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L'approfondimento

Irregolarità nelle strutture sanitarie e assistenziali, ecco i controlli effettuati dai NAS

Sul tema Insanitas ha intervistato il comandante Michele Torchiano che illustra l'attività condotta a Ragusa.

Tempo di lettura: 7 minuti
13 Dicembre 2025 - di

Un bilancio annuale di tutto rispetto quello condotto dai NAS di Ragusa che da gennaio a novembre 2025 hanno effettuato 473 controlli, scoperto 196 infrazioni penali, elevato 320 mila euro di sanzioni, sequestrato beni per l’ammontare di quasi 7 milioni e mezzo di euro e disposto la chiusura di 30 strutture sanitarie e di ristorazione, il tutto finalizzato alla tutela della salute dei cittadini. Sul tema Insanitas ha intervistato il comandante Michele Torchiano.

Che tipo di controlli effettuano i NAS e quali sono le infrazioni più comuni riscontrate che portano alla chiusura di un’attività o all’emissione di una sanzione?
«Sono molteplici. Si parte dall’assoluta mancanza di autorizzazione fino alla valutazione della struttura cioè se sussistono condizioni di precarietà igienico sanitaria, penso alla presenza di roditori, scarafaggi, insetti, infiltrazioni di acqua, muffe e scrostatura degli intonaci tali da precludere il ciclo lavorativo e contaminare l’alimento stesso. Collaboriamo sia con le attività istituzionali locali e regionali e anche con l’Istituto Superiore di Sanità, con i dicasteri del Ministero e con le cooperazioni internazionali per la ricerca sui farmaci».

I controlli scaturiscono da segnalazioni oppure da un piano di lavoro predefinito?
«Noi siamo carabinieri prestati al Ministero della Salute e durante l’anno lavoriamo su dei fattori mensili fissi predisposti dal medesimo Ministero. I controlli cambiano di mese in mese ma un nostro intervento può anche scaturire da un esposto, da un input della Procura o anche da segnalazioni anonime. Una volta è stato un post pubblicato da una signora sui social a innescare un controllo a Vittoria in una Struttura Socio Assistenziale con foto e video che lasciavano intendere una “casa degli orrori” per anziani».

E invece cosa avete scoperto?
«Siamo andati a controllare la struttura e purtroppo è stata una gran perdita di tempo».

Perché?
«La signora ha pensato bene di amplificare una situazione che purtroppo può verificarsi in una struttura per anziani penso alle piaghe da decubito o alle ulcere causate dal diabete. È ovvio che l’incuria può accrescere queste situazioni ma non è stato riscontrato nulla di quanto dichiarato su facebook che ha creato solo allarmismo gratuito».

Come avete agito?
«Mettendo in moto la macchina dei controlli coadiuvati da assistenti sociali, da un medico che ha visitato ciascun anziano presente in struttura e anche da un infermiere. La signora ne risponderà nelle sedi opportune».

Riscontrate spesso falsi allarmismi?
«Non sempre. Quest’anno abbiamo portato a termine due operazioni con relative misure cautelari sempre per quanto riguarda le Strutture Socio Assistenziali. In un caso abbiamo arrestato 16 persone e nell’altro, otto. In effetti esistono delle strutture che sono lager».

Invece i controlli sull’abbigliamento come funzionano?
«Ultimamente ci siamo dedicati al campionamento di indumenti intimi venduti dai cinesi per verificare se contengono delle sostanze che possono creare allergie o arrecare nocumento alla salute pubblica. È meglio spendere qualcosa in più per acquistare dei prodotti con una filiera controllata».

Quali sono le frodi alimentari più comuni?
«Una moda del momento è il “pesce ghiaccio”».

Un nome che intriga.
«E invece si tratta di pesce adulto allevato in Cina in laghi e fiumi magari inquinati. Viene pescato, congelato e venduto sotto forma di panetto a 2,50 cent. La cosa assurda è che viene acquistato da ristoratori e produttori di conserve ittiche che lo spacciano per novellame di sarda, la cosiddetta “neonata” che ovviamente ha caratteristiche completamente diverse anche qualitativamente. Sono frodi commerciali dalle quali è molto difficile difendersi. E poi ci sono le sofisticazioni».

Ci faccia un esempio pratico.
«Sono i nitriti e i nitrati “spolverati” su carne e salsiccia per assumere un colore rosso intenso e in grado di far sembrare fresco anche un prodotto in decomposizione».

Che impatto hanno sulla salute dei consumatori?
«L’utilizzo sconsiderato di questi prodotti può causare anche la morte a persone allergiche che vanno in shock anafilattico».

Si avvicina il Natale. Un consiglio per conciliare salute e risparmio?
«Attenzione al marchio CE sugli addobbi natalizi e sulle lucine da appendere all’albero. Non è sinonimo di marchio europeo ma del quasi identico China Express. Non sappiamo se questi prodotti riscaldandosi emanino sostanze nocive. Consiglio di spendere qualcosa in più e acquistare prodotti made in Italy controllati».

