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Giornata Mondiale contro il Cancro

Giusi, tre tumori ma senza mai perdere la speranza

Ha raccontato la sua esperienza in un libro autobiografico. Ecco anche la storia di una paziente di origine rumena assistita a Ragusa con tecniche radioterapiche avanzate.

Tempo di lettura: 5 minuti
4 Febbraio 2026 - di

Il 4 febbraio, Giornata mondiale contro il cancro, è un momento di riflessione ma anche di racconto. Racconto di prevenzione, di diagnosi precoce, di percorsi di cura che oggi, sempre più spesso, permettono di affrontare la malattia con strumenti efficaci e vicino casa. Ma anche racconto di persone, di vite attraversate dal cancro, che diventano testimonianza e messaggio di speranza per chi sta combattendo la stessa battaglia.

In Sicilia, accanto agli investimenti in tecnologia e innovazione sanitaria, continuano a emergere storie che parlano di fiducia nel sistema pubblico, di resilienza e di possibilità concrete di cura, senza dover necessariamente cercare risposte altrove.

La storia di Giusi: “La speranza è l’unica fede che non dobbiamo mai perdere”

Giusi Antoci, originaria di Ragusa, conosce il cancro da molti anni e da più punti di vista: da paziente e da caregiver. È lei stessa a raccontare la sua storia, un percorso lungo e complesso che l’ha messa più volte alla prova, trasformando l’esperienza della malattia in una testimonianza di consapevolezza, prevenzione e speranza.

La sua storia inizia nel 2009, quando scopre di avere un carcinoma. A novembre viene operata e nel 2010 affronta chemioterapia e radioterapia. Il tutto presso la struttura Humanitas di Catania. Sono mesi duri, segnati dal cambiamento del corpo, dalla paura, ma anche dalla necessità di continuare a vivere, lavorare, sentirsi donna. Nel 2013 la malattia colpisce anche la sorella. Giusi le resta accanto durante un percorso lungo e faticoso. Anni intensi, carichi di dolore e speranza insieme, che culminano nel 2018, quando il cancro si porta via sia la sorella che il padre, a distanza di pochi giorni. Un colpo durissimo, che segna profondamente la sua vita.

La battaglia, però, non è finita. Nel 2022 Giusi affronta un nuovo carcinoma, questa volta all’utero, che richiede un intervento chirurgico, a cui si sottopone al Cannizzaro di Catania. Poi, nel 2025, la scoperta di una mutazione genetica la conduce a una scelta difficile ma decisiva: una mastectomia preventiva che si rivelerà ancora una volta fondamentale per la sua salute. Durante l’intervento, infatti, i medici individuano un nuovo focolaio di carcinoma, ancora in una fase iniziale e non rilevabile con gli esami di routine, che sarebbe emerso solo più avanti nel tempo. Un riscontro che conferma quanto la prevenzione e le decisioni tempestive possano fare la differenza.

Oggi Giusi ha affrontato tre tumori, ma continua a testimoniare che la prevenzione, i controlli e la fiducia nelle cure possono fare la differenza. Ha raccontato la sua esperienza anche in un libro autobiografico (“Polvere d’oro. Una storia vera”) e lavora come dermomotivatrice, occupandosi di benessere e immagine per aiutare le donne a ritrovare fiducia in sé stesse durante e dopo le cure. In un capitolo del suo racconto sottolinea quanto prendersi cura di sé, anche esteriormente, aiuti a sostenere l’umore e la forza emotiva delle pazienti, elementi fondamentali nel percorso oncologico. Un metodo risultato efficace al punto da portarla a registrare il marchio Dermomotivazione Strategica™.

“La speranza è l’unica fede che non dobbiamo mai perdere”, ripete spesso Giusi, trasformando la sua esperienza in un messaggio di incoraggiamento per chi oggi sta lottando.

Quando la tecnologia evita di rinunciare alle cure: la storia raccontata dalla dottoressa Anna Corallo

Se la storia di Giusi racconta quanto il cancro possa segnare un’intera vita, quella condivisa dalla dottoressa Anna Corallo, medico della U.O.C. di Radioterapia oncologica all’ospedale “Maria Paternò Arezzo” di Ragusa, mostra come oggi l’innovazione tecnologica possa cambiare concretamente il destino dei pazienti.

La dottoressa racconta l’incontro con una paziente di origine rumena, una donna che lavora come badante e percepisce uno stipendio molto basso. Convinta di dover affrontare i tradizionali protocolli di radioterapia, che prevedono 25-30 sedute distribuite in cinque settimane, la paziente aveva già messo in conto di rinunciare alle cure: ogni giorno avrebbe dovuto pagare qualcuno per accompagnarla, non avendo un’auto di proprietà, una spesa per lei insostenibile.

Grazie alle tecniche radioterapiche avanzate rese possibili dai nuovi acceleratori lineari, è stato invece possibile proporle un trattamento in sole cinque sedute, in una sola settimana. Una soluzione clinicamente efficace, più mirata e rispettosa degli organi sani, che ha permesso alla donna di curarsi senza dover scegliere tra la salute e la sopravvivenza economica.

Di fronte a questa possibilità, la paziente si è commossa. «Aveva pensato di dover rinunciare alle cure- racconta la dottoressa Corallo- e invece la tecnologia le ha restituito non solo una terapia, ma la speranza».

Nella Giornata mondiale contro il cancro, storie come quelle di Giusi e della paziente seguita a Ragusa raccontano due facce della stessa realtà: da un lato il peso umano della malattia, dall’altro l’importanza di investire in prevenzione, diagnosi precoce e innovazione, per garantire cure efficaci, accessibili e vicine alle persone. Perché la lotta contro il cancro non è fatta solo di numeri e tecnologie, ma di vite che continuano, scelte difficili, fiducia e speranza, quella che– come ricorda Giusi– non dovrebbe mai andare perduta.

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