Emergenza urgenza

L'iniziativa

Lotta all’ictus, a Catania esperti a confronto per un “laboratorio di idee”

L'intervista al prof. Francesco Tomasello che illustra gli obiettivi dell'evento che si terrà lunedì 3 novembre. Tra i partecipanti Riccardo Castro, presidente della Seus 118.

Tempo di lettura: 5 minuti
2 Novembre 2025 - di

Sono allarmanti i numeri relativi all’incidenza dell’ictus in Sicilia: si registrano infatti circa 7000 nuovi casi all’anno, con tassi di mortalità più elevati rispetto alle altre regioni italiane. Dati che devono esortare ad un’importante riflessione, per elaborare delle strategie che siano in grado di migliorare il modello organizzativo, nonostante sul territorio sia presente una rete strutturata di stroke unit, suddivise in hub e spoke, per il trattamento e la cura di questa patologia.

Per approfondire tale tema e in occasione della giornata mondiale dell’ictus tenutasi lo scorso 29 ottobre, Insanitas ha intervistato il prof. Francesco Tomasello, Presidente Onorario della Federazione Mondiale di Neurochirurgia, Senior Consultant di Neurochirurgia all’Humanitas Catania e Adjunct Professor di Neurochirurgia all’Humanitas University di Milano. Tomasello è anche responsabile scientifico e promotore di un importante evento che si svolgerà lunedì 3 novembre al Castello San Marco a Calatabiano (CT), dal titolo “Laboratorio di idee Ictus: Nuove sfide per la tutela della Salute in Sicilia”, che vedrà protagonisti non solo gli specialisti del settore, ma anche diversi attori istituzionali della sanità siciliana tra i quali Riccardo Castro, presidente della SEUS 118 (CLICCA QUI per il programma).

Professore Tomasello, cos’è l’ictus e quali caratteristiche presenta?
«L’ictus, che ricordiamo è la terza causa di morte e la prima causa di invalidità permanente nel mondo, si caratterizza per essere un evento acuto ed improvviso, in grado di provocare deficit neurologici e/o motori, come per esempio un’emiparesi, un deficit della parola o una compromissione della coscienza. Tale patologia si può presentare in modo differente, a seconda che sia di tipo ischemico o emorragico. Quest’ultima rappresenta una distinzione importante, che può essere accertata solo attraverso l’esecuzione di una tac, per stabilire il percorso terapeutico da applicare. In caso di ischemia infatti, il trattamento consiste in una trombolisi (un’iniezione di trombolitico per sciogliere il trombo) o in una trombectomia (un’asportazione del trombo). In presenza di ictus emorragico invece, interviene la figura del neurochirurgo, e in tale eventualità si può trattare di emorragia spontanea (causata da aneurismi o malformazioni arterovenose) o dovuta a condizioni preesistenti come i tumori (benigni o maligni)».

Esistono categorie maggiormente a rischio di sviluppare tale patologia?
«Sicuramente i pazienti che sono affetti da alcune comorbilità come il diabete, l’ipertensione arteriosa o le patologie cardiache. Sebbene l’età avanzata rappresenti un ulteriore fattore di rischio, ultimamente ad essere colpite sono anche le fasce più giovani. Per questo motivo è molto importante l’adozione di stili di vita salutari, come la dieta mediterranea,che prevede l’impiego di alcuni alimenti come l’olio extravergine d’oliva che gioca un ruolo importantissimo nell’evitare l’insorgenza di alcuni fattori di rischio vascolari».

Perché l’ictus viene definito una patologia tempo-dipendente?
«Rispetto al passato, oggi l’ictus presenta delle possibilità di trattamento maggiori. Affinchè questo si verifichi, la condizione fondamentale è che il paziente venga trattato nel più breve tempo possibile, entro le 4 ore e mezza – 5 ore dall’insorgere dell’evento scatenante, come suggerito anche dalla letteratura internazionale. Nel momento in cui si verifica il fatto acuto, occorre che il paziente possa raggiungere nel più breve tempo possibile un centro Stroke, in grado di prenderlo in carico».

Quali sono i comportamenti da adottare in caso di ictus?
«Si tratta di un evento acuto che deve indurre la famiglia del paziente a richiedere tempestivamente assistenza, comunicando al medico o al servizio di emergenza i sintomi manifestati, in modo che i soccorritori possano comprendere subito che si tratta di un ictus e portare il soggetto in un luogo specializzato,senza perdere del tempo prezioso. In Sicilia è presente la Rete delle Stroke Unit, secondo il modello Hub e Spoke, anche se purtroppo nella pratica questa organizzazione si è rivelata insufficiente a causa della conformazione geografica delle aree periferiche del nostro territorio ed a volte della mancanza di collegamenti adeguati, che possono ritardare sensibilmente la presa in carico del paziente».

Come si può intervenire per porre rimedio a questa problematica?
«In occasione del congresso del 3 novembre, sarà mia intenzione lanciare una proposta che potrebbe rappresentare una soluzione a questa criticità. In particolare, esporrò un progetto pilota che prevederà l’utilizzo nel nostro territorio della telemedicina, di ambulanze digitalizzate e di tac portatili che permetteranno di stabilire prima dell’arrivo in ospedale se si tratta di ictus emorragico o ischemico. L’idea è quella di applicare queste innovazioni all’interno delle nostre aree, per superare le disparità geografiche presenti e garantire un trattamento eguale anche in zone più distanti dalle stroke unit come ad esempio quelle dei Nebrodi o del Calatino, dove i pazienti rischiano di non arrivare al centro specializzato nella finestra di tempo utile».

In cosa consisterà l’evento del 3 novembre e quali risultati si attende?
«Sarà un congresso con una formula innovativa che vedrà la partecipazione di esperti e specialisti in varie materie come le neuroscienze o l’intelligenza artificiale, di diverse personalità appartenenti alle università, alle aziende sanitarie e ospedaliere delle aree metropolitane di Messina e Catania al servizio di emergenza urgenza e infine di diversi decisori istituzionali che governano la Sanità siciliana. In questo modo, si condivideranno esperienze e conoscenze scientifiche, che saranno trasmesse anche all’opinione pubblica, registrando i lavori della giornata e creando un dossier che verrà distribuito ai cittadini per aiutarli a capire come regolarsi di fronte all’insorgere di tale patologia. Si cercherà insomma di discutere collettivamente partendo dai dati attuali e di trovare soluzioni operative per il futuro, in un territorio complesso, come quello della nostra isola. Abbiamo voluto mettere insieme tutte queste personalità, per riflettere sul problema della mortalità da ictus in Sicilia, mettendo in campo delle strategie concrete, capaci di migliorare gli esiti di questa patologia».

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