È un invito ad acquistare prodotti nostrani?
«Hanno una garanzia di qualità rispetto anche ad altri Paesi Europei che non sono sottoposti agli stessi controlli che abbiamo noi. A livello internazionale non esiste un’altra forza di Polizia che fa il nostro lavoro per la tutela della salute dei cittadini».

Lo scorso 28 novembre si è svolto un convegno di Medicina e Pubblica Sicurezza organizzato da FOReIP nel quale lei ha partecipato. Ci dica come si è svolto il suo intervento.
«L’argomento più forte è stata la rappresentazione reale di un’attività di indagine condotta all’interno di una Struttura Socio Assistenziale meglio nota come l’operazione BAD Caregiver di Serradifalco del 2021».

Ci parli di questa operazione, comandante.
«L’operazione è scaturita dalle disposizioni sanitarie durante il periodo Covid per verificare le condizioni dei soggetti fragili. Durante l’ispezione quello che ha destato interesse è stata l’assenza di alimenti sia nel frigo che nella dispensa. Abbiamo trovato soltanto pane raffermo, latte e tè».

Cos’altro vi ha insospettito?
«Abbiamo notato che quando uno dei titolari passava accanto gli ospiti della struttura, questi si rannicchiavano come a proteggersi istintivamente. Aver piazzato dei dispositivi per l’attività di intercettazione ci ha consentito di scoprire maltrattamenti, abusi, percosse con sedie, bastoni e altri oggetti. Questo soggetto si è distinto anche per la cattiva gestione dei farmaci e per l’abbandono dei disabili psichici. Aveva rapporti sessuali anche con una ragazza ricoverata che lui chiamava la sua partner e la stessa emulava il suo comportamento maltrattando gli altri disabili».

Reati importanti, comandante.
«I reati commessi vanno dalla circonvenzione di incapace alla violenza sessuale perpetrata anche su un’anziana disabile di ottant’anni. Il titolare è stato condannato a 11 anni di galera e ho trattato questo caso perché la sentenza è definitiva».

Gli ospiti disabili della struttura come sono stati aiutati?
«Grazie all’ASP di Caltanissetta che ha messo in campo medici, OSS e mezzi, sono stati tutti visitati e ricollocati in strutture autorizzate. La soddisfazione più grande è quella di aver tolto da quell’Inferno questi figli di un Dio minore e di averli sistemati in un altro modo.

Di recente quali altri attività di controllo avete effettuato?
«Su disposizione del Ministero della Salute e del Comando di Tutela ci siamo occupati delle liste di attesa ed attività ALPI nelle strutture sanitarie accreditate e negli ospedali».

E cosa avete scoperto?
«Per il momento ci stiamo lavorando.

Agli studenti di un Istituto Alberghiero incontrati poco tempo fa cos’ha suggerito?
«A rispettare le regole per aprire un’attività e a riconoscere la bontà dei prodotti partendo dalle etichette. Spesso viene usato un preparato alimentare al posto della mozzarella per le pizze».

Ed è dannoso per la salute?
«No, non è dannoso ma è un prodotto di scarsa qualità. Lo stesso dicasi per il prosciutto. C’è il prosciutto cotto di alta qualità fatto con la coscia dell’animale e quello prodotto con i resti pressati, la cosiddetta spalla. Lo stesso dicasi per l’olio spacciato per extravergine ma in realtà contraffatto con betacarotene per esaltare il colore. È un prodotto che non ha le proprietà organolettiche dell’olio puro».

Ci avviamo alla conclusione dell’anno. Può fornirci i dati del bilancio della vostra attività?
«Quest’anno, da gennaio a novembre abbiamo fatto 473 controlli di cui 164 risultati non conformi. Sono stati prelevati 136 campioni, segnalate 146 persone all’ Autorità Amministrativa e 50 all’ Autorità Giudiziaria, eseguiti 14 arresti e 17 misure cautelari. Abbiamo scoperto 196 infrazioni penali di cui 194 amministrative, inflitto 320 mila euro di sanzioni e amministrative, sequestrato beni per l’ammontare di quasi 7 milioni e mezzo di euro e disposto la chiusura di 30 strutture sanitarie e di ristorazione per un totale di quasi 7 milioni e mezzo di euro».

Una curiosità. Le cucine sono la prima cosa che ispezionate durante i controlli nei ristoranti?
«Sì, ma ritengo che ci siano cose molto più importanti, a monte, da controllare».

Ovvero?
«I prodotti utilizzati, le conserve, i centri di confezionamento delle carni e la loro provenienza e lo stesso dicasi per i pesci. È tutta la filiera che deve essere tracciata per poter parlare di tutela della salute dei cittadini».

Nella foto il comandante Michele Torchiano con Angelo  Iannello (coordinatore delle attività formative della FOReIP).

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