Sicilia Dal palazzo

L'appello del sindacato

«Nei Comuni Montani siciliani urgono incentivi per i medici»

La CISL Medici Sicilia ha inviato una lettera formale all'Assessore Regionale per la Salute e ai Direttori Generali.

Tempo di lettura: 5 minuti
19 Aprile 2026 - di

«Si chiama desertificazione sanitaria. Ed è esattamente quello che sta accadendo nelle montagne siciliane: ambulatori vuoti, guardie mediche scoperte, presidi ospedalieri ridimensionati, pazienti costretti a scendere a valle per una visita di base. Nelle Madonie, nei Nebrodi, nei Peloritani e negli Iblei, trovare un medico di famiglia non è più una certezza. È diventata una fortuna».

Lola Cisl Medici Sicilia, sottolineando: «Il motivo è brutalmente semplice: nelle zone montane siciliane non vuole andare nessuno. Non i giovani medici, che preferiscono le grandi città dove si fa carriera più in fretta. Non i professionisti esperti, che nelle zone disagiate trovano meno servizi, più difficoltà logistiche e nessun vantaggio economico tangibile. Risultato: posti scoperti che restano tali per mesi, a volte per anni».

La legge c’è. I decreti no

Il 12 settembre 2025, dopo trent’anni di attesa, il Parlamento italiano ha approvato la Legge 131/2025, la nuova legge organica sulla montagna. L’articolo 6, dedicato alla «Sanità di montagna», introduce per la prima volta un sistema strutturato di incentivi pensati esattamente per risolvere il problema: rendere conveniente- economicamente e professionalmente- la scelta di lavorare nelle zone più carenti e disagiate d’Italia.

«Gli strumenti ci sono tutti. Punteggio doppio nei concorsi SSN per ogni anno trascorso in una struttura sanitaria di montagna- sottolinea la Cisl Medici- Credito d’imposta fino a 2.500 euro annui per chi affitta o acquista casa nel comune montano dove lavora — una misura concreta per abbattere il costo del trasferimento che scoraggia tanti professionisti. Un emolumento accessorio in busta paga, legato alla presenza effettiva in servizio, finanziato con 20 milioni di euro annui a livello nazionale. E persino un titolo preferenziale per le direzioni sanitarie, per chi ha scelto la montagna per almeno tre anni».

Una legge giusta, attesa, necessaria. Che però, a oltre sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, rischia di restare lettera morta. Perché i decreti attuativi non sono ancora arrivati.

218 comuni montani, una regione in controtendenza.

Con il DPCM del 18 febbraio 2026, il Governo ha approvato la nuova classificazione dei comuni montani italiani: 3.715 in tutto il Paese. La Sicilia ne conta 218, con un saldo positivo di +33 comuni rispetto alla classificazione precedente- uno dei risultati più significativi del Mezzogiorno.

Le variazioni sono distribuite su quasi tutte le province: Caltanissetta guida con +13 nuovi comuni (tra cui lo stesso capoluogo), seguita da Palermo con +12 — dove entrano Termini Imerese, Lercara Friddi, Cerda e altri — e da Agrigento e Catania con +8 ciascuna. Nel Nisseno fanno il loro ingresso nell’elenco comuni come Delia, Sutera, Marianopoli e Montedoro.

Nel Catanese entrano Caltagirone, Grammichele e Viagrande. Registrano invece una riduzione Trapani (−7) e Messina (−3), dove escono comuni costieri come Taormina, Lipari e Barcellona Pozzo di Gotto.

Una buona notizia. Ma che rischia di trasformarsi in beffa: essere classificato «comune montano» non basta per accedere agli incentivi sanitari dell’art. 6. Serve un secondo DPCM- ancora non emanato- che individui, tra i comuni già classificati, quelli effettivamente destinatari delle misure di sostegno, ponderando anche parametri socioeconomici. Senza quel decreto, nessun medico può beneficiare del punteggio doppio o del credito d’imposta per la casa.

La CISL Medici scrive all’Assessore: «Basta aspettare».

È in questo contesto che la CISL Medici Sicilia ha inviato una lettera formale all’Assessore Regionale per la Salute, ai Direttori Generali di ASP e Aziende Ospedaliere e, chiedendo un’azione immediata su quattro fronti.

Il documento, firmato da Massimo De Natale, Segretario Generale CISL Medici, chiede interventi immediati su più fronti:
1) l’avvio di un tavolo tecnico regionale per coordinare l’applicazione dell’art. 6, con il coinvolgimento di sindacati, ASP e aziende ospedaliere, e una mappatura precisa delle zone con le carenze più gravi.
2) l’adozione di misure integrative regionali — che la legge esplicitamente consente — per incentivare i medici di medicina generale e i pediatri a mantenere o aprire studi nei comuni montani più spopolati, con un occhio particolare alle province di Caltanissetta, Enna, Agrigento e Catania.
3) l’attivazione, da parte delle ASP, delle procedure per certificare i periodi di servizio in montagna, così che il personale possa beneficiare fin da subito del punteggio doppio non appena il secondo DPCM sarà operativo.
4) una sollecitazione formale al Governo nazionale perché emani senza ulteriori ritardi il secondo DPCM e il decreto del Ministro della Salute sulla ripartizione dell’emolumento accessorio.

Ogni giorno di ritardo è un ambulatorio in meno

«La Legge 131/2025 offre finalmente gli strumenti giusti», scrive De Natale, aggiungendo: «È compito delle istituzioni regionali e nazionali attuarli senza ulteriori ritardi. Ogni giorno di attesa significa un ambulatorio chiuso in più, un turno di guardia medica scoperto, un paziente anziano costretto a scendere a valle per una visita di base».

Ospedale di Petralia Sottana, la richiesta dell’Associazione Tutela Madonie

Intanto anche l’associzione “Tutela Madonie” con una lettera a firma del presidente Vincenzo Lapunzina, indirizzata al direttore generale dell’Asp di Palermo Alberto Firenze, chiede un intervento urgente per colmare le carenze sanitarie del territorio. L’associazione sollecita l’installazione di una risonanza magnetica di ultima generazione presso l’ospedale “Madonna SS. dell’Alto” di Petralia Sottana. “Attualmente – si legge nella nota – l’assenza di questo strumento costringe i cittadini a spostarsi verso altre strutture già sovraccariche, con lunghe liste d’attesa e costi aggiuntivi per chi ricorre al privato. La situazione evidenzia un forte divario tra aree interne e centri urbani, aggravato dall’isolamento geografico“. L’ospedale, sottolineano i promotori della proposta, dispone già di personale qualificato e potrebbe gestire il servizio. L’installazione della risonanza permetterebbe di ridurre i tempi diagnostici, migliorare l’equità nell’accesso alle cure e limitare la migrazione sanitaria, rappresentando un atto di giustizia territoriale.

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