salute mentale perinatale maria rita infurna

Sicilia Blog

L'opinione dell'esperta

Salute mentale nel periodo perinatale, l’importanza della prevenzione

Maria Rita Infurna, Prof.ssa Associata di Psicologia Dinamica Unipa

A settembre 2026, prenderà avvio "Voce di Mamma" la prima helpline regionale h24, 7 giorni su 7, dedicata al supporto psicologico in gravidanza e nel post partum in Sicilia

Tempo di lettura: 9 minuti
2 Maggio 2026 - di

Le tragedie più gravi non nascono nel vuoto, né nel giro di una notte. Affondano le radici in un disagio che si accumula in silenzio, spesso invisibile agli occhi di chi è vicino, talvolta anche agli occhi di chi lo vive. Un disagio che non sempre emerge in maniera chiara, che fatica a trovare parole e spazi in cui essere accolto, e che – se non intercettato – può evolvere verso esiti che lasciano la comunità intera senza fiato. Eppure continuiamo a scoprire dopo, quando il tempo per intervenire è già esaurito. Come ricercatrice e clinica che da anni si occupa di salute mentale perinatale, sento il peso di questa domanda: cosa avremmo potuto fare prima? La risposta non è semplice, ma esiste. E passa attraverso una parola sola: prevenzione.

I numeri che non conosciamo abbastanza

Negli ultimi anni ho coordinato, come Principal Investigator, due importanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal Piano Sanitario Nazionale – il progetto PRIN 2022 e il progetto PSN 2020 “Quando nasce un genitore” – condotti in collaborazione con l’U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale A.R.N.A.S. Civico di Palermo. I dati raccolti su oltre 1.372 donne in gravidanza – intercettate non attraverso una richiesta spontanea di aiuto psicologico, ma durante le ordinarie visite ginecologiche e ostetriche – ci restituiscono un quadro che dovrebbe farci riflettere profondamente. Circa il 25% di queste donne presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti già nel periodo perinatale. Una su quattro. Una su quattro delle donne che vanno dal ginecologo, che sembrano stare bene, che magari sorridono in sala d’attesa.

Un dato ancora più importante, dal punto di vista clinico e preventivo: il principale fattore di rischio per la depressione post partum è la presenza di sintomi depressivi già in gravidanza. Non dopo la nascita del bambino. Prima. Questo ci dice che l’intervento tardivo – quello che arriva quando la crisi è già esplosa – è, strutturalmente, troppo tardi. Accanto alla sintomatologia depressiva, i nostri dati evidenziano la presenza di vulnerabilità psicologica, fattori di stress psicosociale, storie di traumi pregressi, fragilità nelle reti di supporto. E, in misura preoccupante, anche indicatori di rischio suicidario. Si tratta di una domanda sommersa, inespressa e non intercettata dai servizi: donne che non chiedono aiuto, non perché non ne abbiano bisogno, ma perché non sanno dove trovarlo, perché hanno paura di essere giudicate, perché credono – o sperano – che passi da sola.

Non è (solo) depressione post partum

Il linguaggio comune, e spesso anche quello mediatico, tende a ridurre il malessere materno a un’unica etichetta: “depressione post partum”. Questa semplificazione è comprensibile, ma rischiosa. Il disagio perinatale è un continuum. Comprende stati d’ansia, disturbi del sonno, pensieri intrusivi, sensazione di inadeguatezza, sentirsi sole in mezzo agli altri, non riconoscersi più. Comprende momenti di buio che non durano abbastanza da ricevere una diagnosi, ma che pesano comunque. Comprende quell’esperienza che molte madri descrivono così: “Non è che sto male. È che non sto bene.”La  maternità è ancora oggi uno dei ruoli femminili più caricati di aspettative sociali, culturali e familiari. Si chiede alle donne di essere madri perfette, di irradiare amore in ogni momento, di non vacillare. E quando vacillano, spesso tacciono. Perché sentirsi sopraffatte dalla maternità che hai desiderato sembra un fallimento che non si può confessare. Non tutto e non sempre è depressione post partum. Ma tutto il disagio merita attenzione. Tutto il disagio merita risposta.

Fare screening: cosa significa davvero

Fare screening non significa cercare malattie. Significa ascoltare con metodo. Raccogliere quei segnali – individuati dalla letteratura scientifica internazionale come fattori di rischio – che possono anticipare l’insorgenza di difficoltà più serie. Significa intercettare le donne in quei luoghi che già frequentano: l’ambulatorio ostetrico, il corso di accompagnamento alla nascita, il consultorio. Significa porsi domande semplici, standardizzate, clinicamente validate, in un contesto non stigmatizzante. Lo screening sistematico in gravidanza è raccomandato dalle principali linee guida internazionali, eppure in Italia è ancora largamente inattuato. I nostri studi dimostrano che è possibile farlo, che le donne rispondono, che il bisogno c’è e che, quando si offre uno spazio per parlare, molte donne lo colgono. L’identificazione precoce non salva automaticamente le vite. Ma apre una porta. Crea un contatto. Permette a qualcuno di dire: “Ho visto che stai attraversando un momento difficile. Sono qui.” E a volte, basta questo, per cambiare la traiettoria di una storia.

