E se, in fin dei conti, quella del sorteggio, non fosse una “minchiata”? Perché, diciamoci la verità, pensare o voler far passare l’idea che Totò Cuffaro sia l’unico ad essere radicalmente legato al sistema delle spartizioni politiche in sanità, così che, messo da parte lui, anche il “manuale Cencelli” delle nomine dei manager verrebbe riposto nel cassetto, quella sì che sarebbe una sonora min…
Ovvio! Un sorteggio non è mai una buona scelta. Affidare al caso la gestione della salute pubblica, ammettendo (anzi fingendo) che, tutti coloro i quali sono inseriti negli elenchi dai quali la politica oggi attinge discrezionalmente, abbiano pari capacità e competenze, è operazione rischiosa. Ma è arrivato il momento di prendere sul serio il livello bassissimo di credibilità in cui, dopo l’ennesima inchiesta, è precipitato il sistema delle nomine politiche. Mai una indiscrezione (o una intercettazione) in cui si parli di capacità dei manager. L’unica cosa che interessa alla politica, oggi come ieri, è la fedeltà.
Allora meglio prendere sul serio la “minchiata” che Cuffaro ha dato in pasto a noi giornalisti e, per il nostro tramite, a tutti i siciliani. Non è la soluzione, ma un cambio di metodo, verso un sistema che tutti oggi vogliono più trasparente ed agganciato a dati oggettivi.
Un passo avanti in questo senso, va detto, il governo Schifani lo ha fatto, inserendo nei contratti dei manager nominati a giugno dello scorso anno una clausola sulla riduzione delle liste d’attesa. La prima verifica era prevista a un anno dalle nuove nomine. Il termine è scaduto da diversi mesi, ma non si hanno ancora notizie su chi ha superato il primo esame e chi no! Anche su questo sarebbe ora di essere conseguenziali con gli impegni assunti di fronte ai cittadini per una sanità più efficiente.
Nel futuro, grazie alla facilità di utilizzo delle nuove tecnologie, si potrebbe adottare anche un sistema diffuso e capillare di customer satisfaction, con questionari da sottoporre a pazienti e caregiver dopo le dimissioni ospedaliere o dopo aver usufruito (o tentato di usufruire), dei servizi territoriali o di emergenza/urgenza.
Potrebbe essere una buona idea anche quella di agganciare la scelta dei manager alla percentuale di adesione agli screening che, nel territorio di competenza, sono riusciti ad ottenere. Perché la vera partita per il miglioramento della nostra sanità si gioca sul piano della prevenzione.
Riduzione delle liste d’attesa, adesione agli screening, soddisfazione degli utenti e, dalla combinazione di questi risultati, una vera e propria classifica, con punteggi chiari e trasparenti. Offrendo ai più meritevoli, come avviene nei concorsi pubblici, la possibilità di scelta della propria sede. E lasciando una parte residuale delle “caselle” da assegnare, con questo immaginifico sistema, al sorteggio. Perché ci piacciono le minchiate? No di certo! Ma per garantire un necessario turnover, offrendo anche ai manager più giovani una possibilità.
Non ci illudiamo che questa proposta, certamente approssimativa e perfettibile, possa essere presa sul serio, ma che possa essere da stimolo sì! Ce lo auguriamo e ce lo aspettiamo. Un cambio di metodo è un atto dovuto verso tutti i siciliani ed anche (e forse soprattutto) verso quelle migliaia di professionisti della sanità che ogni giorno lavorano nell’ombra, arrivando a casa sfiniti, per poi vedere vanificati i propri sforzi dall’ennesimo caso politico. Noi che anche di buona sanità scriviamo, e scriviamo tanto, sappiamo che la politica è in debito soprattutto con loro.





