ROMA. Un Servizio Sanitario Nazionale che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. È questa la visione tracciata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci al Salone della Giustizia di Roma, dove ha delineato le linee guida per una riforma profonda del sistema sanitario italiano: più risorse, più prevenzione, più tecnologia, ma soprattutto più equità.
«Innovare senza dimenticare l’equità»
Nel suo intervento, Schillaci ha offerto una visione lucida e pragmatica: una sanità che non misura il successo sulla spesa, ma sull’impatto reale nella vita dei cittadini. «Il nostro obiettivo non è solo curare, ma prevenire. Non solo innovare, ma garantire che l’innovazione sia alla portata di tutti. È così che si costruisce una sanità moderna, sostenibile e giusta».
Oltre 7 miliardi per la Sanità
«Non basta spendere di più, dobbiamo spendere meglio», ha dichiarato Schillaci, annunciando un record storico di oltre sette miliardi di euro per la sanità e un ulteriore stanziamento di 2,4 miliardi nella manovra. «Siamo una nazione longeva, ma dobbiamo garantire che l’allungamento della vita coincida con una migliore qualità della vita».
Capitale umano e prevenzione: le fondamenta del rilancio
Per il Ministro, la vera riforma parte dalle persone. «Occorre valorizzare il capitale umano: devono essere di più e pagati meglio», ha affermato, ricordando come la carenza di medici e infermieri sia una delle criticità più urgenti. Ma non basta: «Serve investire in prevenzione, perché domani ci siano meno malati e più cittadini in buona salute».
Salute mentale e innovazione tecnologica
Schillaci ha rivendicato con forza il ritorno della salute mentale al centro dell’agenda pubblica, grazie all’approvazione, dopo 13 anni, di un nuovo Piano nazionale. Al tempo stesso, ha invitato alla prudenza nell’uso delle risorse destinate all’innovazione tecnologica e ai dispositivi medici: «L’innovazione è essenziale, ma deve convivere con la sostenibilità del sistema. Siamo la seconda nazione più longeva al mondo, ma non la seconda economia».
Farmaci e ricerca: l’Italia laboratorio d’eccellenza
Sul fronte della spesa farmaceutica, il Ministro ha sottolineato la necessità di un nuovo equilibrio: «L’aumento è fisiologico, perché invecchiamo di più e curiamo malattie un tempo incurabili». Da qui l’intenzione di creare, con il MEF, un fondo ad hoc per le terapie innovative, sulla scia del «modello virtuoso» italiano contro la resistenza antimicrobica, presentato al G7 di Ancona e adottato come riferimento da altri Paesi europei.
Telemedicina e assistenza domiciliare: il futuro è già qui
«Il PNRR – ha spiegato Schillaci -, è la leva per trasformare il sistema sanitario. La medicina territoriale e la digitalizzazione sono i due assi portanti. Non è accettabile che la qualità delle cure dipenda dal codice postale». Telemedicina e assistenza domiciliare diventano così «due pilastri dell’ammodernamento del SSN», che nel 2025 celebra 47 anni di vita, ma ha bisogno di «rinnovarsi senza tradire i principi di equità e universalità che lo rendono un modello unico nel mondo».
LEA aggiornati e lotta alle liste d’attesa
Dopo otto anni, i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sono stati aggiornati, introducendo nuove prestazioni oncologiche e di salute mentale. Ma resta la battaglia contro le liste d’attesa, definita dal Ministro «la sfida più difficile della sanità italiana». Grazie a una piattaforma nazionale realizzata con Agenas, oggi è possibile monitorare i tempi reali e le performance regionali. Non solo, Schillaci si è anche soffermato sulla possibilità, per i pazienti, di trovare una soluzione quando i tempi di attesa sono troppo lunghi, ribadendo un principio, previsto per legge, ma troppe volte dimenticato: «Se il pubblico non può garantire la prestazione nei tempi previsti, il cittadino deve poterla ottenere nel privato convenzionato, pagando solo il ticket, o nulla se esente».
Case di comunità e medicina territoriale: evitare le “cattedrali nel deserto”
Schillaci ha poi affrontato il tema delle case di comunità, di cui solo il 40% delle 1.723 previste dal PNRR è oggi operativo. «La medicina territoriale è la sfida più grande dopo la digitalizzazione. Dove funziona, è grazie alla dedizione degli operatori. Ma non vogliamo che restino cattedrali nel deserto». Per garantire personale e operatività, il Governo ha previsto 250 milioni per il 2025 e 350 milioni per il 2026, oltre a un coinvolgimento più attivo dei medici di medicina generale.
Infermieri, meno burocrazia e più carriera
La manovra dedica attenzione anche alla figura dell’infermiere, che il Ministro definisce «cardine del sistema». Previsti aumenti dell’indennità di specificità, riduzione della burocrazia e due nuovi corsi di laurea per rendere la professione più attrattiva e frenare la fuga all’estero.





