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La teragnostica nel percorso oncologico: dalla diagnosi alla terapia personalizzata

L'approfondimento di Insanitas con Vincenzo Adamo e Sergio Baldari.

Tempo di lettura: 6 minuti
13 Luglio 2026 - di

Se per secoli l’approccio dominante della medicina è stato quello di proporre trattamenti standard, contribuendo a costruire un sistema sanitario capace di offrire cure basate sull’evidenza e accessibili al maggior numero di persone, negli ultimi vent’anni la medicina ha conosciuto un’importante evoluzione grazie ai progressi della genomica, della biologia molecolare e delle tecnologie diagnostiche, che hanno favorito lo sviluppo della medicina di precisione.

Un approccio trasversale che sta trasformando la pratica clinica. In sostanza, significa adattare diagnosi, prevenzione e terapie alle caratteristiche specifiche di ciascun paziente, invece che applicare indistintamente lo stesso trattamento a tutti coloro che presentano una determinata patologia. Proprio questa evoluzione è stata oggetto di un dossier recentemente pubblicato dall’AIFA nel quale è stato esaminato l’impatto clinico, organizzativo ed economico della medicina di precisione e delle terapie mirate sul Servizio Sanitario Nazionale.

Tra gli ambiti in cui la medicina di precisione ha maggiormente modificato la pratica clinica, c’è l’oncologia. L’oncologia di precisione si basa sulla consapevolezza che non tutti i tumori sono uguali e che pazienti con la stessa patologia possono rispondere in modo diverso alle stesse cure. Questo approccio punta a individuare il trattamento più efficace per ciascun individuo, evitando terapie inutili o potenzialmente dannose.

Tra le applicazioni più avanzate dell’oncologia di precisione rientra la teragnostica, sviluppata nell’ambito della medicina nucleare, che già oggi offre nuove opportunità terapeutiche per la cura di alcuni tumori, in particolare i tumori neuroendocrini e il carcinoma della prostata. Il termine unisce le parole “terapia” e “diagnostica” e indica la possibilità di integrare il metodo diagnostico con quello terapeutico in unico percorso clinico attraverso l’impiego di radiofarmaci. A differenza degli approcci tradizionali, consente di individuare con precisione i pazienti che possono beneficiare del trattamento e di monitorarne nel tempo l’efficacia. La teragnostica si basa infatti sull’utilizzo di molecole in grado di riconoscere specifici bersagli biologici presenti sulle cellule tumorali e, al contempo, di veicolare sostanze terapeutiche direttamente sul tumore.

A Messina un convegno scientifico sulla teragnostica

Degli aspetti innovativi e delle prospettive future della teragnostica applicata all’oncologia si è discusso a Messina, in un convegno scientifico che ha messo a confronto i principali esperti del settore. L’iniziativa, ospitata presso il Royal Palace Hotel, è stata coordinata dai responsabili scientifici Vincenzo Adamo, professore di Oncologia Medica e coordinatore della Rete Oncologica Siciliana, e Sergio Baldari, professore di Medicina Nucleare e senior consultant presso l’Istituto Clinico Humanitas di Catania.

Intervistati da Insanitas, i docenti hanno illustrato gli ambiti di intervento di questa innovativa pratica clinica e le criticità presenti sul territorio regionale.

Professor Adamo, per quali tipi di tumore viene utilizzata oggi la teragnostica e quali sono i benefici rispetto agli approcci tradizionali?
«I tumori per cui oggi la teragnostica è impiegata e approvata nella pratica clinica sono i tumori neuroendocrini (NET) ed il carcinoma della prostata metastatico. Nei tumori neuroendocrini dopo la diagnosi con PET con Gallio 68 DOTOTATE o analoghi la terapia viene fatta con Lutezio-DOTOTATE ed i benefici sono un migliore controllo della malattia, con prolungamento della sopravvivenza libera da malattia ed una netta riduzione dei sintomi nella malattia avanzata. Nel carcinoma della prostata la diagnosi viene fatta con Gallio68 PSMA-11 o Fluro-18PSMA; la terapia con Lutezio-177 PSMA-617. I benefici sono un incremento della sopravvivenza nella malattia avanzata, netto controllo della sintomatologia come il dolore osseo con miglioramento della qualità di vita molto ben correlato con la riduzione del PSA come indicatore chiaro di risposta alla cura».

Quando parliamo di oncologia di precisione, qual è il cambiamento più grande per un paziente oncologico?
«Il cambiamento più grande per un paziente oncologico è il passaggio da una medicina “uguale per tutti” a una medicina realmente personalizzata. Oggi, la domanda corretta non è “che tipo di tumore hai?”, ma anche “quali caratteristiche molecolari ha il tuo tumore?”. Questa informazione infatti può modificare completamente il percorso terapeutico ed i risultati attesi. Dal punto di vista del paziente, questo si traduce in un percorso diagnostico più approfondito, con test di profilazione molecolare, decisioni terapeutiche condivise all’interno di gruppi multidisciplinari, e maggiori possibilità di ricevere un trattamento mirato target e più efficace. È importante sottolineare che la medicina di precisione non sostituisce le terapie tradizionali come chirurgia, radioterapia e chemioterapia, ma le integra quando esistono biomarcatori che consentono di scegliere il trattamento più appropriato ed efficace».

radiofarmaco prostata

Professor Baldari, la teragnostica oggi è una pratica clinica diffusa? Quali pazienti possono beneficiarne?
«L’approccio teragnostico rappresenta una pratica clinica che sta trovando maggiori spazi applicativi. Il più recente utilizzo è infatti nei pazienti affetti da cancro prostatico metastatico in fase di resistenza alla castrazione con risultati in molti casi assai favorevoli. Il binomio PET-PSMA /Lutezio-PSMA descrive rispettivamente il momento diagnostico, volto all’identificazione dei pazienti che possono beneficiare della cura, e il momento terapeutico successivo. Ulteriori ambiti applicativi sono i tumori neuroendocrini gastroenteropancreatici e il cancro della tiroide. Ciò che va sottolineato, tuttavia, è che sono in corso in tutto il mondo numerosi studi clinici, alcuni di fase 2 e 3, quindi assai prossimi ai risultati che potranno essere trasferiti nella pratica clinica, che prevedono l’impiego di radiofarmaci teragnostici nelle grandi patologie oncologiche, quali ad esempio il cancro del polmone della mammella, dell’ovaio e del pancreas».

Quali strutture in Sicilia eseguono la teragnostica? Ci sono criticità a livello territoriale?
«L’esperienza siciliana credo possa definirsi sostanzialmente positiva. Infatti da un solo centro autorizzato fino a qualche anno fa, mi riferisco all’ A.O.U. Policlinico G. Martino di Messina, è oggi possibile ricorrere ad ulteriori due centri autorizzati dalla Regione per terapia con radiofarmaci, rappresentati segnatamente dall’Ospedale Humanitas di Catania e dalla Clinica La Maddalena di Palermo. Molti centri oncologici e di medicina nucleare che dispongono della diagnostica PET, fanno parte della rete “teragnostica” . Rete che và comunque migliorata, in primis attraverso il coinvolgimento di tutta la comunità oncologica, al fine di evitare che pazienti provenienti da piccoli centri o da territori periferici non possano beneficiare di un percorso diagnostico/terapeutico così avanzato e sulla cui utilità/efficacia, anche in termini di sostenibilità, direi che non esistono oramai dubbi».

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