FIALS 118, UGL Salute Catania, FISMU e FSI-USAE e COES Sicilia ritengono non più rinviabile una verifica da parte dell’Assessorato regionale della Salute sull’organizzazione e sulla gestione della Centrale Operativa 118 della macroarea Catania-Ragusa-Siracusa.
La richiesta nasce «dalle reiterate segnalazioni provenienti dagli equipaggi che quotidianamente operano sul territorio e che rappresentano un crescente disagio rispetto alle modalità con cui vengono gestite alcune richieste di soccorso, attribuiti i livelli di priorità e impiegate le risorse disponibili. Non intendiamo trasformare singoli episodi in un’accusa. Proprio perché le segnalazioni si stanno ripetendo e provengono da più operatori, riteniamo necessario che siano i dati e gli organismi competenti a stabilire se si tratti di episodi isolati oppure se esista una criticità di carattere più generale.
GLI OPERATORI DELLA CENTRALE NON SONO IL PROBLEMA
«Vogliamo essere estremamente chiari su un punto: gli operatori della Centrale non devono diventare il bersaglio di questa contestazione. Chi lavora in Centrale svolge il proprio compito sulla base delle procedure, degli indirizzi organizzativi e delle disposizioni ricevute. Se viene disposto l’invio di un mezzo, l’equipaggio parte; se ne vengono disposti due o tre, partono due o tre equipaggi. Non avrebbe quindi alcun senso contrapporre chi lavora in Centrale a chi opera sulle ambulanze. Gli uni e gli altri sono parte della stessa squadra e lavorano per garantire una risposta al cittadino. La questione che poniamo riguarda invece l’organizzazione complessiva della Centrale, le procedure adottate, il sistema di triage e dispatch, il monitoraggio dei risultati e la capacità gestionale di individuare eventuali anomalie e, quando necessario, adottare misure correttive. È a questo livello che deve essere valutata la responsabilità gestionale della struttura: non nella decisione del singolo operatore, ma nella capacità della direzione di monitorare gli indicatori, verificare le criticità e garantire l’adeguatezza complessiva del sistema».
PIÙ MEZZI SULLO STESSO EVENTO: SERVE UNA VERIFICA
«Tra le segnalazioni più frequenti ricevute dagli equipaggi vi sono quelle relative all’attivazione contemporanea di più ambulanze per il medesimo evento. Secondo quanto reiteratamente rappresentato, si verificano situazioni nelle quali, anche a fronte di un singolo evento, vengono attivati contemporaneamente due o più mezzi. È evidente che, quando la gravità dell’emergenza lo richiede, l’impiego di più ambulanze è corretto e necessario. Nessuno intende mettere in discussione questo principio. La questione è un’altra: occorre verificare se i criteri con cui vengono determinate le risorse da inviare siano sempre proporzionati alle informazioni disponibili e alla reale complessità dell’evento e, soprattutto, quale effetto producano sulla disponibilità complessiva della rete».
Inoltre i sindacati sottolineano: «Nessuno pretende che una decisione operativa possa essere giudicata a posteriori sulla base del solo esito dell’intervento. L’emergenza comporta necessariamente margini di incertezza e la Centrale deve decidere sulla base delle informazioni disponibili in quel momento. Ma quando segnalazioni analoghe si ripetono nel tempo, è legittimo chiedersi se esista un fenomeno che debba essere verificato. Ogni ambulanza impegnata su un intervento è, per il tempo necessario, una risorsa sottratta alla capacità di risposta della rete. Per questo la questione non riguarda soltanto quante ambulanze vengono inviate su un determinato evento, ma anche quante risorse rimangono disponibili per la chiamata successiva e quali tempi di risposta si determinano quando una o più postazioni vengono temporaneamente private del proprio mezzo».
I NUMERI DEVONO ESSERE ANALIZZATI E SPIEGATI
«Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda i dati relativi alle eccedenze registrate nel 2025 nelle quattro macroaree operative (stesso per il 2026). Dalla documentazione in nostro possesso risultano 14.494 eccedenze nella macroarea CT-RG-SR, 7.193 nella PA-TP, 984 nella CL-AG-EN e 32 nella macroarea di Messina. Nello stesso periodo, le missioni effettuate dalla sola SEUS risultano pari a 149.923 nella CT-RG-SR e 145.268 nella PA-TP, mentre sono 60.734 nella CL-AG-EN e 56.001 a Messina».
