Sicilia Dal palazzo

L'appello

Riforma dell’accreditamento, Trizzino: «Sulle cure domiciliari non si smantelli ciò che funziona»

Il fondatore e direttore sanitario della SAMOT: «Trasparenza sì, ma rispettando e riconoscendo la natura profondamente diversa del settore».

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5 Marzo 2026 - di

PALERMO. «Favorisce progressivamente operatori di grandi dimensioni e con forte capacità finanziaria mettendo in difficoltà invece la rete di organizzazioni di medie e piccole dimensioni che negli ultimi decenni hanno costruito sul territorio un modello di assistenza capillare e integrato».

Così il fondatore e direttore sanitario della SAMOT Giorgio Trizzino mette in guardia in merito alla revisione del sistema di accreditamento nel settore sociosanitario. Trasparenza si, ma distinguendo la natura profondamente diversa del settore delle cure palliative domiciliari.

«L’obiettivo dichiarato della riforma è rafforzare trasparenza, qualità e concorrenza nei rapporti tra servizio sanitario nazionale ed erogatori di servizi sanitari e sociosanitari. Un principio, quello della corretta gestione delle risorse pubbliche, che non può che essere condiviso. – sottolinea Trizzino – Tuttavia quando queste logiche vengono applicate ai servizi territoriali più delicati il rischio è quello di produrre effetti molto diversi da quelli auspicati. Le cure palliative domiciliari in Italia sono nate nelle case dei malati, grazie all’iniziativa di organizzazioni del Terzo Settore, cooperative sociali, associazioni e professionisti che hanno sviluppato nel tempo una rete di assistenza capace di lavorare in stretto raccordo con il servizio pubblico. Si tratta di un sistema che ha dimostrato di funzionare non soltanto dal punto di vista clinico ma anche sotto il profilo umano e relazionale».

Il punto dunque sul quale il fondatore della SAMOT pone l’accento è sul rischio di proporre modelli che indeboliscono la rete di prossimità costruita negli anni. Proprio negli ultimi anni l’ordinamento italiano ha riconosciuto, attraverso il Codice del Terzo Settore, il valore della collaborazione tra istituzioni pubbliche e organizzazioni sociali. Strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione rappresentano un tentativo concreto di costruire politiche pubbliche insieme alle realtà che operano quotidianamente nei territori.

«Nelle cure palliative domiciliari non si deve parlare di quote di mercato ma della qualità della vita delle persone più fragili e delle loro famiglie- aggiunge Trizzino- La qualità del servizio delle cure palliative domiciliari dipende da fattori che difficilmente possono essere ridotti a indicatori economici o dimensionali: la continuità della presa in carico, la stabilità dell’équipe, la capacità di integrazione tra professionisti, la conoscenza del territorio e delle comunità locali. Non si tratta insomma di una prestazione sanitaria standard».

La scadenza è fissata per il 31 dicembre del 2026, data in cui la riforma cesserà di essere transitoria: da come verranno declinate le nuove regole dipenderà una parte importante dell’assetto futuro dell’assistenza domiciliare nel nostro Paese. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle patologie croniche, il futuro della sanità si giocherà sempre più sulla capacità di rafforzare l’assistenza territoriale e domiciliare.

«Rivolgo un appello alle organizzazioni del Terzo Settore, alle cooperative sociali, alle associazioni professionali ed alle realtà civiche impegnate nel campo della salute e del welfare- conclude Trizzino- affinché si uniscano in una riflessione comune e sostengano con forza la necessità di tutelare e valorizzare il modello territoriale delle cure palliative domiciliari. Allo stesso tempo auspico che le istituzioni nazionali e regionali avviino al più presto un confronto ampio e trasparente con tutti gli attori coinvolti, affinché la revisione del sistema di accreditamento non produca effetti involontari di concentrazione e di impoverimento delle reti di prossimità».

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