PALERMO. Oggi 4 febbraio 2026 si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro. Riceviamo e pubblichiamo una storia di Buona Sanità segnalata da una paziente del Policlinico Giaccone.
«Mi chiamo Caterina Pagano, sono di Palermo e nel 2023 avevo 39 anni quando la mia vita è cambiata per sempre. Mi ero appena trasferita a Carini per convivere con l’uomo che amo. Era un momento felice, di progetti, di futuro. Poi il mio corpo ha cominciato a lanciare segnali che nessuno, all’inizio, ha saputo ascoltare. Dolori fortissimi all’addome, una gastrite che non mi dava tregua, una stanchezza che mi divorava. Al collo comparivano delle piccole palline: sparivano, tornavano, come se volessero avvertirmi di qualcosa. Avevo prurito alle caviglie e di notte sudavo in modo incontrollabile.
Mi dissero che era solo gastrite. Presi farmaci, mi fidai. Ma stavo sempre peggio. Nel giro di un mese persi 30 chili: qualsiasi cosa mangiassi la rimettevo. I dolori si estesero alla schiena, alla zona lombare. Io mi spegnevo giorno dopo giorno».
«È stato il mio compagno a salvarmi la vita, convincendomi ad andare in ospedale. Era il 4 dicembre 2023. Una data che porterò dentro per sempre. All’ospedale Cervello scoprirono una massa al collo e allo stomaco. All’inizio parlarono di linfoma. Il 13 dicembre fui operata d’urgenza per una biopsia. Il 5 gennaio 2024 arrivò la diagnosi: tumore neuroendocrino raro al pancreas, con metastasi. Terzo stadio. Inoperabile».
«Ricordo quel referto come un pugno nello stomaco. Mi chiedevo: perché a me? La diagnosi di tumore non colpisce solo il corpo. Devasta la mente, l’anima. La paura più grande era quella di non trovare un medico a cui affidarmi davvero. Per fortuna, all’ospedale Cervello mi indirizzarono all’Oncologia del Policlinico “Paolo Giaccone” che fa parte della rete ITA NET, dedicata alla gestione e alla cura dei tumori neuroendocrini.
Incontrare gli oncologi dell’unità operativa diretta dal Professore Antonio Russo, a cominciare dal professore Giuseppe Badalamenti e la sua équipe, è stato come trovare una luce nel buio più totale. Ho visto come tutti i medici del reparto si adoperano affinchè i pazienti ricevano il migliore supporto e le cure più avanzate possibili.
Prima di iniziare la chemioterapia mi fu chiesto se volessi conservare gli ovuli, per non chiudere del tutto la porta alla maternità. È stato uno dei dolori più grandi. Avrei voluto dire sì. Avrei voluto aggrapparmi a quella possibilità. Ma stavo troppo male. Ho dovuto dire addio a quel sogno. Ho iniziato subito la chemioterapia. Da gennaio a giugno 2024.
Adesso seguo una terapia di mantenimento. La malattia non è scomparsa: è diventata una compagna ingombrante. Quando non si può guarire, si impara a convivere. La malattia diventa cronica. E tu devi imparare a respirare dentro questa nuova realtà».
«Sono andata anche a Milano per un secondo parere. La risposta è stata che la terapia somministrata al Policlinico di Palermo era quella giusta. Oggi ho ripreso in mano la mia vita, ho imparato una cosa: se ti identifichi solo come “malata”, smetti di vivere».
«Il 3 ottobre 2025 io e il mio compagno ci siamo sposati. Quel giorno ho pensato che ogni sorriso, ogni foto, ogni abbraccio era una vittoria. Il mio messaggio per la giornata internazionale contro il cancro è: ascoltate il vostro corpo, cercate medici che sappiano curare non solo la malattia, ma anche l’anima. Perché la speranza, a volte, ha il volto di chi ti dice non sei sola».