«Il dato d ella macroarea CT-RG-SR merita quindi un approfondimento serio- aggiungono i sindacati- Non sosteniamo che una differenza numerica dimostri automaticamente una gestione errata. Sappiamo perfettamente che il numero delle chiamate, la popolazione servita, la conformazione territoriale, la distribuzione delle postazioni, la disponibilità dei mezzi, la tipologia e la gravità degli eventi e altri fattori possono incidere sui risultati. Proprio per questo chiediamo che tali fattori vengano analizzati e che si stabilisca, dati alla mano, quanto ciascuno di essi incida sulle differenze registrate. Non chiediamo di confrontare territori diversi come se fossero identici. Chiediamo di capire se, una volta considerati tutti i fattori oggettivi, rimanga una differenza significativa che debba essere ricondotta anche alle modalità organizzative e operative della Centrale. Non è una polemica sui numeri. È una domanda di efficienza, appropriatezza e sicurezza del sistema 118».
IL DISAGIO RIGUARDA ANCHE IL PERSONALE DELLA CENTRALE
«C’è poi un ulteriore elemento che, secondo le organizzazioni firmatarie, non può essere trascurato. Negli ultimi periodi emerge infatti un altro dato significativo, che ci è stato ripetutamente segnalato: continue richieste di trasferimento e una difficoltà sempre più evidente nel mantenimento del personale sanitario all’interno della Centrale Operativa, accompagnate dalla necessità di ricorrere ripetutamente a procedure per garantire la copertura degli organici. Anche su questo punto non intendiamo basarci su impressioni o valutazioni personali. Riteniamo invece necessario che l’Amministrazione verifichi i dati relativi al turnover del personale sanitario, alle richieste di trasferimento, ai trasferimenti effettivamente autorizzati e alle procedure attivate per garantire la presenza di medici e infermieri nella Centrale. Non affermiamo che ogni trasferimento sia necessariamente riconducibile alla gestione della struttura. Affermiamo però che, quando nel tempo si registrano continue richieste di trasferimento, difficoltà nel mantenimento del personale e la necessità di ricorrere ripetutamente a procedure per garantire la copertura degli organici di una struttura così delicata, il fenomeno non può essere ignorato e merita una verifica».
«Se si tratta di normali dinamiche organizzative, saranno i dati a dimostrarlo. Se invece emergerà un disagio organizzativo più ampio, anche questo dovrà essere affrontato. Non chiediamo di formulare giudizi preventivi sulle persone. Chiediamo di capire perché una struttura strategica per il funzionamento del 118 presenti, nel tempo, segnali di questo tipo e se vi sia una relazione con il modello organizzativo e gestionale adottato».
LA QUESTIONE È ORGANIZZATIVA, NON PERSONALE
«È proprio per questo che riteniamo necessario evitare qualsiasi contrapposizione tra gli operatori della Centrale e gli equipaggi territoriali. Gli equipaggi non scelgono il numero di mezzi da inviare. Gli operatori della Centrale non possono essere chiamati a rispondere individualmente delle scelte organizzative della struttura. Occorre invece analizzare l’intero processo: dalla chiamata alla valutazione, dal triage all’attribuzione della priorità, dal dispatch al numero di mezzi inviati, fino alla situazione effettivamente riscontrata sul posto, alla disponibilità residua della rete e all’esito dell’intervento. È in questa sequenza che devono essere ricercate eventuali anomalie, attraverso dati verificabili e non attraverso contrapposizioni tra lavoratori».
CHIEDIAMO ALLA REGIONE UN AUDIT
Per queste ragioni i sindacato sollecitano all’Assessorato regionale della Salute di disporre «una verifica sull’attività e sulla gestione della Centrale Operativa 118 CT-RG-SR, analizzando il rapporto tra chiamate, missioni ed eccedenze, la distribuzione delle priorità, gli eventi con invio contemporaneo di più mezzi, le motivazioni delle attivazioni multiple, le missioni annullate o rientrate, i tempi di indisponibilità dei mezzi, eventuali scoperture delle postazioni e i tempi di risposta della rete quando le risorse risultano temporaneamente impegnate. La verifica dovrebbe riguardare anche il personale sanitario della Centrale, attraverso l’analisi di turnover, trasferimenti e richieste di trasferimento, oltre a un confronto omogeneo con le altre macroaree regionali. Riteniamo inoltre necessario un controllo a campione delle registrazioni delle chiamate e delle comunicazioni tra Centrale ed equipaggi relativamente agli eventi caratterizzati dall’invio contemporaneo di più mezzi, non per cercare preventivamente un colpevole, ma per verificare la coerenza tra la richiesta del cittadino, la valutazione effettuata, il livello di priorità assegnato, il numero di risorse mobilitate e la situazione effettivamente riscontrata».