Noi ci siamo: Lievito Family Lab e Voce di Mamma

Come ricercatrice, mi sento responsabile non solo della produzione di dati, ma di ciò che quei dati chiedono di fare. Ed è per questo che, insieme alla dott.ssa Valeria Cavarretta, ho fondato Lievito Family Lab, uno spin-off accademico dell’Università degli Studi di Palermo dedicato allo sviluppo di servizi innovativi di supporto psicologico alla genitorialità. Lievito Family Lab nasce per colmare il divario tra ricerca scientifica e servizi disponibili per le famiglie. Propone un modello integrato che combina intervento clinico evidence-based, strumenti digitali di screening e formazione multidisciplinare per operatori sanitari. Al suo cuore c’è una piattaforma digitale di screening del rischio psicologico perinatale, dotata di un algoritmo predittivo sviluppato a partire dai nostri dati di ricerca, in grado di classificare precocemente i profili di vulnerabilità e orientare il processo clinico. La ricerca e la tecnologia da sole, però, non bastano. Occorre anche uno spazio fisico — e umano — in cui le mamme possano semplicemente incontrarsi.

È da questa convinzione che è nato Il Cerchio delle Mamme, un’iniziativa concreta già realizzata da Lievito Family Lab. Abbiamo realizzato quattro edizioni — alcune in presenza, alcune online per raggiungere il maggior numero possibile di donne — ciascuna strutturata in piccoli gruppi di massimo dieci partecipanti, per un ciclo di cinque incontri gratuiti. I temi affrontati hanno toccato dimensioni centrali della transizione alla genitorialità: l’identità che cambia, la relazione di coppia, la rete di supporto, il corpo, la fatica. I numeri ci hanno detto qualcosa di importante: alla prima edizione hanno risposto più di novanta mamme. Un dato che non ha bisogno di commento. I feedback raccolti al termine dei percorsi parlano da soli: tutte le partecipanti hanno riportato l’esperienza come utile. Le parole che ricorrono sono sentirsi accolte, meno sole, meno sbagliate. E quasi tutte hanno chiesto che durasse di più.

Quello che abbiamo osservato in quei cerchi conferma ciò che la letteratura già ci dice: molte donne non cercano una diagnosi. Cercano un luogo dove poter dire la verità su come stanno, senza essere giudicate. Cercano altre voci che conoscano quella stessa stanchezza. E quando lo trovano, qualcosa si allenta. Ma la ricerca e la tecnologia non bastano, se non si è presenti nel momento in cui qualcuno ha bisogno di una voce — anche nel mezzo della notte. Per questo, a settembre 2026, prenderà avvio Voce di Mamma: la prima helpline regionale h24, 7 giorni su 7, dedicata al supporto psicologico in gravidanza e nel post partum in Sicilia. Il progetto è promosso dall’Università degli Studi di Palermo e realizzato in collaborazione con l’ASP Palermo, con il co-finanziamento dell’Assessorato alle Politiche familiari della Regione Siciliana. Cinque psicologhe cliniche esperte in salute mentale perinatale risponderanno alle chiamate, attiveranno un triage clinico, offriranno ascolto, orientamento e, quando necessario, presa in carico strutturata attraverso la rete dei servizi territoriali. Una piattaforma digitale integrata consentirà il monitoraggio longitudinale delle utenti e la valutazione continua dell’efficacia del servizio.

Non solo per chi sta “davvero male”

Voce di Mamma non è pensata soltanto per le donne in crisi acuta. È pensata per tutte le mamme. Per chi si sente sola alle tre di notte con un neonato che non smette di piangere. Per chi ha paura di non essere all’altezza. Per chi sorride di giorno e piange di nascosto. Per chi non sa come chiamare quello che sente, ma sa che non va. Le etichette diagnostiche servono a molte cose, ma non sempre aiutano le persone a farsi avanti. Sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che non giudica, che ascolta, che conosce quello spazio fragile e complesso che è il diventare genitore – questo è già cura. Come scrivevo riflettendo su questo progetto: non tutto e non sempre è “depressione post partum”. Ma tutto il disagio merita risposta. Noi ci siamo come Lievito Family Lab. E ci saremo con Voce di Mamma, per essere presenti anche per tutti quei momenti di solitudine, buio e confusione che ogni mamma può sperimentare nella sua quotidianità. Per sostenere. Per far sentire accolte. Per ricordare che sentirsi in difficoltà non vuol dire non amare i propri figli, non averli desiderati con tutta se stessa. Vuol dire che non è semplice essere genitore. Che non è solo amore. Che ci vuole un villaggio. E che quel villaggio siamo noi.

Quello che ci chiede il caso di Catanzaro

La tragedia di Anna Democrito e dei suoi figli non può essere solo una notizia da dimenticare. Deve essere una domanda che rimane aperta, che obbliga il sistema sanitario, la ricerca, le istituzioni e la società a fare i conti con ciò che ancora non funziona. Le madri vengono lasciate sole. O comunque affidate alle proprie possibilità, alla propria sensibilità, alle proprie risorse – che non sono uguali per tutte. La salute, nella sua accezione più ampia, deve essere un diritto di tutte. Non ci sono madri di serie A e madri di serie B. Investire nella prevenzione perinatale non è una scelta di politica sanitaria secondaria. È una scelta di civiltà. Significa riconoscere che il benessere di una madre è il benessere di un bambino, di una famiglia, di una comunità. Significa accettare che il disagio esiste, che può succedere a chiunque, e che intercettarlo prima – con metodo, con cura, con strumenti scientificamente fondati – può fare la differenza tra una crisi contenuta e una tragedia irreparabile. Noi lavoriamo ogni giorno perché questo diventi possibile. Perché nessuna madre debba attraversare il buio da sola.

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione

    1

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali
    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.

    Contenuti sponsorizzati

    Leggi anche