La sanità siciliana si avvia verso il 2026 dopo un anno segnato da interventi normativi, nuovi accordi contrattuali e dal persistere di alcune criticità strutturali. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Bonsignore, Segretario Regionale di CIMO (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri), per fare il punto sulle politiche sanitarie regionali, le misure a favore dei medici che sono state intraprese nell’anno in corso e le sfide che attendono il sistema sanitario dell’Isola.
Il 2025 volge al termine ed è tempo di bilanci anche per la sanità siciliana. Come giudica le politiche sanitarie messe in campo dalla Regione?
«Il 2025 è iniziato con una serie di sommovimenti, di cambi di Assessorato, di cambi al vertice di alcune aziende come Villa Sofia-Cervello, come Trapani per il caso dell’Anatomia Patologica. Quindi, come al solito, è un bilancio di luci e ombre, anche se purtroppo, sono più le ombre che le luci. Al di là dei minimi spiragli di luce che si vedono con l’innalzamento del tetto di spesa per il personale, nei fatti mancano ancora negli ospedali siciliani personale medico, ma soprattutto personale infermieristico e OSS. La programmazione sanitaria ha lasciato molto a desiderare negli anni passati. Oggi ne paghiamo ancora le conseguenze, sicuramente si deve dare una svolta. Ci vuole un bel cambio di passo per migliorare le cose. Ci dobbiamo chiedere perché continua a mancare il personale medico-infermieristico e sociosanitario negli ospedali. Poco o nulla si è fatto per garantire la sicurezza degli operatori sanitari negli ospedali e le cronache di ogni giorno ci dicono che, quasi quotidianamente, si registrano aggressioni a danni di medici e infermieri, soprattutto nei pronto soccorso ma anche in altre realtà, come i reparti di degenza».
Perché continua a mancare il personale?
«Perché è difficile trovarlo e reclutarlo. È estremamente diminuita l’attrattività dell’ospedale come posto di lavoro per il medico neolaureato, ma anche per gli infermieri che oggi sono pure loro laureati. C’è un problema legato alla sicurezza, ma anche un problema legato all’enormità di denunce che piovono soprattutto sui medici, che nel 95% dei casi risultano immotivate. Ci sono poi gli stipendi, tra i più bassi d’Europa. Quindi questa attrattività delle professioni sanitarie è in continuo calo e, se non si mette mano a questi aspetti, il trend è destinato a peggiorare».
Quali sono le criticità che restano irrisolte nel 2025?
«La grande assente del 2025 è la nuova Rete Ospedaliera, che inizialmente doveva essere approvata prima dell’estate, poi è slittata in autunno e infine si è smarrita del tutto con l’arrivo del freddo e della stagione invernale. Oggi non se ne sente più parlare e non si hanno più notizie. La sua approvazione sarebbe un passo determinante perché una volta approvata la Rete, le Aziende si doteranno dei nuovi Atti Aziendali e, soprattutto, potranno finalmente rivedere e adeguare i fabbisogni del personale alle nuove esigenze, altrimenti le gravi criticità in cui versa la sanità siciliana sono destinate a durare ancora a lungo».
Quindi, le sfide e le priorità per il 2026?
«La sfida principale della sanità siciliana per il 2026 è quella di definire in tempi brevi la Rete Ospedaliera e di ampliare le dotazioni organiche di ASP e Ospedali per colmare quei gap atavici che non consentono in atto di fornire adeguate risposte di salute ai cittadini siciliani. C’è poi la grande incognita legata agli interventi del PNRR».
Ovvero?
«Ci si domanda se la Regione riuscirà a rispettare impegni e scadenze inderogabili che l’Europa ci impone e ci chiede. Il rischio è duplice: da un lato, non sappiamo ancora se i lavori di ristrutturazione e ammodernamenti dei locali destinati a Case e Ospedali di Comunità riusciranno a giungere in tempo al traguardo; ma soprattutto si corre il rischio di avere le strutture vuote, senza il personale infermieristico che dovrebbe operare al suo interno. La Regione e l’Assessorato della Salute, nello specifico, si troveranno davanti nei prossimi mesi problemi di non poco conto, che saranno da affrontare col piglio giusto, con decisione e fattività, altrimenti saranno dolori».
Una delle norme approvate dalla Regione prevedeva incentivi economici per i medici che, in Sicilia, prestano servizio nei presidi ospedalieri di zone disagiate e dove c’è una maggiore carenza di organico. A che punto è questa misura?
«Si è fatto un tentativo per cercare di trovare il personale medico mancante soprattutto nelle aree di emergenza, nei pronto soccorso e nelle zone periferiche, nelle zone classificate come zone disagiate, quindi le zone montane o simili. Nella legge di bilancio regionale del 2023 fu approvato un articolo che finanziava con 10 milioni di euro all’anno delle indennità aggiuntive da dare ai medici di pronto soccorso o che comunque lavorano nei reparti di questi ospedali ubicati in zone disagiate. È passato il 2024 senza che questa norma venisse applicata. Finalmente nel mese di giugno 2025 l’assessore Faraoni ha emanato un decreto ad hoc di ripartizione di queste somme fra le varie Aziende Sanitarie Provinciali e adesso aspettiamo. Speriamo nel giro di poco tempo che queste risorse finiscano a chi di dovere, cioè nelle tasche dei medici ai quali erano destinati, in maniera tale da premiare coloro che si sobbarcano di lavoro in più, di lavoro aggiuntivo proprio nei posti che sono carenti di personale e per sopperire a questa atavica carenza di medici soprattutto negli ospedali di periferia».





