Uno studio presentato in occasione dell’ultima edizione del Progetto Amazzone a Palermo dalla ricercatrice Claudia Allemani, è stato appena pubblicato su Lancet, la prestigiosa rivista scientifica internazionale (CLICCA QUI). Al lavoro hanno partecipato – tra gli altri nel mondo – 12 registri tumori italiani, tra cui 3 siciliani (Palermo, Ragusa e Caltanissetta e Siracusa).
È il primo quadro realmente globale delle ampie disuguaglianze nell’assistenza per i tumori femminili. Lo ha condotto dal Cancer Survival Group della London School of Hygiene & Tropical Medicine nell’ambito del progetto VENUSCANCER. Sono stai analizzati i dati di oltre 275.000 donne in 39 paesi affette da tumore al seno, alla cervice o alle ovaie tra il 2015 e il 2018.
Principali risultati
Diagnosi precoce:
Tumore al seno e alla cervice: 40% delle donne nei paesi ad alto reddito (HICs) vs meno del 20% nei paesi a basso e medio reddito (LMICs).
Tumore ovarico: meno del 20% dei casi diagnosticati precocemente in tutto il mondo.
Trattamento chirurgico:
Offerto al 78% delle donne negli HICs e al 56% nei LMICs, ma non sempre conforme alle linee guida internazionali.
Le donne più anziane ricevono trattamenti coerenti con le linee guida meno frequentemente delle donne più giovani.
Nei LMICs i tempi di attesa per la chirurgia sono generalmente più lunghi.
Tipologia di interventi:
Chirurgia conservativa con radioterapia predominante in Europa per il tumore al seno in fase iniziale (67–78%).
Nei LMICs, e anche in alcuni paesi ad alto reddito come USA e Canada, molte donne ricevono mastectomia, spesso per carenza di strutture o chirurghi specializzati.
Cause delle disuguaglianze:
Mancanza di strutture e personale qualificato, fattori socioeconomici, distanza dai centri di cura, educazione sanitaria, polizze assicurative non sempre coprenti.
Tumore ovarico spesso diagnosticato tardi a causa di sintomi vaghi
Conclusioni:
La diagnosi precoce rimane insufficiente soprattutto nei LMICs, riducendo le probabilità di sopravvivenza.
Migliorare l’accesso a strutture diagnostiche e trattamenti chirurgici/radioterapici, formare chirurghi oncologici e rafforzare i registri tumori sono essenziali per ridurre le disuguaglianze.
I risultati forniscono evidenze cruciali per le iniziative globali dell’OMS su cancro al seno e cervice e per politiche di controllo del cancro più efficaci.
La professoressa Claudia Allemani è italiana. Ha 53 anni ed è di Acqui Terme autrice principale e direttrice del progetto VENUSCANCER, dichiara: “Questo studio è stato un impegno enorme: abbiamo creato il più vasto e dettagliato database globale basato sulla popolazione per tre dei tumori più comuni nelle donne, con dati su stadio, procedure di stadiazione, trattamenti e biomarcatori. VENUSCANCER offre la prima immagine reale dei modelli di cura e della coerenza dei trattamenti con le linee guida cliniche, su scala globale. È incoraggiante vedere che, se il tumore viene diagnosticato precocemente, l’accesso tempestivo a trattamenti ottimali è sempre più possibile. Tuttavia, la quota di diagnosi precoci resta ancora troppo bassa, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito.”
Lina Prosa e Anna Barbera, direttrici del Centro Amazzone, dichiarano: “Per noi è motivo di grande soddisfazione avere presentato nel nostro programma scientifico lo studio di Claudia Allemani. La pubblicazione su Lancet conferma la validità del pensiero scientifico che riusciamo ogni volta a fare veicolare a Palermo, riuscendo a diventare trampolino di lancio di novità. La città stessa continua col Progetto Amazzone a farsi scena innovativa e importante per la lotta contro il cancro. Abbiamo a cuore l’argomento dell’articolo e della qualità e quantità di informazioni che disegnano quelle disuguaglianze della donna nel mondo, a cui da sempre il nostro Progetto presta particolare attenzione. Un grazie all’Allemani che ci porta avanti nella sfida e nella storia della scienza al femminile”.





