PALERMO. Diffondere conoscenza e informazione, ma anche buone pratiche e terapie innovative su amiloidosi cardiaca e scompenso cardiaco, due patologie considerate rare ma diagnosticate con sempre maggiore frequenza. È stato questo l’obiettivo del convegno “Dal sospetto alla cura: focus su amiloidosi cardiaca e scompenso cardiaco”, tenutosi all’Nh Hotel di Palermo con la collaborazione del Policlinico Giaccone, dell’Università di Palermo, di Promise e dell’associazione Famy.
Diagnosi precoce e lavoro multidisciplinare
«I messaggi chiave che vogliamo lanciare con questo convegno sono l’importanza di una diagnosi precoce, che consente una maggiore efficacia delle terapie, e l’importanza della multidisciplinarità soprattutto per quanto riguarda l’amiloidosi cardiaca», spiega Giuseppina Novo, responsabile del Centro di riferimento per amiloidosi cardiaca e scompenso cardiaco del Policlinico P. Giaccone di Palermo.
L’amiloidosi cardiaca, infatti, è una malattia sistemica che coinvolge diversi organi e apparati e richiede quindi il lavoro coordinato di più specialisti per garantire ai pazienti un accesso completo ed efficace alle cure.
Il Policlinico di Palermo centro di riferimento
Il convegno è stato diretto dalla professoressa Novo insieme al professor Alfredo R. Galassi, primario del reparto di Cardiologia del Policlinico palermitano. «Il Policlinico di Palermo è stato riconosciuto dall’assessorato regionale alla Salute come centro Hub di riferimento per la gestione dell’amiloidosi cardiaca e dello scompenso cardiaco – chiarisce Novo -. Per questo riteniamo fondamentale creare una rete siciliana di specialisti e collaborare con il territorio per garantire ai pazienti un accesso più adeguato alle cure».
Un team multidisciplinare per la presa in carico
All’interno della struttura universitaria palermitana è già operativo un team multidisciplinare dedicato alla gestione di queste patologie. «Il trattamento di una patologia complessa e sistemica come l’amiloidosi cardiaca richiede l’intervento non soltanto del cardiologo, ma anche dell’ematologo, del neurologo, del gastroenterologo, del radiologo e dello specialista di medicina nucleare», sottolinea Daniela Di Lisi, cardiologa esperta in amiloidosi cardiaca e cardio-oncologia del Policlinico di Palermo e responsabile scientifica del corso insieme a Fabio Balasus, Federica D’Angelo, Francesca Macaione, Cristina Madaudo, Nilla Manzullo e Giuseppina Novo. Questo approccio consente di garantire la migliore cura possibile e una presa in carico del paziente a 360 gradi.
Le nuove terapie e le diagnosi sempre più precoci
La disponibilità di terapie innovative per le amiloidosi sistemiche, in particolare per l’amiloidosi da transtiretina, ha reso questa malattia una condizione potenzialmente curabile, soprattutto quando il trattamento viene avviato precocemente.
Un risultato reso possibile anche grazie a metodiche diagnostiche moderne, non invasive e ad elevata accuratezza, che consentono di identificare la malattia anche nelle fasi subcliniche.
Scompenso cardiaco: oggi la sopravvivenza è molto più lunga
Durante la giornata di lavori si è parlato anche di scompenso cardiaco, una patologia che interessa circa il 2% della popolazione generale. «La capacità che oggi abbiamo di trattare lo scompenso cardiaco attraverso i farmaci e la terapia medica ha cambiato la storia naturale di questa malattia», spiega Antonino Cannatà, cardiologo esperto in scompenso cardiaco al Kings College Hospital di Londra.
«Se negli anni ’80 un paziente su due moriva entro uno o tre anni, oggi con la terapia medica riusciamo a garantire anche 17, 18 o 20 anni di vita in più – conclude Cannatà -. Per questo è fondamentale prestare attenzione, caratterizzare questi pazienti e trattarli il prima possibile e nel modo migliore».







