Sicilia Policlinici

L'intervista di Insanitas

Policlinico di Catania, ecco il valore aggiunto dei posti letto in Oncologia

A delineare un quadro completo della situazione in Reparto è stato Hector Soto Parra, direttore dell’Oncologia Medica del Rodolico.

Tempo di lettura: 7 minuti
11 Marzo 2026 - di

CATANIA. Una maggiore possibilità di ricovero per i pazienti oncologici che ne mostrano l’esigenza. È questa la recente novità introdotta dall’U.O.C. di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico “Rodolico-San Marco” di Catania. Un primo passo verso un progetto molto più ambizioso che consente di lanciare un messaggio di incoraggiamento a livello regionale, tracciando una netta linea di confine tra il “prima” e il “dopo” l’introduzione dei quattro posti letto.

A delineare un quadro completo della situazione in Reparto è stato proprio il direttore dell’Oncologia Medica, Hector Soto Parra, intervistato da Insanitas per analizzare l’impatto che tale cambiamento avrà sulla vita dei pazienti oncologici che quotidianamente ripongono negli esperti del Rodolico la loro più sincera e sentita speranza di guarigione.

Qual era il tipo di assistenza destinata ai pazienti oncologici del Policlinico prima dell’introduzione dei nuovi posti letto?
«Fino a questo momento i pazienti oncologici del Policlinico hanno ricevuto una cura ambulatoriale o in day hospital. Tuttavia, in alcune situazioni il paziente non poteva essere assistito in modo adeguato, alla luce delle sue condizioni e del fatto che possibilmente doveva sottoporsi a procedure diagnostiche o terapeutiche per cui si rivelava necessario un ricovero ordinario. Una situazione che quindi li costringeva a passare dal Pronto Soccorso per ricevere le cure e per poi eventualmente essere ricoverati in altri reparti, in base alle complicanze riscontrate dopo il trattamento».

In quali reparti venivano ricoverati quando necessario?
«I pazienti oncologici che ne avevano l’esigenza venivano ricoverati solitamente nel Reparto di Medicina Interna del dott. Castellino. E i nuovi posti letto, che adesso offrono la possibilità di ricovero più semplice e immediato, sono stati inseriti proprio all’interno del reparto di Medicina Interna. Ora ci troviamo quindi in una situazione ideale perché abbiamo formalizzato una collaborazione che prima già avveniva, ma che adesso offre la possibilità di usufruire di posti letto, risorse e personale dedicato».

Quali sono i vantaggi di questa sinergia tra Medicina Interna e Oncologia?
«La Medicina interna si occupa della gestione delle patologie collaterali che un paziente neoplastico può avere e quindi di tutta la parte internistica. Il suo appoggio è imprescindibile per avere una gestione completa: è come se fosse la base. Solo dopo si inserisce l’approccio oncologico, che invece ha l’obiettivo di orientare il percorso del paziente verso il trattamento più adeguato».

Quali tipologie di pazienti potranno usufruire della nuova degenza?
«I nuovi posti letto vanno a supportare i pazienti che devono essere sottoposti a cure di particolare complessità o che presentano tossicità al trattamento oppure, ancora, persone per le quali è necessario attivare procedure diagnostiche con cui ambulatorialmente non si può procedere in tempi brevi, cosa che invece si rivela possibile se si sceglie il ricovero. Opzione che nella maggior parte dei casi – in ambito oncologico – si tende a evitare, soprattutto per garantire una qualità di vita discreta al paziente che, proprio perché affetto da una patologia cronica, deve poter tornare a casa una volta concluso il trattamento».

Quali sono le principali tipologie di interventi per cui si rivela necessario il ricovero?
«Il ricovero è scelto quando bisogna procedere con la biopsia, caratterizzata dal rischio di fuoriuscita di sangue, ma anche interventi come quelli di tipo radiologico (per esempio termoablazione e chemioembolizzazione) che richiedono un livello maggiore di vigilanza rispetto a quella che può essere offerta in ambulatorio, così da essere pronti a gestire eventuali complicazioni».

