Sicilia zona arancione, Razza: «Decisione ingiusta e metodo non uguale per tutti»

5 Novembre 2020

La conferenza stampa dell'assessore regionale alla Salute: «Il mio primo istinto è stato quello dell'impugnazione, ma poi ho riflettuto sul fatto che i tempi sarebbero stati maggiori dei 15 giorni previsti dal decreto del premier».

 

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PALERMO. «Il mio primo istinto è stato quello dell’impugnazione, ma poi ho riflettuto sul fatto che i tempi sarebbero stati maggiori dei 15 giorni di durata previsti dal decreto del premier».

Lo ha detto l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, durante una conferenza stampa commentando la decisione del governo nazionale di considerare la Sicilia come zona arancione.

Riferendosi agli indicatori, Razza ha sottolineato che «nessun dato relativo alla capacità di monitoraggio è stato considerato negativo. Inoltre relativamente all’aumento dei positivi sul numero di tamponi effettuati la percentuale di altre regioni è più ampia».

A proposito di dati, Razza ha precisato: «In Sicilia l’indice RT era di 1.42, migliore di ben sedici tra regioni e province autonome. Inoltre in base al nuovo report siamo ulteriormente calati, certamente ora siamo al di sotto dell’1,4. È normale che ci siano focolai, circa 150 in più a settimana, ma c’è chi ha 4.000 positivi al giorno e dichiara meno focolai. Sul tema dell’occupazione dei posti letti si sono sbizzariti sciacalli, male-informati e odiatori di professione: non è vero che la Sicilia non è in grado di ricoverare i pazienti e lo dico dati alla mano. Al 25 ottobre le terapie intensive erano occupate al 15 per cento e il tasso di occupazione dei posti letto di area medica era 0.19, tutto ciò senza considerare il nuovo piano approvato in questi giorni dal Comitato tecnico scientifico regionale».

Sulle zone rosse, l’assessore alla Salute ha affermato: «Ritengo che abbiamo fatto bene, riducendo e circoscrivendo la catena di contagio e comunicando i dati con assoluta trasparenza. L’epidemia da noi come nel resto del mondo è in una fase di crescita, ma ciò che ha ferito i siciliani è che l’attribuzione dell’area di rischio non sia legata a valutazione oggettiva dei dati e abbia fornito l’inesatta impressione che qui il sistema sanitario fosse meno preparato di altrove. Non comprendo come sia possibile che Regioni che stiano montando ospedali da campo mostrino un indice diverso. Se il sistema non ha difficoltà superiori, se l’indice di occupazioni ci porta al di sotto dei parametri, se il contagio c’è, ma c’è anche lo screening, la decisione di considerarci “zona arancione” appare difficilmente spiegabile. Ho il diritto di chiedere che il metodo sia uguale per tutti».

Inoltre l’assessore ha annunciato che domani ci sarà un incontro riservato tra i vertici delle Regioni e il ministro della Salute: «Sono certo che avremo occasione di confrontarci».

Ad intervenire è stato pure Salvatore Scondotto, coordinatore della Struttura sanitaria di supporto per l’emergenza Covid: «In Sicilia ci sono 22 casi ogni diecimila abitanti, siamo la quart’ultima regione come incidenza di Covid-19 nelle ultime due settimane. In ogni caso siamo consapevoli che tra la prima e la seconda settimana di ottobre c’è stato un aumento dell’85 per cento dei casi nella nostra regione, così come sono aumentati i focolai».

Il professore Antonino Giarratano, componente del Cts regionale, ha affermato: «Ritengo che sotto il profilo del rischio clinico l’Italia sia tutta “arancione” con diverse chiazze rosse, anche pesanti come in Lombardia, Puglia e Campania. Certamente non si comprende come il rigore delle misure sia a macchia di leopardo».

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