NON CHIEDIAMO ALL’ASSESSORE DI CREDERE A NOI. CHIEDIAMO DI CONTROLLARE…
«La situazione non può essere liquidata come semplice malcontento del personale. Gli equipaggi stanno rappresentando criticità. Anche all’interno della Centrale vengono segnalate situazioni che meritano attenzione. I dati mostrano differenze che devono essere spiegate. Ma se dall’analisi dovessero emergere criticità riconducibili anche alle procedure, agli indirizzi organizzativi, alle modalità di triage e dispatch o al modello gestionale della Centrale, allora sarà necessario intervenire. E in quel caso sarà doveroso valutare anche l’adeguatezza dell’attuale gestione della macroarea rispetto ai risultati prodotti e alle responsabilità attribuite».
Infine, i sindacati sottolineano: «Il problema deve essere affrontato sul piano dell’organizzazione, degli indirizzi operativi, del monitoraggio e della responsabilità gestionale. Perché un sistema di emergenza-urgenza efficiente non si misura soltanto dal numero di ambulanze che riesce a inviare. Si misura dalla capacità di garantire il mezzo appropriato, nel luogo appropriato e nel tempo appropriato, mantenendo contemporaneamente la capacità di rispondere alla chiamata successiva. È su questo che chiediamo chiarezza. E, in assenza di risposte concrete, le organizzazioni firmatarie si riservano di attivare tutte le iniziative previste dalla normativa vigente, compresa la proclamazione dello stato di agitazione e l’eventuale attivazione delle successive procedure di mobilitazione e sciopero, nel rispetto della disciplina applicabile ai servizi pubblici essenziali».
Sul tema interviene anche Confintesa Sanità
Si moltiplicano le segnalazioni da parte degli equipaggi in servizio sul territorio riguardanti criticità operative e anomalie nella gestione delle emergenze da parte della Centrale Operativa 118 della macroarea Catania-Ragusa-Siracusa. A fronte di questo quadro, Domenico Amato, Segretario Regionale Confintesa Sanità, Gianni Ferdico, Coordinatore Regionale Confintesa 118 Sicilia e Luciano Romeo Coordinatore Provinciale Confintesa 118 Catania, chiedono un intervento urgente e non più rinviabile da parte dell’Assessorato Regionale della Salute.
«Vogliamo chiarirlo subito: il nostro non è un attacco agli operatori della Centrale Operativa», dichiarano Amato, Ferdico e Romeo. «Chi lavora in Centrale e chi opera sulle ambulanze fa parte della stessa squadra e lavora ogni giorno per la sicurezza dei cittadini. Gli operatori applicano disposizioni e procedure: la questione riguarda esclusivamente l’organizzazione, i protocolli di triage e dispatch e la gestione complessiva della struttura».
Tra le criticità più rilevanti segnalate si riscontra l’uso contemporaneo e sproporzionato di più mezzi di soccorso per un singolo evento, con il rischio di depauperare la rete delle risorse disponibili per le successive chiamate di emergenza.
A confermare la necessità di un approfondimento vi sono anche i dati relativi alle eccedenze del 2025: la macroarea CT-RG-SR ha registrato ben 14.494 eccedenze (a fronte di 149.923 missioni SEUS), un numero nettamente superiore rispetto alle altre macroaree regionali (7.193 a PA-TP, 984 a CL-AG-EN e 32 a Messina). A questo si aggiunge un diffuso disagio del personale sanitario della Centrale, testimoniato dall’aumento di richieste di trasferimento e da un elevato turnover.
«Non chiediamo di individuare preventivamente colpevoli, chiediamo trasparenza e verifiche oggettive», proseguono Amato, Ferdico e Romeo. «Chiediamo all’Assessorato della Salute di avviare un audit immediato sulla gestione della macroarea CT-RG-SR, analizzando la coerenza tra chiamate, invio dei mezzi, priorità assegnate e reale gravità riscontrata sul campo, oltre a un controllo a campione sulle registrazioni delle comunicazioni e un monitoraggio del turnover del personale».
Confintesa Sanità Sicilia e Confintesa 118 Sicilia concludono: «Un sistema di emergenza-urgenza efficiente deve garantire il mezzo appropriato, nel posto giusto e nel tempo giusto, senza sguarnire il territorio. Se i dati dimostreranno che tutto funziona, ne prenderemo atto, ma, se emergeranno falle gestionali e organizzative, occorrerà intervenire subito sulle cause. In assenza di risposte concrete, siamo pronti ad attivare tutte le azioni di tutela previste, compresa la proclamazione dello stato di agitazione e le successive procedure di mobilitazione e sciopero».