Questo traguardo presenta un carattere innovativo sul territorio oppure è più un tentativo di “mettersi in pari” con le altre strutture?
«Essendo il paziente oncologico un paziente cronico, la gestione in genere è principalmente di tipo ambulatoriale e di tipo day hospital tanto è vero che all’interno del territorio altre strutture oncologiche erano come la nostra. Avendo però il Policlinico un ruolo importante all’interno della comunità a livello di affluenza di pazienti, inserire una degenza è diventata una scelta necessaria: solo così è possibile dare spazio a quelle tipologie di pazienti che in altri centri sono particolarmente rari, ma che nel nostro, per il volume di attività che abbiamo, sono molto frequenti».

Quali sono allora i benefici della nuova degenza?
«Questo reparto si pone l’obiettivo di completare la continuità assistenziale di un paziente oncologico all’interno di un Policlinico Universitario che, essendo una struttura molto ampia e articolata, meritava la possibilità di offrire questo servizio ai pazienti che ricevono cure oncologiche. È chiaro che per accogliere tutti i pazienti che ne avrebbero bisogno non ci vorrebbero solo quattro posti letto: ce ne vorrebbero molti di più perché comunque il paziente oncologico è molto frequente. Ma è comunque un primo passo».

Quali sono nel concreto i vantaggi per il paziente?
«Con questo percorso il paziente finalmente passa direttamente dal day hospital al ricovero, senza dover passare dal Pronto Soccorso e dover richiedere un posto letto in un altro reparto, con tempi di attesa più lunghi che rappresentavano una fonte di sofferenza ulteriore. Si tratta quindi di un traguardo importante per noi che, lavorando nell’ambito dell’oncologia, riteniamo importante non solo la sopravvivenza, ma anche la qualità di vita del paziente oncologico».

Ogni paziente viene seguito da un tutor: in cosa consiste il suo lavoro e in che modo supporta il paziente nel percorso di cura?
«La figura dei tutor è un grande vantaggio perché diventa un riferimento per il paziente che, a prescindere dal medico di turno che di volta in volta potrà essere diverso, potrà contare su un’assistenza continuativa da parte dello stesso esperto. Non sarebbe ottimale infatti, dal punto di vista umano, andare in ospedale e avere a che fare costantemente con un medico differente. La cura magari sarebbe altrettanto efficace però il paziente rischierebbe di sentirsi un oggetto. È fondamentale invece che non si senta un numero, bensì che sappia di essere riconosciuto dalla struttura e dai medici: il paziente è il “nord” a cui la nostra bussola deve sempre puntare».

Quali sono le altre figure professionali a disposizioni dei pazienti oncologici?
«Lavoriamo con oncologi medici, in collaborazione con medici internisti, personale infermieristico dedicato alla patologia e psicologi».

Quali sono le risorse a disposizione dell’U.O.C. di Oncologia Medica del Policlinico?
«L’oncologia è una branca che lavora con farmaci. La differenza tra il Policlinico di Catania e le altre strutture sul territorio è la nostra partecipazione a studi clinici internazionali con farmaci innovativi che speriamo siamo il futuro dell’oncologia. Studi che, nel momento in cui dovessero avere esito positivo, si trasformeranno tra qualche anno nello standard di cura, così come già accaduto con studi a cui, come struttura, abbiamo preso parte dieci anni fa».

Quanto l’inserimento dei quattro posti letto in Reparto rappresenta un segnale di incoraggiamento anche a livello regionale?
«È un primo passo, il primo tassello di un puzzle che prevede la realizzazione di un progetto molto più ambizioso: l’obiettivo sarebbe avere delle strutture dedicate all’oncologia, ma non degli ospedali oncologici, bensì l’inserimento di percorsi specifici dedicati ai pazienti neoplastici all’interno delle grandi strutture siciliane. Questo è il modello su cui si basa un Cancer Center, una struttura funzionale che prevede la presenza di una “governance” per la gestione del paziente oncologico. Si contraddistingue per il fatto che la persona viene presa in carico non da un medico, né dall’Oncologia, ma dalla struttura in sé».

È una realtà molto distante da quella presente al Policlinico?
«Avere un Cancer Center non è una cosa semplice, ma in questo senso il Policlinico ha una potenzialità infinita tra professionisti e strutture di alto livello. La base già esiste, ma quello di cui c’è bisogno è completare il coordinamento delle attuali risorse. È un processo già iniziato da qualche anno e che il rettore Enrico Foti e il direttore generale, Giorgio Giulio Santonocito, fin dal momento del loro insediamento hanno dimostrato di voler portare avanti».

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