Prevenzione, rete ospedaliera, Case e Ospedali di Comunità, partoanalgesia e Fascicolo Sanitario Elettronico. L’impegno e le sfide del Direttore Generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci, sono al centro dell’intervista di Insanitas.
Direttore, a che punto sono le azioni messe in campo per la prevenzione?
«Abbiamo messo in atto una campagna di sensibilizzazione e informazione rivolta alla popolazione in merito all’importanza degli screening oncologici. Investire sulla prevenzione significa ridurre la mortalità e risparmiare in futuro sulle cure, penso ai tumori diagnosticati in ritardo così come agli interventi chirurgici effettuati in fretta e furia per cercare di porre rimedio ad un’emergenza in corso. Non dobbiamo neanche dimenticare l’impegno dei familiari coinvolti nella gestione dei malati, al tempo che dedicano ad essi, alle ore lavorative perse e al peso psicologico di questo impegno gravoso».
I cittadini che vogliono fare prevenzione che iter devono intraprendere?
«Per usufruire delle visite gratuite e senza prenotazione bisogna presentarsi nelle giornate dedicate all’Open Day e in genere ne facciamo una al mese. Stiamo parlando di screening oncologici ovviamente. Inoltre, per venire incontro alle esigenze dei cittadini di tutta la provincia, abbiamo acquistato recentemente un mezzo mobile che raggiungerà anche i paesi di montagna dove mancano i Consultori e non ci sono mammografi per la diagnosi precoce del tumore al seno. Questo servizio sarà attivo fra pochi giorni».
Una prevenzione a tutto tondo…
«Non abbiamo tralasciato neanche la prevenzione degli incidenti sul lavoro con una campagna di informazione sia per i datori di lavoro che per i lavoratori che partirà a breve ma a noi preme anche la prevenzione secondaria».
Ovvero?
«Quella che riguarda gli stili di vita e dunque l’abuso di alcol, fumo, la sedentarietà e l’alimentazione. In Italia oggi, uno dei problemi riguardanti la salute è l’obesità infantile. I bambini oggi obesi saranno gli ipertesi, i cardiopatici e i diabetici di domani».
Per quanto riguarda invece la Case di Comunità?
«Ne abbiamo già inaugurate cinque e altre due saranno inaugurate giorno 30 marzo. Entro aprile saranno inaugurate l’80% di quelle previste che complessivamente saranno 19».
Quali benefici apporteranno queste strutture?
«In modo particolare ne trarranno vantaggio i malati cronici che hanno bisogno di assistenza. Sto pensando agli scompensati cronici, ai cardiopatici, ai diabetici e agli affetti da broncopneumatia cronica ostruttiva. In alcune Case di Comunità stiamo predisponendo l’accoglienza degli stomizzati. L’obiettivo è limitare il ricorso al Pronto Soccorso al quale ci si rivolgerà sempre nei casi di acuzie o di emergenza mentre le cronicità saranno gestite da queste strutture in gran maggioranza aperte h24. Inoltre stiamo aprendo anche 3 Ospedali di Comunità».
Cosa sono esattamente?
«Sono dei centri con 20 posti letto ciascuno dove ricoverare i pazienti che hanno bisogno di una degenza più lunga nonostante abbiano superato la fase acuta della malattia magari dopo un intervento chirurgico. Serve anche per la riabilitazione e cronicità per le quali non possono essere seguiti a casa. Consideri che questo aumenterà di 60 posti letto l’organico nella nostra provincia».
Il Fascicolo Sanitario Elettronico non sta avendo la diffusione che si auspicava. Ad Agrigento come va?
«Cerchiamo di rispettare i termini che ci sono stati assegnati dal PNRR e in particolare abbiamo avviato tutti i corsi di formazione professionale per i medici di base e gli specialisti e anche per i dipendenti che dovranno essere in grado di produrre documenti idonei all’inserimento nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Accedere ai dati sanitari di un paziente che si trova distante da casa e ha bisogno di assistenza è molto importante».
C’è chi parla di violazione della privacy. Lei è d’accordo?
«Non credo, anche perché è obbligatorio il consenso per l’accesso».
Sempre più mamme ricorrono alla partoanalgesia all’Ospedale San Giovanni di Dio. Un trend in continua ascesa che nel 2025 ha fatto registrare circa 900 procedure. In provincia è attivo solo questo reparto?
«La partoanalgesia ad Agrigento è un servizio già consolidato, ora stiamo lavorando per portarla anche a Sciacca. La partoriente che sceglierà di avere un parto indolore sarà assistita al meglio perché l’attività è garantita da un’équipe composta da anestesisti che assicurano continuità e qualità all’interno del percorso nascita promosso dall’Asp di Agrigento».
Mancanza di medici e nuove assunzioni. Ad Agrigento com’è la situazione?
«Abbiamo attivato tutti i concorsi sia per Direttori di Unità Operativa che per dirigenti, purtroppo combattiamo, ed è un problema nazionale, contro l’assenza di medici. Proprio in questi giorni ho notato che ad un concorso bandito per 3 posti di anatomia patologica non si è presentato nessuno all’esame scritto».
Come si può rimediare a situazioni del genere?
«Dovrò ricorrere ad altre soluzioni organizzative alternative, penso ad una convenzione con altri ospedali ma il problema più grave è l’assenza di medici specialisti nell’area dell’emergenza e della psichiatria in particolare e anche ovviamente in anatomia patologica».
La carenza dei medici nelle strutture pubbliche può essere riconducibile alla scelta di lavorare privatamente in quanto forse più conveniente?
«Se intendiamo la medicina come missione dovremmo accettare di essere precettati nei Pronto Soccorso e lo dico da medico. Sono convinto che una sorta di passaggio obbligato dei medici e degli infermieri nei Pronto Soccorso prima di accedere agli altri reparti garantirebbe un servizio ai cittadini e nello stesso tempo una simile esperienza potrebbe essere annoverata come un importante percorso formativo».





