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Dal palazzo

La lettera

L’appello di Parlautismo al ministro Locatelli: «ASACOM da stabilizzare»

La battaglia in favore degli Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione degli studenti con disabilità.

Tempo di lettura: 3 minuti
3 Novembre 2025 - di

Tra disservizi, mancanze di personale e una normativa ancora frammentata, il servizio ASACOM (Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione) continua a vivere una fase di grande incertezza. A pagarne le conseguenze sono soprattutto gli studenti con disabilità e le loro famiglie, costrette a fare i conti con ritardi, riduzioni orarie e, in alcuni casi, l’impossibilità di frequentare la scuola in modo continuativo.

A lanciare un nuovo appello al Governo sono le famiglie palermitane dell’associazione Parlautismo, insieme ad altre realtà siciliane, che hanno scritto una lettera alla Ministra per la Disabilità Alessandra Locatelli, chiedendo la stabilizzazione della figura dell’ASACOM all’interno della scuola italiana. La richiesta si fonda sulla proposta di legge nazionale del 23 novembre 2022, ancora in attesa di completare il proprio iter parlamentare.

«La mancanza di stabilità e continuità nel servizio sta avendo un impatto devastante sulla vita degli studenti con disabilità- si legge nella lettera- Gli ASACOM devono avere un contratto stabile e sicuro, per lavorare con serenità e dedizione. La loro stabilizzazione è una questione di giustizia sociale e di diritto all’istruzione per tutti».

Negli ultimi giorni, qualcosa sembra muoversi. «È ripartita la discussione nelle commissioni per far approvare la proposta di legge al Senato – spiega Rosi Pennino, fondatrice dell’associazione Parlautismo –. È un tema che riguarda tanto lo Stato quanto le Regioni, ma che di fatto viene scaricato sui Comuni, senza adeguate risorse né regole uniformi».

Servizio disomogeneo e famiglie in difficoltà
In Sicilia, diversi studenti attendono ancora l’attivazione del servizio ASACOM. «I disagi sono molteplici – prosegue Pennino –: bambini costretti a rimanere a scuola per meno ore o ad entrare ad orari impossibili. Le richieste dei lavoratori sono legittime, ma la mancanza di una visione unica e di regole certe genera solo confusione e precarietà».

«La Regione Siciliana, intanto, ha avviato un iter per la stesura di linee guida regionali, ma le famiglie temono che non si tratti di una vera soluzione. Anche nei Comuni dove il servizio è partito regolarmente- sottolinea Pennino- le risorse disponibili, a carico degli enti locali, non basteranno mai. L’ASACOM non può più essere considerato un “tappa buchi” del sostegno, ma un servizio specialistico, con competenze specifiche che spesso non si trovano nemmeno nella formazione degli insegnanti di sostegno».

Palermo città sperimentale per il nuovo decreto sulla disabilità
Un segnale di rinnovamento arriva invece dal Decreto Legislativo 62/2024, che riforma l’intero sistema legato alla disabilità introducendo una nuova terminologia – da “handicap” a “condizione di disabilità” – e una procedura più snella, basata su una valutazione unica presso l’INPS. Il decreto punta a costruire un “progetto di vita” personalizzato, più vicino ai bisogni delle persone e delle famiglie.

Palermo è stata individuata come città sperimentale per la fase di avvio, iniziata ufficialmente il 30 settembre. Il 23 ottobre si è tenuta una formazione gratuita online organizzata da Parlautismo, che ha visto la partecipazione di 350 iscritti tra famiglie, operatori, insegnanti e rappresentanti del terzo settore.

«Alcuni attori istituzionali sono pronti, altri meno – spiega ancora Pennino –. Servirebbe una cabina di regia provinciale per armonizzare le procedure e dare coerenza alle azioni sul territorio. L’INPS ha già iniziato le nuove visite per l’accertamento della condizione di disabilità, ma siamo ancora lontani da una vera uniformità, soprattutto per quanto riguarda la stesura dei piani individuali di vita».

Un futuro da costruire
Tra riforme in corso e iter legislativi ancora sospesi, la figura dell’ASACOM resta un nodo irrisolto nel sistema scolastico italiano. Le famiglie chiedono risposte concrete e tempi certi, ricordando che dietro ogni ritardo c’è un bambino che rischia di perdere una parte fondamentale del proprio diritto all’inclusione.

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