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L'approfondimento

Prevenzione della salute maschile: l’importanza di iniziare i controlli sin da giovani

L’intervista di Insanitas a Mario Falsaperla, Direttore della U.O.C. di Urologia dell’Arnas Garibaldi di Catania.

Tempo di lettura: 6 minuti
17 Dicembre 2025 - di

Secondo gli studi scientifici uomini e donne presentano differenze nello stato di salute, così come nel rischio di sviluppare malattie. In questa prospettiva il Ministero della Salute, dopo aver istituito nel 2015 la Giornata nazionale della salute della donna, che ricorre il 22 aprile, ha promosso per il secondo anno consecutivo la Giornata nazionale per la salute dell’uomo, che si celebra l’11 novembre.

La Giornata si inserisce nel mese dedicato alla prevenzione del tumore della prostata e, più in generale, alla prevenzione maschile grazie a Movember, il movimento internazionale nato in Australia nel 2003 per accendere i riflettori sulla salute maschile in tutte le fasi della vita, il cui nome deriva dall’unione delle parole moustache (baffi) e november (novembre).

In questo contesto, l’obiettivo del Ministero della Salute, sostenuto dal messaggio “La prevenzione maschile non è un optional” è ricordare quanto sia importante prendersi cura della propria salute sin da giovani, richiamando l’attenzione sulla prevenzione e diagnosi precoce dei tumori urogenitali.

Secondo quanto emerge infatti dal rapporto dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) “I numeri del cancro 2024” nel 2024 in Italia, il tumore della prostata è risultato la neoplasia più frequente negli uomini con 41.192 nuove diagnosi; mentre ogni anno in Sicilia in media sono 2.339 i nuovi casi di tumore della prostata riscontrati. A questo si aggiunge il quadro culturale, da cui emerge che gli uomini si ammalano di più, fanno meno prevenzione e tendono a rimandare i controlli sebbene la prevenzione rimanga lo strumento più efficace per individuare precocemente eventuali problemi e mantenere il benessere nel tempo.

Di prevenzione e salute maschile abbiamo parlato con il dott. Mario Falsaperla, Direttore della U.O.C. di Urologia dell’Arnas Garibaldi di Catania, rientrato tra i 156 ospedali italiani che, nel 2025, hanno ricevuto il “Bollino azzurro” dalla Fondazione Onda Ets, simbolo di eccellenza nel trattamento del carcinoma prostatico.

Con quali esami si scopre il carcinoma prostatico?
«Superati i 45 anni, nel caso di pazienti con una familiarità per il tumore alla prostata, o a 50 anni nei pazienti che non abbiano la familiarità, è possibile effettuare una diagnosi precoce attraverso una visita clinica, che consiste prevalentemente nell’esplorazione digito-rettale della prostata e il PSA. Alla luce di questi parametri, se c’è un dubbio diagnostico, cioè se il PSA è oltre i limiti della norma, o se c’è una esplorazione prostatica positiva, bisogna ricorrere ad esami di secondo livello, che sono prevalentemente la risonanza magnetica multiparametrica, attraverso la quale si può, nel caso in cui ci fosse un sospetto di tumore alla prostata, eseguire una biopsia fusion cioè una biopsia mirata sulle zone sospette e identificate».

Culturalmente gli uomini tendono a controllarsi di meno rispetto alle donne o tardi, quando intervenire è più complicato. A che età è importante iniziare i controlli?
«Per quanto riguarda i tumori va bene iniziare a controllarsi dai 45-50 anni in poi, ma la parte urologica non è soltanto legata alla parte oncologica. Va considerata anche la parte andrologica, quindi nei ragazzi già in età puberale, bisogna fare dei controlli per escludere patologie come il varicocele, che poi possono predisporre a problematiche inerenti alla fertilità».

Ci sono esami specifici da fare?
«Sì, nel ragazzo va fatto un esame dello sperma, uno spermiogramma per capire se c’è una problematica di fertilità, in età post-puberale. Mentre nell’adulto, per il tumore alla prostata, il PSA, l’esplorazione anorettale della prostata e, se è necessaria, la risonanza magnetica multiparametrica. Per altre problematiche come il tumore al rene,  basta una semplice ecografia per fare una diagnosi precoce. Anche per i tumori alla vescica, va bene un’ecografia o, nel caso in cui ci fosse sangue nell’urina, si può indagare con altri esami di secondo livello, come un esame citologico delle urine o una cistoscopia».

Quali sono i segnali a cui prestare attenzione in base alla fascia di età?
«Nel giovane, per il varicocele, la presenza di senso di tensione o peso, a livello del testicolo, prevalentemente a sinistra. Nel giovane adulto il rischio di prostatite, i problemi dal punto di vista minzionale, come il fatto di andare spesso a fare pipì, avere difficoltà a trattenerla, avere un getto lento, dolore a livello perineale. Questo può essere indicativo di una prostatite.  Per quanto riguarda i sintomi del tumore alla prostata, questi purtroppo si verificano solo in fase tardiva, quindi non possono essere identificati. I tumori alla vescica infine, possono dare sangue nelle urine mentre i tumori al rene, senso di tensione a livello lombare».

Come sono composti i vostri servizi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione in ambito andrologico?
«Per quanto riguarda la diagnosi, questa è o laboratoristica o ecografica, mentre nel secondo livello per i tumori alla prostata la diagnosi viene fatta attraverso la biopsia oppure, nel caso di tumori sospetti a livello vescicale o renale, attraverso una TAC o una risonanza magnetica. La riabilitazione andrologica invece viene fatta nel paziente dopo intervento chirurgico a livello prostatico,  per questo ci sono infatti ambulatori dedicati e si può ricorrere a varie modalità. Oltre ai farmaci, per esempio, c’è la possibilità di utilizzare sistemi che si chiamano Vacuum Device o delle onde d’urto a livello del pene, che aiutano l’erezione nel post-operatorio, oppure ancora delle farmacoterapie, attraverso delle iniezioni a livello dei corpi cavernosi».

I percorsi di cura per il tumore della prostata?
«Dipende sempre dallo stadio della malattia. Nei casi in cui c’è una malattia loco regionale, quindi organo confinata, si può agire attraverso l’intervento chirurgico, prevalentemente in chirurgia robotica, oppure con la radioterapia o con delle terapie focali. Nelle fasi invece avanzate bisogna ricorrere a trattamenti combinati, che possono essere o la parte chirurgica, o la radioterapia associata a terapia ormonale o anche ormone-chemioterapia».

Cosa si potrebbe fare per migliorare i percorsi di prevenzione e cura in questo ambito?
«Intanto bisogna sensibilizzare i pazienti facendo comprendere che una diagnosi precoce aiuta a fare una terapia mirata e che la terapia consente poi di avere una guarigione assoluta.  I percorsi di cura sono già definiti, ci sono dei PDTA specificatamente per i tumori alla prostata, che vengono eseguiti nella maggior parte delle aziende ad alto volume. Quindi esistono e sono disponibili, ma deve essere prevalentemente il paziente ad essere stimolato ad eseguire i controlli. Così come nella donna i controlli iniziano dal ginecologo in età comunque puberale, lo stesso dovrebbe essere fatto per l’uomo in ambito urologico».

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