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Sicilia Dal palazzo

L'iniziativa

L’appello supera le 1.200 firme: manager, primari e professionisti uniti per riformare la Sanità siciliana

Il principale promotore viene individuato nell'ex assessore Massimo Russo. Dino Alagna e Antonino Nicosia spiegano gli obiettivi della sottoscrizione.

Tempo di lettura: 7 minuti
29 Luglio 2026 - di

A pochi giorni dalla sua diffusione, l’appello per il rilancio della sanità siciliana continua a raccogliere adesioni e si trasforma sempre più in un vero e proprio movimento di opinione. Dopo le quasi 500 firme registrate nella prima fase, le sottoscrizioni hanno ormai superato quota 1.200, coinvolgendo non soltanto cittadini e operatori sanitari, ma anche alcuni tra i più autorevoli protagonisti del sistema sanitario regionale.

L’iniziativa, nata per promuovere un confronto costruttivo sul futuro della sanità nell’Isola, sta registrando una partecipazione trasversale che coinvolge direttori generali, direttori sanitari e amministrativi, primari, docenti universitari, professionisti della sanità, rappresentanti del terzo settore e semplici cittadini.

Tra i firmatari figurano anche dirigenti attualmente ai vertici delle aziende sanitarie siciliane, come Raffaele Elia, direttore generale facente funzioni dell’Asp di Agrigento, Ignazio Del Campo, direttore amministrativo dell’Asp di Palermo, Massimo Cicero, direttore amministrativo dell’Asp di Ragusa, Vincenzo Manzella, direttore amministrativo dell’IRCCS Oasi di Troina, e Cesare Faldini, direttore del Dipartimento Rizzoli Sicilia.

Hanno aderito inoltre numerosi ex manager che negli ultimi anni hanno guidato aziende sanitarie e ospedali dell’Isola: Dino Alagna, Angelo Aliquò (attuale direttore generale dell’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma), Giovanni Bavetta, Salvatore Brugaletta, Paolo Cantaro, Fabrizio De Nicola, Francesco Iudica, Antonio Scavone e Paolo Zappalà, ai quali si aggiunge Maurizio Guizzardi, già direttore del Dipartimento di Pianificazione Strategica dell’Assessorato regionale della Salute.

L’elenco comprende anche numerosi direttori di strutture complesse e dipartimenti ospedalieri siciliani. Tra questi Salvatore Corrao, direttore del Dipartimento di Medicina dell’ARNAS Civico di Palermo; Giuseppe D’Arrigo, direttore della Chirurgia Vascolare dell’ARNAS Garibaldi di Catania; Ivan Fazio, direttore dell’Unità di Radioterapia della Casa di Cura Macchiarella, insieme al direttore sanitario della stessa struttura Gianpiero Seroni; Gianluca Galvano, direttore della Diagnostica per immagini, Radiologia interventistica e Neuroradiologia dell’ARNAS Garibaldi; Vincenzo Gargano, direttore facente funzioni del Servizio infermieristico dell’ARNAS Civico;

Ed ancora: Massimo Geraci, direttore del Dipartimento di Emergenza dell’ARNAS Civico; Antonio Iacono, direttore del Trauma Center di Villa Sofia-Cervello; Nicola Locorotondo, direttore dei Laboratori Analisi Locorotondo; Tiziana Maniscalchi, direttore della Medicina di Accettazione e d’Urgenza del presidio Villa Sofia; Antonino Nicosia, direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Vascolare dell’Asp di Ragusa; Maurizio Renda, direttore della Medicina Interna dell’Ospedale Giglio di Cefalù; Luigi Sicurella, direttore della Neurologia con Stroke Unit dell’ARNAS Garibaldi; Vincenzo Tralongo, direttore dell’Anatomia Patologica dell’Asp di Palermo; Giorgio Trizzino, fondatore della Samot; Michele Vecchio, direttore del Dipartimento di Medicina Ospedaliera dell’Asp di Caltanissetta e Antonio Zanghì, direttore facente funzioni della Chirurgia Generale del Policlinico di Catania.

Non mancano neppure esponenti della società civile, tra cui Emiliano Abramo, della Comunità di Sant’Egidio, a conferma di come il tema della sanità venga percepito come una priorità che supera gli steccati professionali e istituzionali. Dietro questa mobilitazione, il cui principale promotore viene individuato nell’ex assessore regionale alla Salute Massimo Russo, non c’è però la volontà di alimentare uno scontro politico. Lo spiegano chiaramente due tra i firmatari, Dino Alagna e Antonino Nicosia, che descrivono l’iniziativa come un laboratorio di idee aperto al confronto.

