Negli ultimi anni il microbiota intestinale è diventato uno dei temi più studiati dalla ricerca scientifica. Svolge infatti un ruolo fondamentale nella digestione, nella regolazione del sistema immunitario e nel mantenimento dell’equilibrio dell’organismo. Quando questo delicato ecosistema si altera, condizione nota come disbiosi, possono comparire diversi disturbi, non solo intestinali anche manifestazioni extra-intestinali come ansia, insonnia o depressione. anche sistemici.
Sono diversi i fattori che influenzano il microbiota intestinale: età, alimentazione, stile di vita, farmaci e ambiente. Tutti elementi che possono condizionare la composizione della flora intestinale e, di conseguenza, la salute dell’organismo.
Insanitas ha approfondito l’argomento con Ambrogio Orlando, gastroenterologo e direttore dell’U.O.S.D. Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (M.I.C.I.) presso l’AO Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello
Che cos’è esattamente il microbiota intestinale?
«Il microbiota intestinale è l’insieme di microrganismi- batteri, virus e funghi- che vivono naturalmente nel nostro intestino, in particolare nel colon. Questi microrganismi convivono con l’organismo umano in un rapporto di equilibrio e svolgono un ruolo fondamentale per il mantenimento della salute.
Quali sono le sue principali funzioni?
«Il microbiota svolge diverse funzioni essenziali: favorisce la digestione di alcuni alimenti, soprattutto quelli ricchi di fibre; produce alcune vitamine, tra cui la vitamina K e alcune vitamine del gruppo B; protegge dai germi patogeni, limitandone la proliferazione e contribuisce al corretto funzionamento del sistema immunitario. Si tratta quindi di un vero e proprio “organo metabolico” che collabora con il nostro organismo».
Cosa significa avere un microbiota “in equilibrio”?
«Avere un microbiota in equilibrio significa che le diverse specie di microrganismi presenti nell’intestino convivono in modo bilanciato, senza che i batteri potenzialmente dannosi prevalgano su quelli benefici. Questa condizione di equilibrio viene definita eubiosi e consente al microbiota di svolgere correttamente tutte le sue funzioni».
E quando questo equilibrio si altera?
«Quando l’equilibrio della flora intestinale viene alterato si parla di disbiosi. In questa situazione alcune specie batteriche possono diventare predominanti rispetto ad altre, compromettendo il corretto funzionamento del microbiota».
Quali sono i principali fattori che influenzano il microbiota?
«Sono diversi. Tra i più importanti troviamo: l’alimentazione, una dieta ricca di fibre favorisce la crescita di batteri benefici, mentre un’alimentazione povera di fibre e ricca di cibi ultraprocessati può alterare la composizione del microbiota. Non a caso esistono differenze significative tra le popolazioni con diverse abitudini alimentari; i farmaci, in particolare gli antibiotici, che eliminano i batteri patogeni ma possono danneggiare anche quelli benefici. Poi incide l’età, il microbiota cambia nel corso della vita: quello dell’infanzia è diverso da quello dell’età adulta o della vecchiaia. Anche lo stile di vita, l’attività fisica, qualità del sonno e ritmo sonno-veglia influenzano la composizione della flora intestinale. Infine tra i fattori c’è anche l’ambiente. Secondo la cosiddetta “teoria dell’igiene”, anche il contesto in cui si vive e il contatto con l’ambiente contribuiscono alla formazione del microbiota. Questo non significa che una maggiore igiene equivalga automaticamente a un microbiota in equilibrio».
Quali sono i segnali di un microbiota alterato?
«Quando si sviluppa una disbiosi possono comparire diversi sintomi gastrointestinali, tra cui: diarrea o stitichezza; gonfiore addominale; eccessiva produzione di gas; dolori e crampi addominali; digestione lenta o difficoltosa. A questi possono associarsi sintomi extra-intestinali, come stanchezza o una riduzione delle difese immunitarie. L’alterazione del microbiota può inoltre contribuire allo sviluppo di alcune malattie autoimmuni intestinali. In queste condizioni può modificarsi il cosiddetto pattern antigenico della mucosa intestinale, che il sistema immunitario non riconosce più come “proprio”, attivando una risposta infiammatoria. Questo meccanismo è alla base di patologie croniche come quella di Crohn e la colite ulcerosa».
Il microbiota ha un ruolo nelle malattie intestinali?
«Sì, può avere un ruolo importante nello sviluppo o nell’aggravamento di alcune patologie intestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile o le malattie infiammatorie croniche intestinali. La disbiosi può infatti: aumentare l’infiammazione dell’intestino; alterare la funzione di barriera della mucosa intestinale e modificare i processi digestivi. In questo modo lo squilibrio della flora intestinale può contribuire sia alla comparsa sia al peggioramento di alcune patologie».
Esiste davvero una connessione tra intestino e cervello?
«Sì. Esiste una comunicazione continua tra sistema nervoso e intestino, nota come asse intestino-cervello, in cui il microbiota svolge un ruolo di mediatore fondamentale. Diversi studi suggeriscono che l’alterazione del microbiota- la disbiosi- possa essere associata a disturbi come: ansia; depressione; disturbi del sonno e sindrome dell’intestino irritabile. Questo avviene perché i microrganismi intestinali possono influenzare il sistema nervoso attraverso la produzione di sostanze chimiche, come le citochine, che possono avere effetti anche a livello neurologico».
Quali batteri patogeni possono favorire lo sviluppo di malattie infiammatorie intestinali?
«Tra i batteri che possono contribuire ai processi infiammatori intestinali troviamo: Escherichia coli , alcune varianti possono aderire alla mucosa intestinale favorendo l’infiammazione. Clostridium difficile, responsabile di infezioni intestinali che possono aggravare l’infiammazione. Fusobacterium nucleatum, associato a processi infiammatori intestinali. Ruminococcus gnavus, spesso più abbondante nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali».
Nelle malattie infiammatorie intestinali si riducono i batteri benefici?
«Sì. In molte condizioni infiammatorie si osserva una riduzione dei batteri benefici, che normalmente aiutano a mantenere l’equilibrio del microbiota e a proteggere l’intestino. Tra i principali batteri benefici troviamo: Lactobacillus, che favorisce la digestione e contrasta i patogeni. Bifidobacterium, importante per la digestione delle fibre e il sistema immunitario. Faecalibacterium prausnitzii, che produce sostanze con effetto antinfiammatorio. Akkermansia muciniphila, che contribuisce a mantenere integra la barriera intestinale. Roseburia, che produce butirrato, un acido grasso fondamentale per la salute delle cellule intestinali».





