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Tumore al seno: l’importanza della fisioterapia post-intervento

La fisioterapia oncologica comprende linfodrenaggio, esercizi terapeutici, terapia manuale ed educazione preventiva

Tempo di lettura: 5 minuti
16 Febbraio 2026 - di

Il trattamento del tumore al seno non si conclude con l’atto chirurgico. Dolore al braccio, rigidità e limitazione articolare dovuti all’infiammazione dei tendini, così come il gonfiore dell’arto superiore (linfedema), rappresentano alcune delle complicanze più frequenti che possono manifestarsi sia immediatamente dopo l’intervento sia a distanza di mesi o anni ma anche durante e al termine dei trattamenti radioterapici.

Le evidenze scientifiche mostrano che un approccio fisioterapico precoce, già entro le prime due settimane dall’intervento, riduce significativamente la comparsa di complicanze: riduce l’incidenza di rigidità articolare, dolore persistente, sindrome della corda ascellare (AWS) e linfedema. Interventi tardivi, invece, richiedono percorsi più lunghi e meno efficaci. Per questo sarebbe auspicabile che ogni paziente, oltre iniziare la fisioterapia dopo l’intervento, fosse presa in carico automaticamente dal fisioterapista in seguito alla dimissione.

Prevenzione e tempestività nell’intervento riabilitativo sono fattori determinanti per evitare l’aggravamento dei sintomi e garantire una piena qualità di vita alle pazienti. In questo contesto, la fisioterapia riveste un ruolo centrale e dovrebbe essere integrata in maniera sistematica all’interno dei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA). Garantire un accesso tempestivo e standardizzato alla riabilitazione significa migliorare non solo la funzione fisica, ma anche la qualità di vita e la percezione di cura delle donne operate al seno. In alcune Breast Unit italiane e in molti centri europei il fisioterapista è coinvolto sin dal pre-operatorio, con sessioni di educazione motoria e counselling sul rischio di linfedema. I risultati sono ottimi: minore incidenza di complicanze e miglior recupero funzionale.

Il trattamento del linfedema e la fisioterapia precoce

La fisioterapia rappresenta un elemento centrale nel percorso di cura delle pazienti sottoposte a quadrantectomia o mastectomia. L’avvio precoce del trattamento è fondamentale, purtroppo nella pratica clinica l’indicazione non viene sempre rispettata: in diverse strutture non è attivata o inizia in maniera tardiva. Questo comporta alle pazienti un inizio dopo mesi dall’intervento.

A confermare l’importanza di una presa in carico immediata è la fisiatra dell’ambulatorio CTO Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, Giuseppa Barbera che sottolinea come: «Alle pazienti operate nella Breast Unit del Cervello, il giorno dopo dell’intervento, ricevono una visita fisiatrica per un programma riabilitativo per evitare l’immobilità dell’arto del lato del seno operato. Nello stesso giorno il fisioterapista inizia il trattamento riabilitativo. Se in seguito si sviluppa un linfedema, nell’ambulatorio dedicato la paziente può ricevere i trattamenti più indicati come il bendaggio, il linfodrenaggio, la rieducazione funzionale».

Accanto all’aspetto della tempistica, emerge anche un tema cruciale legato all’informazione e alla consapevolezza delle pazienti. Come evidenziato da Alessandra Marchiolo, fisioterapista specializzata in linfedema (ambulatorio CTO Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello): «Molte pazienti non sanno che può insorgere il linfedema ma con una maggiore sensibilizzazione del personale sanitario può essere prevenuto o controllato grazie a un intervento fisioterapico tempestivo. Altrettanto importante è la terapia di mantenimento. Il giorno successivo all’operazione è utile avviare mobilizzazioni dolci del braccio, esercizi respiratori e posture antalgiche che favoriscano il drenaggio linfatico. La tempestività permette di evitare la progressione del gonfiore e di ridurre la comparsa di rigidità articolare o dolore cronico».

La fisioterapia oncologica comprende linfodrenaggio, esercizi terapeutici, terapia manuale e educazione preventiva ma anche una dieta ipocalorica. Il mio lavoro è rivolto in particolare alle fasi avanzate del linfedema, nelle quali è fondamentale intervenire tempestivamente per contenere l’evoluzione della patologia e prevenire ulteriori aggravamenti.

«È essenziale non solo trattare il linfedema quando è già presente, ma soprattutto scongiurarne la progressione attraverso un percorso terapeutico strutturato e continuativo. Il trattamento fisioterapico del linfedema è possibile grazie a quella che viene definita terapia decongestiva combinata, attualmente considerata il trattamento di riferimento. Il percorso terapeutico si articola in un primo ciclo intensivo, (finalizzato alla riduzione dell’edema e alla decongestione dei tessuti), un secondo ciclo e una terapia di mantenimento, indispensabili per consolidare i risultati ottenuti e prevenire recidive. La terapia decongestiva combinata prevede un approccio integrato che comprende drenaggio linfatico manuale, bendaggi compressivi ed esercizi terapeutici, mirati al recupero della mobilità articolare e al miglioramento della funzione muscolare, e infine l’igiene e cura della pelle, fondamentali per prevenire infezioni e complicanze cutanee».

L’importanza strategica della fisioterapia nel PDTA

Alla luce di queste considerazioni cliniche, appare evidente come la fisioterapia rappresenti una componente strategica all’interno dei PDTA oncologici. Su questo punto interviene Rosario Fiolo, presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti, sottolineando che «l’inclusione strutturata dei fisioterapisti all’interno dei PDTA oncologici è un passaggio imprescindibile per garantire qualità e continuità del percorso assistenziale la fisioterapia non è un supporto accessorio, ma una parte integrante della prevenzione, cura e riabilitazione del tumore al seno. Come Ordine professionale riteniamo prioritario promuovere modelli organizzativi che riconoscano pienamente il valore della fisioterapia oncologica, del trattamento del linfedema e delle limitazioni motorie che seguono l’intervento chirurgico di mastectomia da parte dei fisioterapisti esperti, tutelando il diritto delle pazienti a ricevere cure tempestive, specialistiche e basate sulle migliori evidenze disponibili. Investire nella fisioterapia significa investire in salute, autonomia e dignità della persona. Considerando anche che l’investimento di oggi produce una migliore sostenibilità del sistema salute domani».

L’enfasi sulla tempestività dell’intervento è coerente con le attuali evidenze scientifiche e rafforza il concetto di prevenzione secondaria e terziaria nel percorso oncologico.

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