Sicilia Dal palazzo

La Settimana di sensibilizzazione

Uso corretto degli antibiotici: l’intervista ad Antonina Franco (Asp Siracusa)

L’antimicrobico resistenza non riguarda solo la salute del singolo individuo, ma comporta ricadute importanti sull’intero ecosistema.

Tempo di lettura: 4 minuti
25 Novembre 2025 - di

Dal 18 al 24 novembre si celebra la Settimana di sensibilizzazione sull’uso consapevole degli antibiotici con l’obiettivo di accrescere la comprensione della resistenza antimicrobica (AMR) e promuovere un’azione globale che contrasti la diffusione di agenti patogeni resistenti ai farmaci. La campagna lanciata quest’anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il tema  “Agisci ora: proteggi il nostro presente, rendi sicuro il nostro futuro”  incoraggia l’uso prudente degli antimicrobici in tutti i settori, spingendo a rafforzare le misure preventive contro la resistenza antimicrobica, attraverso un approccio One Health.

La resistenza antimicrobica si verifica quando batteri, virus, funghi e parassiti non rispondono più ai farmaci, rendendo le infezioni più difficili da trattare e aumentando i rischi per la vita dei pazienti.

A parlarci dei rischi dell’uso scorretto degli antimicrobici per la salute della persona, in particolare degli antibiotici, è la dottoressa Antonina Franco, Direttrice del Reparto di Malattie Infettive all’ospedale Umberto I di Siracusa  che, soffermandosi sull’approccio One Health, ha evidenziato perché l’antimicrobico resistenza non riguardi solo la salute del singolo individuo, ma comporti ricadute importanti sull’intero ecosistema.

Quali sono i rischi dell’uso scorretto degli antimicrobici, come gli antibiotici, per la salute della persona?
«L’antibiotico resistenza è un’emergenza a livello globale, un problema di salute  pubblica. È un fenomeno che consente ai batteri di produrre geni di resistenza contro gli antibiotici, che si moltiplicano anche in presenza di antibiotici, a loro volta resi inefficaci da questi batteri. Il ché comporta un allungamento dell’infezione e quindi un allungamento anche della degenza. Una volta che l’infezione non risente degli antibiotici semplici siamo costretti ad utilizzare associazioni di più antibiotici e questo può determinare complicanze».

Per esempio?
«L’aumento della mortalità, l’aumento dei costi sanitari e l’aumento delle giornate di degenza. In poche parole, noi dovremmo attenerci all’uso dell’antibiotico appropriato. Ovvero, utilizzare l’antibiotico al momento giusto per la  persona giusta e per il batterio giusto, non utilizzarlo così ad ampio spettro senza avere nessuna diagnosi davanti».

Cosa si può fare quindi per difendere l’efficacia degli antibiotici?
«Per evitare l’antibiotico resistenza dobbiamo sempre attenerci a delle regole: la prima, come già detto, è l’uso appropriato dell’antibiotico; la seconda è il lavaggio delle mani. Da uno studio europeo è emerso che, solo con il lavaggio delle mani, vengono salvate 6.600 pazienti all’anno, con conseguente riduzione dei costi sanitari. Il lavaggio delle mani quindi, deve avvenire in ogni occasione, dopo aver toccato oggetti, dopo aver stretto la mano ad un amico, dopo aver toccato gli animali. Inoltre, è necessario promuovere corsi di formazione sia per gli studenti che per i sanitari sull’Infection Control e sul lavaggio delle mani affinché si eviti la diffusione delle malattie.  Altra cosa importante, sono i test diagnostici perché, grazie a test diagnostici rapidi, più rapide possono essere la diagnosi, più rapidamente può essere iniziato l’antibiotico specifico e più rapida sarà la guarigione. Infine, le campagne sui mass media sono importantissime perché sensibilizzano la popolazione all’uso appropriato dell’antibiotico, o meglio, al non utilizzo dell’antibiotico se non si ha una diagnosi precisa».

Quali raccomandazioni per un uso prudente degli antibiotici?
«Devono essere promossi i programmi di Stewardship Antibiotica per i sanitari, per sensibilizzarli sulla prescrizione consapevole dell’antibiotico specifico. Per esempio, capita che un paziente abbia la febbre e che venga subito prescritto l’antibiotico. Questo è sbagliato, l’antibiotico deve essere prescritto almeno dopo tre giorni di febbre perché può essere che in quei tre giorni il paziente non abbia più febbre e non c’è più bisogno della prescrizione antibiotica. Un altro modo per ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici è promuovere le vaccinazioni contro i virus, perché se evitiamo le malattie virali come influenza, Covid, varicella, morbillo o pertosse, evitiamo che le persone si ammalino e che utilizzino inappropriatamente gli antibiotici anche per le malattie virali. Pertanto, dobbiamo ridurre le malattie virali e, allo stesso tempo, cercare di fare stare l’ecosistema in equilibrio. L’ecosistema che è costituito dall’uomo, dagli animali, dalle piante, l’agroalimentare…».

La campagna di sensibilizzazione dell’OMS oltre a incoraggiare l’uso prudente degli antimicrobici in tutti i settori, sottolinea l’importanza di approccio One Health. Ovvero?
«Se gli animali vengono vaccinati, quindi non prendono malattie, possiamo arrivare a utilizzare anche noi meno antibiotici, perché ricordiamoci che anche negli animali si può formare la resistenza agli antibiotici, che poi trasversalmente può essere trasmessa all’uomo tramite gli alimenti. Questa è la cosiddetta One Health, cioè “salute unica”. La One Health comprende proprio questo ecosistema, mondo animale, umano, mondo agroalimentare e ambientale. In questo senso, l’essere umano deve impegnarsi per cercare di mantenere l’ambiente nella sua forma naturale e vergine».

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