Scoppia il caso del corso di laurea in Fisioterapia all’Università di Palermo. La drastica riduzione dei posti messo a disposizione per gli studenti (da 35 a 20 per il prossimo anno accademico) accende lo scontro tra istituzioni accademiche e la CISL Università, che parla apertamente di una scelta “grave e irresponsabile” e di una violazione della programmazione sanitaria regionale.
Secondo il sindacato, la decisione non può essere letta come una semplice scelta amministrativa interna, ma rappresenta una “rottura con il quadro programmatorio della Regione Siciliana” che da anni segnala una carenza strutturale di fisioterapisti sul territorio. Una riduzione dell’offerta formativa pubblica che, secondo la Cisl, va in direzione opposta rispetto ai bisogni reali della popolazione. “Mentre la Regione e gli Ordini professionali certificano una cronica carenza di fisioterapisti, l’università riduce i posti disponibili. È una contraddizione che pagheranno i cittadini e il sistema sanitario”, afferma l’organizzazione sindacale in una dura nota ufficiale.
Le accuse: “Risorse presenti ma sottratte alla didattica”
“La scelta di ridurre l’offerta formativa con il taglio dei posti del Corso di Laurea in Fisioterapia deliberata dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione dell’Università di Palermo risulta formalmente motivata da una presunta carenza di risorse umane e strutturali, necessaria a soddisfare i requisiti minimi di accreditamento”. Una motivazione che il sindacato contesta duramente. Secondo la ricostruzione sindacale, le risorse necessarie — tutor clinici, spazi, tecnologie e personale specializzato — sarebbero già presenti all’interno dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico, ma verrebbero distolte da attività didattiche per essere impiegate in altri settori, creando artificialmente le condizioni per giustificare il taglio dei posti.
Nel mirino finisce anche il rapporto tra università e azienda ospedaliera. Qui la Cisl muove un accusa molto grave, scrivendo che “il Magnifico Rettore appare subire passivamente le volontà aziendali senza riuscire (o voler) imporre le proprie prerogative. Il Rettore, quale garante della funzione didattica e di ricerca, ha il dovere di difendere gli spazi del sapere pubblico. La sua inerzia dinanzi alle scelte dell’AOUP rappresenta una rinuncia al ruolo accademico di vertice ricoperto, conducendo l’Università ad un ruolo subalterno all’AOU a discapito della formazione dei futuri professionisti della salute.”
Effetto domino: studenti verso le università private
Un effetto diretto del taglio dei posti sarebbe, secondo la Cisl, lo spostamento forzato della domanda formativa verso il sistema privato. I giovani che non riescono ad accedere alla formazione pubblica verrebbero costretti a rivolgersi alle università private, con rette spesso insostenibili per la maggior parte delle famiglie siciliane. “Si crea un vuoto di offerta pubblica che favorisce l’espansione dei competitor privati. È un corto circuito istituzionale: sono le scelte delle istituzioni pubbliche a generare un mercato privato della formazione sanitaria”, denuncia il sindacato. Uno scenario che, secondo la sigla sindacale, mina i principi fondamentali del diritto allo studio e dell’uguaglianza nell’accesso alla formazione, trasformando la sanità e la formazione universitaria in un sistema sempre meno pubblico e sempre più selettivo sul piano economico.
La richiesta: stop ai tagli e tavolo istituzionale
Il sindacato chiede ora un cambio immediato di rotta e ha formalmente invitato: il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico dell’Università e la Direzione Generale del Policlinico, ad avviare una verifica trasparente sull’uso delle risorse interne, a ripristinare i posti tagliati nel Corso di Laurea in Fisioterapia e a convocare un tavolo urgente sul fenomeno della progressiva privatizzazione della formazione sanitaria in Sicilia. “Non permetteremo che il futuro dei giovani siciliani venga sacrificato da scelte miopi e da un arretramento della funzione pubblica della formazione universitaria”, conclude la nota.
La nostra redazione si è messa in contatto con l’Università degli Studi di Palermo e con il Policlinico “Paolo Giaccone” per un loro commento sulla nota della Cisl.
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