setticemia

Sepsi, in Sicilia oltre ventimila casi: ogni anno i morti sono circa cinquemila

9 Settembre 2019

Si tratta di una risposta sregolata del sistema immunitario ad un’infezione che interessa tutto l’organismo. L'intervista di Insanitas ad Antonello Giarratano, direttore del Dipartimento di Emergenza- Urgenza e della Scuola di specializzazione di Anestesia e Rianimazione del Policlinico “Giaccone” e presidente designato della SIAARTI.

 

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La sepsi è una condizione clinica molto frequente, di difficile gestione ed è associata ad una elevata mortalità, che varia dal 25% fino al 70% nei casi più gravi di shock settico. Si tratta di una risposta sregolata del sistema immunitario ad un’infezione che interessa tutto l’organismo.

L’incidenza è di 400 casi ogni 100.000 abitanti, ovvero superiore a quella dell’infarto del miocardio, dello stroke (ICTUS emorragico) e del cancro. Si stima che in Italia ci siano circa 240.000 nuovi casi di sepsi all’anno.

In Sicilia, su oltre 5 milioni di abitanti, il numero di casi di sepsi è superiore a 20.000, per un numero di morti stimato di circa 5000/anno.

La sepsi interessa tutte le età ed i pazienti colpiti hanno provenienza variegata: dal territorio alle terapie intensive, dalle lungodegenze alle aree di emergenza. La nostra regione sul punto è all’avanguardia grazie al progetto “Sep.Si Sicilia” (supportato dai fondi PSN 2016), approvato lo scorso primo giugno e varato nel contesto della Rete Regionale Emergenza- Urgenza.

Insanitas ha intervistato il prof. Antonello Giarratano, direttore del Dipartimento di Emergenza- Urgenza e della Scuola di specializzazione di Anestesia e Rianimazione del Policlinico Giaccone di Palermo, anche presidente designato della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia e Rianimazione).

Professore qual è lo stato dell’arte?
«Negli ultimi dieci anni le ospedalizzazioni per sepsi sono più che raddoppiate. Occorre implementare le conoscenze sulla gestione del paziente settico, a fronte della scarsa consapevolezza sul tema, non solo da parte della popolazione generale, ma spesso anche degli operatori sanitari, per rendere più efficienti le cure ai pazienti settici, migliorando la sopravvivenza ma anche per ottimizzare le risorse presenti in Regione».

L’obiettivo di fondo di questo Percorso Terapeutico Assistenziale?
«È quello di standardizzare e rendere omogeneo sul territorio il percorso di diagnosi e cura dei pazienti settici, per migliorare la sopravvivenza, garantendo il massimo livello di cure ed assistenza possibile, attraverso uno strumento appropriato. È, infatti, dimostrato che la gestione ed il trattamento delle Sepsi dev’essere multidisciplinare e aderente a raccomandazioni codificate da linee guida internazionali. Assumono rilievo i percorsi di formazione ed educazione, che sono parte integrante di questo progetto. Grazie a questo PDTA (Percorso Terapeutico Assistenziale), che nasce dalla sinergia tra Assessorato e Società scientifiche, oggi possiamo migliorare la sopravvivenza dei pazienti settici».

Perché la sepsi rappresenta un’ emergenza?
«Perché è legata al fattore tempo: il ritardo nella diagnosi e trattamento aumenta in modo esponenziale la mortalità e in area critica tale sindrome è causata da germi sempre più multiresistenti, molto difficili , talvolta impossibili, da trattare. Quindi prima diagnostichiamo correttamente una sepsi e prima interveniamo con terapie antibiotiche adeguate e più possibilità abbiamo di salvare il paziente. Ecco perché questo progetto trova una sinergia multidisciplinare di tutte le società scientifiche coinvolte nel processo di controllo delle infezioni».

La proiezione dei dati epidemiologici in prospettiva futura?
«Non è confortante: fino al 2050 si prevede una crescita esponenziale del numero dei casi con un’incidenza pari a circa 1.5% all’anno per i prossimi 50 anni».

Le tappe più salienti di quello che oggi è ormai un progetto ufficiale?
«Si è partiti dalla realizzazione di un pool multidisciplinare di esperti nazionali, ma radicati in Sicilia, con riconosciuta esperienza clinica e scientifica nell’ambito della gestione del paziente settico. Dopo un primo meeting del settembre 2018 si è tracciata la prima stesura delle raccomandazioni sulla base delle evidenze disponibili in letteratura internazionale. In una seconda riunione, del febbraio 2019, ogni team ha discusso le raccomandazioni e valutata l’applicabilità̀ sul territorio nei vari ambiti. Poi è stata preparata la versione finale del PTDA Sepsi-Shock Settico, che è stata discussa in sede plenaria da un’ulteriore team di esperti/revisori (con differente background specialistico e in rappresentanza di varie Società Scientifiche di riferimento)».

Quali risultati vi attendete ?
«Che il riconoscimento precoce già sul territorio e in pronto soccorso, ma anche nei reparti ospedalieri, possa determinare una drastica riduzione della mortalità. Questo è il fine della “Surviving Sepsis Campaign” (Campagna mondiale) dedicata al tema e la Sicilia in tale direzione si pone come Regione guida nel panorama nazionale».

In cantiere un appuntamento importante…
«Sì. Il 24 ed il 25 settembre a Palermo si svolgerà il Masterclass “Infezioni e Sepsi”, di cui sono responsabile scientifico: si tratta di un’occasione formativa itinerante in Italia e qualificata anche dalla partecipazione ai lavori di autorevoli colleghi, che rappresentano tutte le maggiori società scientifiche coinvolte».

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