Sicilia Dal palazzo

L'approfondimento di Insanitas

Tumore al seno triplo negativo: ecco le nuove terapie

L'intervista alla professoressa Maria Rosaria Valerio, oncologa della Breast Unit del Policlinico Giaccone di Palermo.

Tempo di lettura: 5 minuti
10 Marzo 2026 - di

Ogni anno, il 3 marzo, per aumentare la consapevolezza e raccogliere fondi per la ricerca sul tumore mammario triplo negativo viene organizzata una giornata dedicata a questa forma aggressiva di cancro al seno.

Il tumore triplo negativo fino a qualche anno fa era trattato soltanto con la chemioterapia, oggi grazie alla ricerca esistono anche altre terapie che possono essere utilizzate in combinazione. Per capire meglio le sfide, i progressi terapeutici e le prospettive nella lotta contro il tumore triplo negativo abbiamo intervistato la professoressa Maria Rosaria Valerio (nella foto di Insanitas), oncologa della Breast Unit del Policlinico Giaccone di Palermo.

Professoressa Valerio, iniziamo spiegando cos’è il tumore triplo negativo?
«Il tumore triplo negativo è una forma di tumore al seno biologicamente particolare perché non esprime i tre bersagli terapeutici più comuni del tumore mammario: i recettori ormonali e la proteina HER2. Per molti anni questo ha reso la chemioterapia l’unica opzione sistemica disponibile».

Oggi non si cura più solo con la chemioterapia. Quali sono i trattamenti disponibili?
«Negli ultimi anni il panorama terapeutico è cambiato in modo significativo grazie alla ricerca clinica. Oggi, oltre alla chemioterapia, possiamo utilizzare: l’immunoterapia, che stimola il sistema immunitario a riconoscere e attaccare il tumore; i farmaci mirati, come gli inibitori di PARP nei tumori associati a mutazioni dei geni BRCA; e gli anticorpi-farmaco coniugati, una nuova classe di terapie mirate molto promettente. Questi progressi sono il risultato di numerosi studi clinici internazionali che hanno permesso di introdurre nuove strategie terapeutiche anche in una malattia storicamente difficile da trattare».

Quali sono le novità più promettenti per il tumore triplo negativo?
«Due delle innovazioni più importanti riguardano l’immunoterapia e gli anticorpi-farmaco coniugati. Diversi studi clinici hanno dimostrato che l’aggiunta dell’immunoterapia con farmaci come Pembrolizumab alla chemioterapia, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, aumenta la probabilità di una risposta completa e migliora gli esiti a lungo termine».

E nella malattia metastatica?
«Parallelamente, nella malattia metastatica stanno emergendo risultati molto incoraggianti con farmaci come Sacituzumab govitecan, che appartiene alla classe degli anticorpi-farmaco coniugati. Studi clinici di fase avanzata hanno dimostrato che questi farmaci possono migliorare la sopravvivenza e il controllo della malattia rispetto alle terapie tradizionali».

Cosa sono gli anticorpi-farmaco coniugati (ADC)?
«Gli anticorpi-farmaco coniugati rappresentano una delle innovazioni più interessanti dell’oncologia moderna. Possiamo immaginarli come una forma di chemioterapia “guidata” o “intelligente”. Sono composti da tre elementi: un anticorpo che riconosce una proteina presente sulla superficie delle cellule tumorali; un farmaco citotossico molto potente e un legame chimico che collega le due componenti. L’anticorpo agisce come un sistema di trasporto mirato: si lega alla cellula tumorale e porta il farmaco direttamente al suo interno, dove viene rilasciato. In questo modo si riesce a concentrare l’effetto del trattamento sulle cellule malate».

Qual è il vantaggio di queste nuove terapie?
«Il vantaggio principale è la maggiore precisione terapeutica. Grazie a questi approcci riusciamo a colpire il tumore in modo più selettivo, sfruttando caratteristiche biologiche specifiche delle cellule tumorali. Gli studi clinici hanno dimostrato che queste strategie possono: migliorare il controllo della malattia; prolungare la sopravvivenza e offrire nuove opzioni anche a pazienti già trattate con più linee di terapia. Questo rappresenta un passo avanti molto importante rispetto al passato, quando le opzioni erano molto più limitate».

Queste nuove cure sono già disponibili per le pazienti?
«Alcune di queste terapie sono già entrate nella pratica clinica, mentre altre sono ancora oggetto di studio. Per esempio, farmaci come Sacituzumab govitecan sono già approvati per alcune pazienti con tumore triplo negativo metastatico. L’immunoterapia con Pembrolizumab viene invece utilizzata in specifiche situazioni sia nella malattia metastatica sia nelle forme iniziali ad alto rischio. Parallelamente, molti altri farmaci e combinazioni sono attualmente in studi clinici, che rappresentano uno strumento fondamentale per continuare a migliorare le cure.

Queste terapie stanno allungando la sopravvivenza e migliorando il controllo della malattia?
«Sì. I risultati degli studi clinici degli ultimi anni indicano chiaramente che l’introduzione dell’immunoterapia e degli anticorpi-farmaco coniugati ha migliorato in modo significativo gli esiti clinici rispetto a quanto osservavamo solo pochi anni fa. Oggi vediamo risposte più durature, un migliore controllo della malattia e un aumento della sopravvivenza in diversi sottogruppi di pazienti. Questo non significa che il tumore triplo negativo sia diventato una malattia facile da curare, ma certamente il panorama terapeutico è molto più ricco ed efficace rispetto al passato».

Qual è il messaggio di speranza per le pazienti?
«Il messaggio più importante è che la ricerca su questo tumore sta avanzando molto rapidamente. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero cambiamento di paradigma: da una malattia con poche opzioni terapeutiche stiamo passando a un contesto in cui esistono strategie sempre più personalizzate. Gli studi clinici stanno continuando a esplorare nuove immunoterapie, nuovi anticorpi-farmaco coniugati e combinazioni innovative. Questo significa che le prospettive di cura stanno progressivamente migliorando, con l’obiettivo non solo di allungare la sopravvivenza ma anche di garantire una migliore qualità di vita».

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