Sicilia Dal palazzo

La nota

Cimo-Fesmed Sicilia: «La libera professione intramoenia non è la causa delle liste d’attesa»

Il sindacato: «Ancora una volta si rischia di trasformare i medici nel bersaglio di criticità che hanno invece radici profonde».

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11 Maggio 2026 - di

«La recente audizione presso la Corte dei Conti sui temi della sanità siciliana e dell’attività libero-professionale intramuraria (ALPI) conferma ciò che il Sindacato dei medici denuncia da mesi: il problema delle liste d’attesa non può essere scaricato sui professionisti e sull’intramoenia, ma deriva da carenze strutturali, organizzative e gestionali che da anni affliggono il Servizio sanitario regionale».

Lo dichiara Giuseppe Bonsignore presidente regionale Cimo-Fesmed Sicilia. «Le indiscrezioni emerse dopo l’incontro tra i magistrati contabili e i vertici della sanità regionale, con l’ipotesi di misure drastiche fino alla sospensione temporanea dell’attività libero-professionale dei medici – aggiunge Bonsignore – destano forte preoccupazione tra i professionisti del settore. Ancora una volta si rischia di trasformare i medici nel bersaglio di criticità che hanno invece radici profonde: insufficienza di personale, sistemi di prenotazione inefficienti, carenze organizzative e mancata programmazione sanitaria».

«Le stesse contestazioni evidenziate dalla Corte dei Conti- tuona Bonsignore- ovvero assenza di limiti chiari, ritardi nelle prestazioni, inadeguatezza dei flussi informativi, carenze nei controlli e nelle piattaforme di prenotazione- dimostrano che il nodo centrale non è l’ALPI in sé, ma la debolezza del sistema sanitario pubblico regionale».

«Le osservazioni della Corte dei Conti- continua il presidente regionale Cimo-Fesmed Sicilia- confermano che servono interventi strutturali e organizzativi, non misure punitive contro i medici. Bloccare o comprimere ulteriormente l’intramoenia significherebbe accelerare la fuga dei professionisti dal sistema pubblico verso il privato, aggravando ulteriormente le difficoltà del Servizio sanitario regionale (SSR) e aumentando le disuguaglianze nell’accesso alle cure».

Secondo il Sindacato dei medici, il confronto tra quanto emerso nell’audizione e quanto denunciato dai medici evidenzia una contraddizione lampante: mentre si riconosce l’esistenza di problemi organizzativi e tecnologici, si continua a intervenire quasi esclusivamente sull’attività libero-professionale, considerandola impropriamente la causa principale delle liste d’attesa.

«L’ALPI – sottolinea Bonsignore – non è il problema, ma uno strumento che, se ben regolato e integrato nell’attività istituzionale, può contribuire a dare risposte ai cittadini. Le liste d’attesa si combattono assumendo personale, rafforzando i servizi diagnostici, investendo in tecnologie, informatizzazione e governance, non limitando l’attività dei professionisti».

Cimo Sicilia ribadisce quindi la richiesta di sospendere ogni ulteriore irrigidimento delle norme sull’intramoenia e di aprire un tavolo di confronto reale con le organizzazioni sindacali dei medici, affinché le criticità evidenziate anche dalla Corte dei Conti vengano affrontate con soluzioni condivise, efficaci e realmente orientate al rafforzamento della sanità pubblica.

Il sindacato avverte inoltre che eventuali provvedimenti emergenziali o restrittivi rischierebbero di favorire indirettamente il sistema sanitario privato, determinando una progressiva migrazione di medici e pazienti fuori dal circuito pubblico.

«Occorre evitare- conclude Bonsignore- che il dibattito sull’intramoenia diventi un alibi per non affrontare i veri problemi della sanità siciliana. I medici sono parte della soluzione, non il capro espiatorio di inefficienze che hanno origini ben più ampie e complesse».

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