Durante il 21° Congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) Sicilia, che si è tenuto il 22-23 maggio presso il Park Hotel Paradiso a Piazza Armerina (Enna) medici di famiglia, specialisti e rappresentanti delle istituzioni hanno discusso del futuro dell’assistenza territoriale e del ruolo della medicina generale nella trasformazione del sistema sanitario regionale. Presidenti del Congresso il Presidente nazionale Alessandro Rossi e Riccardo Scoglio, Segretario SIMG Sicilia e responsabile scientifico insieme a Giovanni Merlino, vicesegretario SIMG Sicilia. CLICCA QUI per il servizio video di Insanitas
Il nuovo Accordo Integrativo Regionale
«Il nuovo Accordo Integrativo Regionale (AIR) della medicina generale punta a rafforzare il ruolo del medico di famiglia nella prevenzione, nelle vaccinazioni, nella gestione della cronicità e nell’appropriatezza prescrittiva- sottolinea Riccardo Scoglio– Si tratta di un cambiamento che richiede però strumenti organizzativi, integrazione con il territorio e la capacità di trasformare indicatori e obiettivi clinici in percorsi assistenziali concreti e sostenibili nella pratica quotidiana: misurare ciò che si fa, confrontarlo con standard condivisi e valutare gli esiti clinici rappresentano oggi elementi fondamentali per garantire appropriatezza e qualità del sistema sanitario».
«Negli ultimi anni, la medicina generale si è trovata a gestire pazienti sempre più anziani, fragili e affetti da pluripatologie, in un contesto in cui le decisioni cliniche non possono limitarsi all’applicazione rigida di protocolli standardizzati- evidenzia Giovanni Merlino– In questo quadro, il tema del governo clinico assume un significato operativo: migliorare qualità delle cure, appropriatezza e continuità assistenziale attraverso strumenti realmente applicabili nella pratica quotidiana».
Case di Comunità e Sanità Territoriale
Il PNRR sta accelerando la realizzazione delle Case di Comunità e delle nuove strutture della sanità territoriale. In Sicilia i dati regionali riportano un avanzamento significativo degli investimenti e numerose strutture risultano già operative o prossime all’attivazione. Ma il tema centrale resta comprendere quale sarà concretamente il ruolo della medicina generale all’interno di questo nuovo modello organizzativo, anche alla luce della proposta di riforma contenuta dal recente decreto Schillaci.
«Il rischio è costruire strutture che rispondano soltanto alla domanda immediata di prestazioni o alla necessità di alleggerire gli ospedali, mentre la vera necessità oggi è seguire nel tempo i pazienti cronici e fragili, integrando medicina generale, specialistica e servizi territoriali- spiega Alessandro Rossi– Le Case di Comunità possono diventare il luogo della presa in carico continuativa oppure semplici contenitori organizzativi: la differenza la farà il modello assistenziale che verrà costruito. Nel dibattito regionale come in quello nazionale restano aperte questioni fondamentali: l’integrazione del medico di medicina generale nelle nuove strutture senza indebolire il rapporto fiduciario con il paziente, la necessità di evitare che la riorganizzazione territoriale aumenti la frammentazione dell’assistenza, l’importanza di garantire continuità delle cure anche nelle aree interne e più disagiate».







