Nel 2025 la rete senologica siciliana registra un risultato significativo sul piano dell’organizzazione oncologica regionale. Secondo i dati della Commissione Regionale Senologica- istituita con Decreto Assessoriale 1124/2018- soltanto tre donne con tumore della mammella sono state trattate fuori dalle Breast Unit regionali.
Il dato evidenzia un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti, quando numerose donne venivano trattate in strutture non inserite nei percorsi dedicati. L’esperienza siciliana conferma il ruolo strategico delle Breast Unit multidisciplinari, del monitoraggio clinico attraverso audit periodici e dell’aderenza ai Percorsi Diagnostico-Terapeutici
Assistenziali (PDTA) nella qualità delle cure oncologiche.
Attualmente in Sicilia sono operative 18 Breast Unit. Le strutture condividono un PDTA regionale e si basano su un approccio multidisciplinare che consente alla paziente di essere seguita lungo l’intero percorso di cura: dalla diagnosi ai trattamenti chirurgici, oncologici e radioterapici, fino all’eventuale accesso ai test genetici.
Il ruolo della Commissione Regionale Senologica
La Commissione Regionale Senologica svolge attività di monitoraggio continuo e audit clinici finalizzati al miglioramento della qualità delle cure. Il controllo avviene attraverso la revisione periodica delle cartelle cliniche delle Breast Unit, selezionate a campione, per verificare l’aderenza ai PDTA regionali. «La commissione ha deciso di monitorare ogni singola Breast Unit attraverso il controllo delle cartelle cliniche. È stato un approccio vincente- spiega la senologa Francesca Catalano (nella foto di Insanitas), responsabile della rete senologica siciliana- siamo riusciti a risalire al percorso diagnostico-terapeutico della paziente. Nei casi non chiari o non aderenti al PDTA ci siamo confrontati con i colleghi attraverso audit clinici che hanno permesso di approfondire le criticità e ribadire la necessità di un corretto percorso assistenziale».
L’attività di audit si traduce anche in interventi di supporto diretto alle unità con maggiori difficoltà organizzative o assistenziali. «I membri della commissione- spiega- sono stati presenti settimanalmente ai GOM delle unità che non mostravano una perfetta aderenza al PDTA. Questo lavoro ha prodotto un netto miglioramento dei percorsi diagnostico-terapeutici e, in molti casi, una riduzione significativa del contenzioso medico-legale».
Multidisciplinarietà e qualità delle cure
Uno degli elementi centrali della rete è la multidisciplinarietà. Ogni caso clinico viene discusso nei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), dove chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi, anatomo-patologi e altri specialisti condividono le decisioni terapeutiche.
Secondo Catalano, il mantenimento delle Breast Unit all’interno della rete richiede il rispetto di requisiti rigorosi: «Le Breast Unit devono rispettare standard fondamentali: volumi e qualità prima di tutto. Non basta superare la soglia minima di almeno 150 casi operati l’anno; è indispensabile garantire per ogni singola paziente il rispetto del PDTA che definisce il corretto percorso di cura». L’obiettivo è garantire uniformità assistenziale e ridurre le differenze territoriali nell’accesso alle cure.
Mobilità passiva e second opinion
Nonostante i progressi, circa il 10% delle pazienti continua a rivolgersi a strutture del Nord Italia. «Le donne oggi possono curarsi vicino casa senza affrontare viaggi fuori dalla Sicilia- sottolinea la senologa- il nostro obiettivo resta ridurre ulteriormente la mobilità passiva, che rappresenta ancora un’importante emorragia finanziaria per il sistema sanitario regionale».
La richiesta di una second opinion viene considerata legittima e parte integrante del percorso assistenziale. «Lo abbiamo ribadito anche nell’aggiornamento del PDTA dello scorso settembre – sottolinea – l’obiettivo è ridurre questa percentuale attraverso percorsi condivisi all’interno della stessa rete regionale e un autentico lavoro di squadra».
In tale contesto assume particolare rilevanza il verbale del GOM, documento multidisciplinare validato da tutti gli specialisti coinvolti. «È fondamentale fornire alla paziente il verbale del GOM – precisa – che rappresenta una decisione terapeutica condivisa e che non dovrebbe differire da quella adottata da team extra-regionali. È così che le pazienti tornano a curarsi nella propria terra senza sostenere ulteriori costi economici e sociali».
Criticità ancora aperte
Nonostante i risultati raggiunti, persistono alcune criticità strutturali e organizzative. «È necessario un ammodernamento delle apparecchiature diagnostiche – evidenzia Catalano – in particolare mammografi ed ecografi. Servono spazi dedicati alle pazienti con carcinoma mammario, c’è una carenza di figure professionali essenziali come psico-oncologi, genetisti, nutrizionisti e data manager. Queste figure vengono spesso considerate accessorie, ma in realtà sono fondamentali nella presa in carico globale della paziente».
Il tema del follow-up è cruciale e serve intervenire per una accessibilità più semplice e prioritaria e su questo la responsabile della rete senologica rassicura che tra gli obiettivi prioritari della Commissione per i prossimi anni vi è il miglioramento del follow-up oncologico. «Le pazienti oncologiche dovrebbero avere un canale differenziato per prenotare visite ed esami rispetto alla popolazione sana – conclude Catalano – chi possiede il codice 048 deve poter accedere a percorsi dedicati attraverso numeri e agende riservate del Servizio sanitario nazionale. Questo sarà uno dei temi principali su cui lavoreremo nel prossimo futuro».