Alagna: “È nato un blocco civico che vuole contribuire, non protestare”

Per l’ex direttore generale Dino Alagna, il numero delle adesioni rappresenta un segnale che va oltre il semplice consenso: «L’impatto di questa iniziativa è stato straordinario. Non vuole essere una sfida né tantomeno aprire uno scontro con qualcuno. È una reazione sincera e accorata davanti alle difficoltà che negli ultimi anni abbiamo visto crescere e che oggi trovano conferma anche nei dati di Agenas», spiega.

Secondo Alagna, le oltre 1.200 firme dimostrano la nascita di un vero e proprio “blocco civico”, composto non solo da professionisti della sanità, ma anche da tanti cittadini che, pur lavorando in altri settori, ritengono la tutela della salute pubblica una priorità. «C’è voglia di ripartire e di rimboccarsi le maniche. Questa iniziativa va letta come uno stimolo propositivo. L’idea è quella di creare una vera e propria “officina della salute”. Se fosse stato l’ennesimo comitato di protesta, io stesso non avrei aderito».

L’obiettivo è elaborare proposte concrete confrontandosi anche con alcuni tra i maggiori esperti della sanità italiana, valorizzando le tante eccellenze già presenti nell’Isola. «In Sicilia le buone pratiche esistono, ma sono distribuite a macchia di leopardo. Dobbiamo metterle a sistema, trasformare le singole eccellenze in normalità. Oggi manca soprattutto una visione complessiva e una reale funzione di programmazione, indirizzo e coordinamento da parte della Regione».

Alagna richiama poi alcune delle principali criticità che, a suo giudizio, richiedono un cambio di passo: il ritardo nell’approvazione della nuova rete ospedaliera, le liste d’attesa ancora troppo lunghe, gli screening oncologici con livelli di adesione insufficienti, una mobilità passiva che continua a collocare la Sicilia tra le regioni con i dati peggiori, la mancata attivazione del numero unico 116117 per l’assistenza sanitaria non urgente, i ritardi nell’attuazione del Fascicolo sanitario elettronico e le difficoltà che stanno accompagnando l’avvio della sanità territoriale, con Case della Comunità ancora alle prese con una forte carenza di personale.

«Governare la sanità è estremamente complesso e non esiste un solo responsabile. Non serve alcuna caccia alle streghe. Ma se da anni la Sicilia arretra negli indicatori di qualità del Servizio sanitario nazionale significa che è arrivato il momento di cambiare passo. Dobbiamo sfruttare meglio anche le opportunità offerte dal nostro Statuto speciale, immaginando modelli organizzativi più adatti alle esigenze della Sicilia».

Nicosia: “Servono programmazione e una nuova alleanza tra politica e professionisti”

Anche Antonino Nicosia, direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Vascolare dell’Asp di Ragusa, individua nell’esperienza maturata insieme a Massimo Russo una delle ragioni della sua adesione. «Quando ero responsabile dell’Emodinamica e Massimo Russo era assessore, lavorammo insieme alla realizzazione della rete dell’infarto. Oggi sembra una cosa normale, ma allora rappresentò un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra istituzioni e professionisti. È un modello che non ho mai dimenticato».

Per Nicosia nessuno possiede soluzioni semplici a problemi sempre più complessi. «La spesa sanitaria cresce, i professionisti diminuiscono e aumentano le patologie croniche. Non basta cambiare colore politico per risolvere tutto. Occorre fermarsi, leggere i dati e costruire risposte nuove».

Da qui la scelta di aderire all’appello. «Ogni giorno siamo impegnati a tamponare le emergenze e questo lascia poco spazio alla programmazione. È la sensazione condivisa da migliaia di operatori. Insieme possiamo cambiare il passo».

Secondo il direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Vascolare dell’Asp di Ragusa una delle principali sfide sarà quella della digitalizzazione: «Se governata bene, può ridurre i tempi delle procedure, semplificare il lavoro, individuare più rapidamente i problemi e persino suggerire soluzioni già sperimentate con successo in altre realtà italiane e internazionali». Nicosia conferma che i gruppi di lavoro sono già impegnati nell’elaborazione di proposte specifiche.

«Mi è stato chiesto di contribuire con alcune idee nel mio settore e lo faccio con entusiasmo. Il cambiamento deve essere prima di tutto culturale e coinvolgere tutti, dal medico di famiglia allo specialista ospedaliero- aggiunge Nicosia- Non può essere imposto con un decreto, ma costruito attraverso percorsi condivisi. Siamo ancora in una fase di brainstorming, ma arriveremo a un documento di sintesi con proposte concrete. L’obiettivo di tutti i firmatari è uno soltanto: offrire un contributo utile per migliorare la sanità siciliana».

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