ASP di Caltanissetta: C.P.A per il contrasto alle tossicodipendenze e R.S.A riabilitative, potenziamento degli screening e sensibilizzazione alla prevenzione grazie alla collaborazione dei medici di Medicina Generale e dei farmacisti. Ecco le sfide e gli obiettivi del direttore generale Salvatore Lucio Ficarra (nella foto) intervistato da Insanitas.
Direttore, quali misure sono state messe in campo per incentivare la prevenzione?
«Stiamo potenziando gli screening mediante la collaborazione dei medici di Medicina Generale e delle farmacie, le quali, grazie ai nuovi decreti assessoriali ed ai protocolli d’intesa firmati con gli Ordini dei farmacisti, sono diventate parte attiva e integrante del sistema della prevenzione. Semmai, quello che manca è la risposta della popolazione, soprattutto di quella femminile. Nonostante la gratuità degli esami l’adesione non è molto confortante».
Secondo la sua esperienza, si tratta di indifferenza o superficialità?
«Sembrerebbe una stupidaggine ma una volta, una persona, alla quale chiesi perché si sottraesse agli screening, mi rispose che la sua ritrosia era dettata dalla “paura di sapere”. E questo vale anche per gli uomini».
Fatalismo ma forse anche pudore…
«Comprendo che la mammografia, il Pap Test e l’HPV siano un po’ invasivi ma agli uomini basterebbe una “spennellata” sulle feci tra l’altro con il kit fornito da noi».
La situazione sulle liste di attesa?
«A Caltanissetta abbiamo integrato al nostro sistema informatico CUP quello dei privati accreditati i quali, devono erogare le prestazioni richieste tenendo conto delle priorità. Prima, non essendo controllati, facevano come volevano. Ora, invece, per essere rimborsati dall’ASP, devono attenersi alle regole. Questo ci ha consentito di eliminare le liste di attesa per le prestazioni cosiddette “indice” che si concentrano sulla valutazione dei tempi di attesa per la specialistica ambulatoriale e sull’efficienza dei servizi mentre per le prestazioni strumentali è un po’ più complicato».
Perché?
«Abbiamo soltanto due risonanze, dunque, per potere incrementare il numero delle prestazioni, dovremmo acquistarne altre ma finanziamenti per ora non ce ne sono».
Per quanto riguarda il Dipartimento di emergenza, com’è la situazione a Caltanissetta e anche nelle città vicine?
«Sono stati nominati i Responsabili che mancavano in alcuni Pronto Soccorso, come a Mazzarino ad esempio. Quello di Gela era già nominato mentre quello di Niscemi è in via provvisoria. Purtroppo i medici che hanno partecipato all’avviso hanno poi rifiutato la nomina nonostante avessero una certa progressione economica. Per far fronte all’emergenza abbiamo messo in servizio quei pochi che hanno accettato. Inoltre, la nuova norma consente di riprendere i pensionati con incarichi professionali cosa che noi abbiamo fatto e quindi, ci danno una mano».
Cosa si potrebbe fare per convincere un medico a restare al Pronto Soccorso?
«Se si togliesse l’obbligo della specializzazione per prestare servizio al Pronto Soccorso molto probabilmente qualche risorsa in più si troverebbe. Nelle Guardie Mediche, anche quelle presenti nei paesini di montagna è così. E non hanno il supporto degli apparati presenti negli ospedali».
Quanto pesa la responsabilità di essere presenti nel front office sanitario?
«La responsabilità dei medici con i nuovi decreti che ha fatto lo Stato è stata fortemente limitata sia quella civile che quella erariale. E in più sono state anche riconosciute indennità aggiuntive. Dei enefit in questo senso ci sono stati».
Ci parli delle Case e degli Ospedali di Comunità
«Ne abbiamo avute finanziate 9 e 5 sono già state aperte: Riesi, San Cataldo, Mazzarino, Niscemi, Gela, oltre che Caltanissetta. Le restanti lo saranno entro maggio. Gli ospedali di Comunità invece sono due, Mazzarino e San Cataldo. Aprendo queste strutture, sempre che ci siano medici disponibili h24, ci sarà un filtro per gli accessi negli ospedali. Considerando che più del 40% degli accessi al Pronto Soccorso sono codici bianchi o verdi che potrebbero andare direttamente alla Guardia Medica o Case di Comunità, ci vuole un cambio di mentalità che resta comunque “ospedalocentrica” e dunque, ci si rivolge sia per le cronicità che per le acuzie all’ospedale piuttosto che a una medicina territoriale, di prossimità».
A fine marzo è scaduta l’ultima proroga per il Fascicolo Sanitario 2.0. All’ASP di Caltanissetta com’è la situazione?
«Abbiamo seguito tutte le direttive regionali e stipulato la convenzione con l’Ordine dei Medici di Palermo che sta gestendo la formazione per l’Ordine dei Medici di Caltanissetta. Naturalmente servirà il consenso dei pazienti per l’utilizzo di questi dati. E mi dicono che diversi utenti questo consenso non l’hanno dato».
Carenza di medici e assunzioni. Qualche aggiornamento.
«Abbiamo fatto più di trecento stabilizzazioni e dopo questo ci sono stati i concorsi pubblici e lei sa che i medici specializzandi possono essere assunti per un numero di ore limitato previo progetto formativo che rilascia l’Università. Speriamo piuttosto che specializzandosi restino da noi perché, si sa, i medici spesso sono attratti dall’opportunità dei grandi ospedali nelle grandi aree urbane».
Nel quadro dell’attuazione della Legge regionale n. 26/2024 in materia di dipendenze da sostanze stupefacenti e patologiche, anche l’ASP di Caltanissetta, ha aperto un C.P.A. (centro di pronta accoglienza).
«Abbiamo aperto un C.P.A a San Cataldo con venti posti letto. È comunemente conosciuto come Centro anti crack ed è una sorta di Comunità, nella quale vi sono anche spazi comuni, e serve ad allontanare i giovani dall’autodistruzione. Grazie alla apertura delle nuove strutture e la ristrutturazione di altri locali sarà possibile destinare spazi alle R.S.A dando così un buon sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. Questo ci consentirà di ampliare l’offerta sanitaria a prescindere dalle nuove Case di Comunità e dai due Ospedali di Comunità».
In queste R.S.A chi può accedere?
«Sono residenze a gestione pubblica e alcune a gestione privata anche se convenzionate con l’ASP ovviamente. Sono strutture di vero e proprio ricovero anche se per accedere bisogna avere certi requisiti. Sono strutture di riabilitazione e non di lunga degenza. Una mano per chi ha bisogno di cure e sostegno».





