non solo alla cura della patologia, ma anche alla qualità della vita del paziente.
In un tempo in cui la sanità è chiamata a rispondere con efficienza, sicurezza e visione, esperienze come questa rappresentano un patrimonio prezioso. Sono la dimostrazione che anche in Sicilia è possibile costruire eccellenza clinica, investire sull’innovazione e ottenere risultati di livello elevato. È da realtà come questa che passa il futuro della buona sanità: da professionisti preparati, da strutture organizzate e da percorsi capaci di unire tecnologia, responsabilità e attenzione alla persona.






