È trascorso quasi un anno da quando il prof. Francesco Patanè e l’équipe composta da cardiochirurghi e cardioanestesisti dell’Ospedale Papardo di Messina hanno realizzato il primo intervento di Bentall in Sicilia tramite l’ausilio del dispositivo Konect RESILIA, un condotto valvolato aortico altamente innovativo.
Insanitas ha voluto tracciare un bilancio insieme al prof. Patanè, indagando se tale strumento all’avanguardia abbia confermato le aspettative prospettate.
“Dopo la prima operazione eseguita lo scorso autunno – spiega il prof. Patanè – abbiamo effettuato anche altre procedure utilizzando la medesima tecnologia, per un totale di 17 interventi”. I risultati mostrati dal follow-up dei soggetti che si sono sottoposti all’operazione con Konect RESILIA sono stati incoraggianti: “Tutti e 17 i pazienti stanno bene e conducono una vita normale -aggiunge il primario – per tale motivo siamo estremamente soddisfatti di questo dispositivo, che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel nostro settore”.
Numerosi sono infatti i vantaggi offerti da questa innovazione: “In precedenza – chiarisce il professore – per realizzare un condotto biologico occorreva misurare e assemblare manualmente la valvola sul tubo a cuore fermo, allungando così di circa 20 minuti i tempi di clampaggio aortico e di circolazione extracorporea. Adesso invece, potendo disporre di un dispositivo già pre-assemblato, dopo aver preso le misure della valvola e aver aperto il condotto è possibile procedere immediatamente all’impianto”.
Un ulteriore beneficio è dato dalla durata nel tempo di questo tipo di protesi: “Il tessuto RESILIA – specifica Patanè -ha la caratteristica di poter durare circa 20 anni, contro i 10-12 anni delle altre bioprotesi. Questo ci permette di trattare pazienti più giovani, intorno ai cinquant’anni, ai quali prima doveva essere impiantata una valvola meccanica. Inoltre, grazie al condotto biologico, questi soggetti hanno l’enorme vantaggio di non dover più seguire la terapia anticoagulante a vita”.
L’applicazione del tessuto RESILIA, peraltro, non è recente ma avviene già da 8 anni, vantando importanti dati di follow-up a supporto. “Si tratta di un tessuto – afferma lo specialista – che può essere conservato a secco, in quanto viene sottoposto a uno specifico trattamento che elimina le aldeidi, ovvero quelle molecole che provocano il processo di calcificazione del tessuto pericardico, deteriorandolo. In questo modo invece, viene garantita una maggiore durata rispetto agli altri dispositivi”.
Oltre ad aver eseguito il primo impianto di Konect RESILIA, la stessa equipe ha applicato la prima Mitris RESILIA 4 mesi fa: una protesi biologica caratterizzata dal medesimo tessuto, destinata anch’essa a durare circa un ventennio. “Tale dispositivo – chiarisce il professore – si utilizza nelle valvulopatie mitraliche, nel caso in cui non sia possibile riparare la valvola nativa. Può essere destinato anche a pazienti di 50 anni, garantendo gli stessi vantaggi delle valvole biologiche rispetto a quelle meccaniche. Ad oggi infatti, abbiamo già realizzato 6 procedure con questa innovazione”.
In futuro, i prossimi passi che il team cardiochirurgico del Papardo intende compiere riguardano l’applicazione del Konect RESILIA nel campo della chirurgia mininvasiva: “Successivamente,” annuncia Patanè, “vogliamo infatti eseguire questo tipo di interventi non più in sternotomia, ma in ministernotomia o addirittura in minitoracotomia. Puntiamo quindi ad operare senza aprire completamente il torace, o attraverso un’incisione di circa 5 cm dello sterno, oppure attraverso un’incisione laterale direttamente vicino all’ascella, senza aprire lo sterno e divaricando in modo minimo le coste”.
“Il nostro progetto,” conclude il primario, “è infatti quello di cercare di essere sempre meno invasivi e di dare una risposta a 360° a tutte le patologie di interesse cardiochirurgico”.





