Una svolta attesa da anni sta prendendo forma nel sistema universitario italiano: con il Decreto Ministeriale n. 159 del 6 febbraio 2026 (Revisione della classe di laurea e laurea magistrale infermieristica e istituzione dei profili infermieristici specialistici) e il Decreto Ministeriale n. 177 del 25 febbraio 2026 (Revisione della classe di laurea e laurea magistrale infermieristica e istituzione dei profili infermieristici specialistici), il Ministero introduce una profonda revisione dei percorsi formativi in ambito infermieristico.
La riforma prevede, inoltre, il superamento della figura dell’infermiere pediatrico come laurea triennale. L’obiettivo è chiaro l’infermieristica deve essere orientata alla clinica, con l’urgenza di allineare la formazione alle nuove esigenze del sistema socio-sanitario e segnare il passaggio verso un’infermieristica avanzata. La riforma ridefinisce in modo netto i due livelli universitari: la laurea triennale e la laurea magistrale. La prima formerà l’infermiere “di base”, con competenze generaliste necessarie all’ingresso nel mondo del lavoro; la seconda introdurrà veri e propri percorsi clinici specialistici, superando il tradizionale orientamento prevalentemente manageriale. Si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che organizzativo: per la prima volta in Italia si consolida una carriera clinica strutturata per gli infermieri.
Secondo quanto previsto, le lauree magistrali in Scienze infermieristiche si articoleranno in tre indirizzi clinici principali: Cure primarie e famiglia/comunità; Cure neonatali e pediatriche e Cure intensive ed emergenza-urgenza.
«Questi percorsi – commenta Roberto Latina, coordinatore del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Palermo- rispecchiano modelli già consolidati da oltre vent’anni in molti Paesi europei, dove la specializzazione infermieristica rappresenta un pilastro del sistema sanitario».
I decreti sono il risultato di un ampio lavoro di concertazione che ha coinvolto, attraverso un Tavolo tecnico su Infermieristica, rappresentanti del Ministero della Salute, Ministero dell’Università e della Ricerca, FNOPI, CUN, ANVUR e Conferenza permanente delle lauree delle professioni infermieristiche. Un processo necessario per costruire un impianto formativo coerente con le trasformazioni demografiche, epidemiologiche e organizzative del Servizio Sanitario Nazionale.
Un impatto sull’intero sistema sanitario
«La riforma non riguarda solo l’università, ma l’intero sistema sanitario- aggiunge Latina- L’introduzione di infermieri con competenze cliniche avanzate potrà migliorare la presa in carico dei pazienti, rafforzare l’assistenza territoriale e domiciliare e rispondere a bisogni di salute sempre più complessi. Inoltre, potrà contribuire alla sostenibilità del sistema, promuovendo un modello assistenziale più orientato alla prevenzione e alla continuità delle cure sul territorio».
Le sfide dell’attuazione
Ora la responsabilità passa alle università, chiamate ad adeguare l’offerta formativa entro l’anno accademico 2026/2027. «Il percorso di attuazione prevede diversi passaggi- spiega il professore Latina- Innanzitutto la definizione delle strategie a livello regionale. Successivamente la valutazione della sostenibilità dei nuovi corsi. Sarà necessario aggiornare i protocolli d’intesa con il sistema sanitario, ottenere l’approvazione degli ordinamenti didattici a livello ministeriale e progettare concretamente i nuovi percorsi formativi. Fondamentale sarà anche preparare le strutture sanitarie ad accogliere queste nuove figure professionali, valorizzandone competenze e ruolo».
Una riforma che guarda al futuro
«Consentirà agli infermieri di sviluppare una carriera clinica- commenta il professor Latina- Da un lato rafforza le competenze specialistiche, dall’altro, risponde a bisogni di salute profondamente cambiati rispetto al passato. Questa revisione rappresenta un passaggio storico per la professione infermieristica in Italia. Non solo rafforza il ruolo dell’infermiere nel Servizio Sanitario Nazionale, ma apre la strada a un modello di carriera più solido e articolato. Potrebbe inoltre fungere da apripista per innovazioni analoghe in altre professioni sanitarie».
La sfida ora è trasformare questa riforma in realtà concreta, garantendo qualità formativa, sostenibilità e reale integrazione nel sistema sanitario.





