Entro il 2050 una persona su due sarà miope, secondo le stime internazionali che parlando di un incremento di casi di miopia nei bambini. Un problema che secondo gli specialisti rischia di diventare una delle emergenze sanitarie del futuro e che dà origine ormai a una vera “miopedemia”.
In Italia, la situazione segue lo stesso trend: la prevalenza della miopia è passata dal 25% nel 2000 al 35% oggi, con un incremento significativo soprattutto nella fascia pediatrica. Un dato confermato anche da una recente ricerca Ipsos, condotta su 1.000 famiglie italiane, secondo la quale il 35% dei nuclei familiari ha almeno un bambino miope. Nonostante ciò, un genitore su tre non ha ancora chiaro che cosa sia realmente la miopia né quanto possa evolvere rapidamente se non trattata in modo adeguato.
Nella pratica comune, la prima valutazione oculistica dei bambini viene effettuata poco prima dell’ingresso alla scuola primaria. Tuttavia, i recenti dati epidemiologici mostrano un aumento dei casi di miopia già in età prescolare, motivo per cui gli specialisti raccomandano di anticipare il primo screening visivo, come ha spiegato il dottor Giorgio Parisotto: “molti pensano che la prima visita vada fatta solo prima della scuola elementare, ma oggi sappiamo che è importante intervenire molto prima, anche entro i sei anni”.
Non è solo una questione di diagnosi precoce per intervenire tempestivamente, ma è anche un modo per limitare le ripercussioni sulla salute dei nostri occhi, evitando l’insorgere di patologie in età adulta: “più si è miopi, più aumentano i rischi di complicanze come distacco di retina e maculopatia” sottolinea il professor Teresio Avitabile (nella foto), ordinario di malattie dell’apparato visivo e Direttore della clinica oculistica dell’Università di Catania, che aggiunge: “è importante la formazione della figura del pediatra, specialista in cui i genitori ripongono la propria fiducia, per collaborare tra specialisti per il benessere del bambino”.
Avitabile ricorda inoltre che la prima visita oculistica andrebbe eseguita fin dalla nascita, per poi proseguire con controlli regolari in collaborazione con pediatri e istituzioni scolastiche.
Tra le cause di questo aumento della miopia nei più piccoli, come spiega il professor Antonio Longo, Ordinario di Oftalmologia all’Università di Catania, rientra anche un significativo cambiamento nello stile di vita: “Nei bambini più piccoli si osserva una crescita significativa dei casi, soprattutto a causa del tempo trascorso davanti agli schermi, pertanto invitiamo i genitori a incoraggiare i momenti di gioco all’area aperta, in cui i più piccoli possono socializzare e stimolare la visione a varie distanze, favorendo un corretto sviluppo delle capacità accomodative e percettive”.
L’esperto richiama l’esempio dei Paesi orientali, dove la scuola ha introdotto l’obbligo di trascorrere almeno due ore al giorno all’aperto, un’abitudine che riduce in modo significativo il rischio di sviluppare miopia.
Dal mondo pediatrico arriva l’appello a una maggiore collaborazione con le famiglie. Il dottor Filippo Di Forti, pediatra di famiglia e Segretario Provinciale FIMP Catania, sottolinea che “le visite pediatriche rappresentano un filtro importante” e che serve “un vero e proprio lavoro di counseling con i genitori, perché non tutte le famiglie comprendono l’importanza della miopia come problema di salute”. Il pediatra invita i genitori a prestare attenzione a segnali precoci, come la difficoltà di concentrazione o la tendenza del bambino ad avvicinarsi troppo ai fogli o agli schermi.
Il tema è stato al centro di un recente incontro svoltosi a Catania, promosso da EssilorLuxottica in collaborazione con professionisti del settore oftalmologico e pediatrico, dedicato all’approfondimento delle strategie di prevenzione e controllo della miopia infantile.
Sul fronte terapeutico, la ricerca scientifica offre oggi diverse opzioni per il controllo della progressione miopica. Tra queste figurano: lenti a contatto specifiche, progettate per modificare il fuoco periferico dell’occhio; atropina a basse concentrazioni, disponibile in Italia come preparazione galenica; lenti oftalmiche a defocus, basate sulla tecnologia H.A.L.T. (Highly Aspherical Lenslet Target). Queste ultime incorporano 1.021 microlenti invisibili che generano una sfocatura controllata, rallentando l’allungamento del bulbo oculare e dunque la progressione della miopia. Recenti studi clinici indicano che questa tecnologia consente una riduzione significativa della velocità con cui il difetto visivo peggiora anno dopo anno.
Accanto alle soluzioni mediche, resta centrale, come detto in precedenza, la prevenzione comportamentale. Gli esperti raccomandano di limitare l’uso prolungato di dispositivi digitali, favorire attività all’aperto e assicurare un’illuminazione adeguata durante lo studio.
L’educazione visiva, spiegano gli specialisti, deve diventare parte della crescita del bambino, con il coinvolgimento congiunto di famiglie, pediatri, oculisti e scuole.
Fermare la “miopedemia” richiede un approccio integrato e multidisciplinare. La formazione degli operatori sanitari, la sensibilizzazione delle famiglie e l’adozione di stili di vita più equilibrati rappresentano le tre direttrici principali di un piano di prevenzione efficace.
La vista dei bambini è un patrimonio da proteggere fin dai primi anni di vita: solo unendo competenze mediche e consapevolezza sociale sarà possibile garantire alle nuove generazioni un futuro davvero “a fuoco”.






