MESSINA. “Crisi infermieristica, nuove lauree, Assistente Infermiere, codice deontologico e futuro del SSR”: queste le tematiche che hanno animato l’incontro promosso dall’OPI Messina, che si è svolto presso la sede di via Lodi. Insanitas ha raggiunto il presidente Antonino Trino, che ha risposto alle nostre domande, raccontando tutti i dettagli emersi in occasione del confronto organizzato dall’Ordine.
Quali sono le motivazioni che hanno spinto il vostro Ordine a realizzare questo momento di riflessione e di dibattito?
«Attualmente stiamo assistendo sia a una profonda crisi della professione infermieristica sia alla riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale. Per questi motivi, abbiamo pensato che fosse doveroso fare il punto della situazione, discutendo con i colleghi e le istituzioni di tali tematiche».
Perché si parla appunto di crisi infermieristica e quali sono i fattori che hanno determinato questa situazione?
«La crisi è legata al progressivo allontanamento dei giovani dalla professione e la situazione, a nostro parere, ha cause molteplici. È maggiormente riscontrabile al centro nord, dove si è addirittura dovuto ricorrere all’assunzione di infermieri, provenienti da svariate parti del mondo. I dati sono preoccupanti: i corsi di laurea, purtroppo, contano sempre meno iscritti e nei concorsi si registra sempre più spesso un numero di partecipanti inferiore a quello dei posti messi a bando».
Secondo l’OPI come mai oggi i giovani sono meno attratti dal percorso infermieristico?
«In qualità di Ordine abbiamo provato a fare la nostra analisi, partendo dall’ascolto diretto dei colleghi ed il feedback che ci è stato fornito è stato pressoché unanime: a fronte di un importante percorso formativo accademico e di un gravoso carico di lavoro, le possibilità di carriera sono davvero pochissime. Si è evidenziato che gli sbocchi professionali previsti nei contratti collettivi, non essendo adeguatamente finanziati, trovano poca o scarsa concretizzazione. I colleghi riferiscono di essere molto scoraggiati a causa di continui demansionamenti, stipendi non adeguati e scarsa considerazione a livello istituzionale, nonostante siano stati più volte considerati degli eroi durante la passata pandemia».
Su quali numeri si aggira la carenza di infermieri in Sicilia e a Messina?
«In Sicilia, mancano dai 3.000 ai 5.000 infermieri e confrontando questi dati con la media europea si evince che nella nostra isola il rapporto infermieri-popolazione si attesta fra i più bassi in Italia. A Messina nello specifico, il deficit riguarda circa 1000 unità di personale».
Sono state introdotte nuove lauree specialistiche in campo infermieristico, che saranno attive il prossimo anno accademico…
«Sono state previste tre nuove lauree magistrali ad indirizzo clinico: Cure Primarie e Sanità Pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali e Cure Intensive e nell’Emergenza. Anche questi percorsi di laurea sono stati oggetto del dibattito che si è tenuto presso la nostra sede: riteniamo infatti, che queste novità non rappresentino una soluzione per migliorare l’attrattività della nostra professione e anzi rischiano di creare inutili sovrapposizioni, come la specializzazione in cure pediatriche e neonatali, che potrebbe porsi in conflitto con il profilo già esistente dell’infermiere pediatrico».
Durante l’incontro è emerso anche il tema dell’Assistente Infermiere, la nuova figura introdotta di recente, che dovrà fornire supporto a voi infermieri…
«Si, si tratta di una nuova qualifica, a cui potranno accedere gli Operatori Socio-Sanitari (OSS) tramite la frequentazione di un corso di formazione di 500 ore. Una novità che non risolverà la crisi che attualmente interessa il nostro settore. Inoltre, ancora non si è provveduto a definire il loro inserimento nei percorsi assistenziali e sono diverse le ombre che permangono sulla loro funzione e soprattutto sulla catena delle responsabilità. Sarebbe stato sufficiente “specializzare” gli OSS e non creare una nuova figura, che ricalca il vecchio Infermiere Generico e che, inevitabilmente, comporterà confusione e commistione. Il timore è che questo profilo possa essere utilizzato per sostituire di fatto l’infermiere, replicando dinamiche già viste in passato con l’introduzione degli OSS, che ha portato a una riduzione del personale appartenente alla nostra categoria. Infine, riteniamo inaccettabile che a fronte di percorsi formativi differenti e responsabilità gravanti solo su noi infermieri, la differenza salariale tra le due figure si riduca a poche centinaia di euro».
Cosa determinerà la riorganizzazione territoriale per la professione infermieristica?
«Stiamo vivendo un momento di transizione, poiché il nostro sistema sanitario si sta evolvendo sempre di più verso la territorialità e verso la sanità di prossimità. In tale contesto, l’infermiere di famiglia e di comunità avrà un ruolo da protagonista, fungendo da trait union tra casa del paziente e ospedale. Purtroppo rischiamo di farci trovare impreparati di fronte a questi cambiamenti. Infatti, è previsto un percorso formativo attraverso un Master dedicato, che comporterà necessari tempi tecnici che non coincidono con quelli imminenti della riforma, che non potrà così essere supportata da personale già qualificato per questi contesti».
Sono state discusse anche le novità principali, introdotte dal nuovo codice deontologico, quali sono?
«I punti salienti sono così riassumibili: Centralità della Persona e Diritti con il riconoscimento della dignità dell’assistito, Intelligenza Artificiale e Innovazione per un uso etico e responsabile, Sostenibilità e Salute attraverso l’approccio cosiddetto “One Health”, Competenza e Formazione tramite l’aggiornamento continuo, Responsabilità e Sicurezza per garantire cure sicure e una maggior autonomia gestionale dei dati, Etica e Relazione per la gestione dei conflitti etici».
Quale contributo è stato fornito, durante la conferenza, dai partecipanti istituzionali?
«Un validissimo contributo è stato quello della Dott.ssa Domenica Centorrino, che ha partecipato in rappresentanza del management aziendale dell’ASP Messina, contemporaneamente impegnato nell’inaugurazione di Case di Comunità, ma anche dei suoi colleghi dirigenti e soprattutto del Direttore UOC Professioni Sanitarie, il dott. Carmelo Spina. La dott.ssa Centorrino, che in prima persona si occupa di definire l’offerta assistenziale delle Case e Ospedali di Comunità, ha illustrato il lavoro che l’ASP Messina sta portando avanti in questo ambito. Per tale motivo, abbiamo voluto fortemente la partecipazione dei massimi vertici ASP, perchè in quanto titolari della territorialità, sono loro i principali attori della riorganizzazione del nuovo assetto sanitario».
In qualità di presidente si dichiara soddisfatto dell’incontro? Sono state fornite delle soluzioni concrete o sono state fatte promesse per il futuro?
«Sono assolutamente soddisfatto dell’evento, della discussione che ne è venuta fuori, della franchezza con la quale sono stati affrontati gli argomenti e dell’informazione fornita a colleghi e cittadini. Abbiamo chiesto attenzione alle istituzioni, rispetto ai contenuti emersi e abbiamo proposto di realizzare finalmente l’integrazione socio sanitaria, normativamente già prevista da anni, per rispondere a tutte le esigenze sociali e assistenziali. Promesse nessuna, perché il tempo delle chiacchiere è finito! Occorrono infatti fatti e non promesse, se vogliamo riavvicinare i giovani a questa meravigliosa professione».





