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L'approfondimento

Policlinico di Catania, in Cardiologia 3.000 pazienti all’anno

L'intervista di Insanitas al prof. Davide Capodanno, direttore del Reparto, che illustra le risorse professionali e tecnologiche

Tempo di lettura: 6 minuti
8 Novembre 2025 - di

Un punto fermo in termini di tradizione, ma anche una “scommessa” sul versante innovativo. Può essere definito così l’U.O.C. di Cardiologia del Policlinico di Catania, che non si preclude la possibilità di stare al passo con i tempi, tra trattamenti moderni e strumentazioni tecnologiche all’avanguardia.

A delineare un quadro dell’attività svolta quotidianamente dai professionisti del settore è il prof. Davide Capodanno (nella foto), direttore del Reparto. Intervistato da Insanitas, il primario ha tracciato un bilancio completo, partendo dall’affluenza di pazienti che si rivolgono agli esperti del Policlinico etneo, per poi passare alle patologie più diffuse e arrivare infine alle procedure più frequenti.

Quanti sono i pazienti che si rivolgono agli esperti dell’U.O.C di Cardiologia? Si può parlare di aumento/decremento dell’affluenza negli ultimi tempi?
«No, direi che il numero di pazienti è costante, in linea con gli ultimi anni. Sono circa 3.000 quelli che ogni anno accedono al nostro Reparto».

Quali sono le fasce d’età più colpite?
«Prevalgono i pazienti anziani, con tante patologie e comorbidità. L’allungamento dell’età media della vita ci sta portando ad avere in Reparto tanti ottantenni, novantenni e ultranovantenni».

C’è una differenza significativa per quanto riguarda maschi e femmine?
«Dipende dalle patologie: alcune sono più frequenti negli uomini e altre nelle donne, che tra l’altro hanno un’età media più lunga degli uomini, motivo per cui abbiamo tante donne in Reparto».

Quali sono le patologie con cui ci si presenta più frequentemente nell’U.O.C. di Cardiologia?
«Una delle patologie più frequenti è la cardiopatia ischemica: si tratta di pazienti che hanno patologie a livello delle coronarie e che quindi accedono al Reparto per fare una coronografia diagnostica o un’angioplastica. Alcuni di questi pazienti sono cronici e fanno accertamenti per indagare le cause del loro dolore al petto; altri invece sono acuti, quindi si tratta di pazienti con infarto miocardico. Sebbene le cure siano diventate sempre più efficaci, può capitare che gli interventi non avvengano in tempo perché magari il paziente si accorge tardi di avere queste problematiche e il cuore nel frattempo perde capacità contrattile: a quel punto nel corso della vita è possibile che ci si debba confrontare con lo scompenso cardiaco, un’altra delle patologie più comuni. Ci sono poi tante altre patologie frequenti, come le aritmie e le valvulopatie, o anche patologie più rare, ma che necessitano di check di secondo livello come ad esempio le cardiomiopatie».

Da chi è composto lo staff?
«Il nostro è uno staff multidisciplinare. La Cardiologia fa parte di un Dipartimento assistenziale che consta anche di tante altre discipline, come radiologia, chirurgia vascolare, anestesiologia e cardiochirurgia. La Cardiologia e l’Unità coronarica fanno parte di un team che fornisce ai pazienti una soluzione centrata sul loro caso e sulla loro complessità. Dentro la Cardiologia ci sono  sottobranche: aritmologi, ecocardiografisti, intensivisti, interventisti e medici clinici, quindi anche all’interno della semplice Cardiologia ci sono poi sub-specializzazioni».

Di che tipo di strumentazione tecnologica dispone la Cardiologia?
«Tra le altre cose, il Reparto dispone di una sala di elettrofisiologia e aritmologia, quattro sale di emodinamica e di ecocardiografi di ultima generazione. Nelle sale, sul versante dell’aritmologia e dell’elettrofisiologia, si fa l‘impianto di dispositivi come pacemaker, defibrillatori impiantabili, ma anche procedure come per esempio l’elettroporazione e l’ablazione di aritmie come la fibrillazione atriale. Sul versante invece dell’emodinamica, le sale sono attive h24 nel trattamento degli infarti, quindi con un regime di reperibilità, anche perché facciamo parte della Rete di Infarto della nostra Regione».

Quali sono le procedure più comuni ed efficaci?
«Sono tante. In aggiunta a quelle che ho già menzionato, il nostro è un istituto all’avanguardia per il trattamento percutaneo delle valvulopatie. C’è ad esempio l’impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI), in cui abbiamo un’ottima esperienza, ma ci sono anche procedure sulla mitrale, come la riparazione percutanea della valvola mitrale (m-TEER). Però abbiamo anche esperienza nel trattamento della valvola tricuspide e nella correzione di difetti congeniti e acquisiti del cuore, quindi nelle cosiddette cardiopatie strutturali».

Nella nuova procedura per il telemonitoraggio della pressione polmonare cosa cambia rispetto alle tecniche tradizionali?
«Quella della telemedicina è una sfida che noi intendiamo raccogliere, che è anche quella della digitalizzazione, della medicina di prossimità, della home monitoring e così via. Un ambito in cui naturalmente non basta la volontà di farlo, ma c’è proprio il bisogno di avere il supporto strategico dell’Azienda perché si tratta di dispositivi che hanno un loro costo, che però può essere ampiamente ripagato dagli eventi che prevengono. Nel caso dell’home monitoring si tratta di monitorare la pressione polmonare direttamente in maniera invasiva, tramite dispositivi che vengono impiantati, o indirettamente attraverso altre tipologie di device, e di essere in grado di conoscere se il paziente sta andando incontro a un episodio di scompenso cardiaco e quindi a una possibile ospedalizzazione prima che questo accada. È una filosofia che deve essere compresa e apprezzata nelle sue potenzialità. È una scommessa: cerchiamo di prevenire gli eventi anziché limitarci a trattarli. La visione strategica è quella di provare a fare vivere i pazienti nella loro realtà quotidiana piuttosto che in ospedale».

In che modo l’U.O.C. di Cardiologia rappresenta un punto di riferimento per il territorio?
«Il nostro è un Policlinico Universitario quindi una sintesi di lavoro ospedaliero, ma anche di istruzione, ricerca e innovazione perché naturalmente è un polo attrattivo in questo senso. È anche la sede della Scuola di Specializzazione di Cardiologia, quindi significa specializzandi e formazione, perciò è un reparto centrale da questo punto di vista. È un centro di riferimento per il trattamento della cardiopatia ischemica, delle aritmie e delle valvulopatie. Ha una tradizione in questo ambito che intende mantenere».

Che obiettivo si pone in quanto direttore della Cardiologia?
«Durante il periodo che mi è concesso vorrei portare il Reparto verso il futuro: cercare di digitalizzare quello che è possibile e di renderlo all’avanguardia anche in termini di nuove terapie. Nella nostra disciplina ci sono grandi sviluppi tecnologici di hardware però anche tantissimi sviluppi di molecole e di nuovi farmaci. Quindi dobbiamo essere anche bravi a raccogliere la sfida della prevenzione secondaria, e anche della polifarmacia, dato che questi pazienti prendono tanti farmaci e noi dobbiamo essere sicuri che siano aderenti alla migliore terapia possibile. Insomma, cerchiamo e cercheremo sempre di essere moderni, in linea un po’ con gli standard internazionali della cardiologia, per offrire al nostro territorio un servizio tempestivo e di qualità».

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