Se il momento più bello diventa un incubo: dalla campagna #bastatacere nasce un progetto di legge per tutelare le partorienti

3 Maggio 2016

Presentato dall’onorevole Adriano Zaccagnini (Pdl), vuole difendere le donne vittime della violenza ostetrica. Gli standard qualitativi vorrebbero che ci fosse una ostetrica per ogni donna, invece oggi un’ostetrica può trovarsi a seguire nello stesso tempo due o tre donne in travaglio. Nostra intervista a Elio Lopresti, presidente del Collegio provinciale degli Ostetrici di Palermo.

 

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«Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato per la promozione del parto fisiologico»: è il progetto di legge presentato dall’onorevole Adriano Zaccagnini  (Pdl), nato dall’esigenza di tutelare le donne che si apprestano a vivere il momento più bello della loro vita, il parto. Momento che per molte, però, spesso si è trasformato in un vero e proprio incubo.

Questo è infatti quello che sostengono le migliaia di donne che in meno di 48 ore hanno aderito alla campagna #bastatacere lanciata nei social da Elena Skoko e Alessandra Battisti del network internazionale “Human Rights in Childbirth” (Diritti Umani alla nascita).

Sui post lasciati da quelle donne c’è di tutto, veri e propri racconti dell’orrore che provengono dai reparti di maternità, e in cui per lo più si parla di punti di sutura, manovre invasive, cesarei praticati senza reale bisogno e senza il consenso della donna per finire, nei casi più gravi, a kristeller ripetuti e con distacchi di placenta.

Per non parlare delle testimonianze di chi, lasciata sola nel momento del travaglio e in quello delicato dell’allattamento, avrebbe ricevuto assistenza dall’ostetrica di turno solo nel momento vero e proprio del parto e con metodi per lo più sbrigativi che rispondevano più al dovere di seguire rigidi protocolli organizzativi che a dare serenità e rassicurazioni alle neomamme.

I racconti delle mamme “ferite” nel corpo e nella psiche potrebbero dunque convincere il Parlamento a votare la proposta di legge, sulla “violenza ostetrica” presentata dal deputato Adriano Zaccagnini che andrebbe a punire proprio quei comportamenti medici violenti sulle donne in procinto di partorire.

Un progetto di legge che, ha tenuto a precisare Zaccagnini, non può in alcun modo essere inteso come un attacco alla categoria medica in quanto «la protezione dei diritti fondamentali della donna e del bambino sono requisiti imprescindibili per erogare una cura rispettosa e di qualità, anche nell’interesse del personale sanitario coinvolto».

Noi di Insanitas abbiamo sentito il presidente del Collegio provinciale degli Ostetrici di Palermo, Elio Lopresti che ha fatto il punto sulla questione e dell’assistenza ostetrica negli ospedali dell’Isola.

«La questione è delicata – afferma Lo Presti – e se accadono situazioni di questo tipo consiglio alle donne di segnalarli all’ordine professionale di competenza per territorio. Sulla questione non si può generalizzare, di certo ritengo sia un fatto culturale su più fronti: le partorienti richiedono spesso un atteggiamento interventista. Per non parlare del rifiuto all’induzione del travaglio e delle eccessive richieste di ricorso al taglio cesareo. Sul percorso nascita bisogna ancora lavorare tanto e tanti gli ostacoli da rimuovere. Un di questi è rappresentato da un’assistenza medicocentrica, nonostante la letteratura scientifica attribuisca all’ostetrica/o, in ogni paese del mondo, un ruolo specifico e determinate per il miglioramento della qualità dell’assistenza».

«Altro ostacolo – continua Lopresti – è rappresentato da modelli organizzativi obsoleti dei punti nascita dove il numero delle Ostetriche è molto esiguo e nelle unità operative di ostetricia/ginecologia e neonatologia operano altre figure professionali che non assicurano l’appropriatezza delle cure e tanto meno la riduzione del rischio clinico. Gli standard qualitativi vorrebbero che ci fosse una ostetrica per ogni donna, invece oggi un’ostetrica può trovarsi a seguire nello stesso tempo due o tre donne in travaglio. Come si può entrare in relazione, fornire supporto adeguato?».

«Per ciò che attiene la proposta di legge dell’onorevole Zaccagnini- aggiunge Lopresti- anche se ne condivido lo spirito a mio avviso non è necessaria poiché il cittadino può beneficiare di quanto previsto dall’art. 32 della Costituzione, per il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”».

Infine Lopresti sottolinea: «I sanitari, tanto ostetrico/a tanto medico, hanno il dovere deontologico di fondare la propria opera assistenziale scientificamente validata ed appropriata, nel rispetto della dignità e della libertà del cittadino. Ritengo invece indispensabile privilegiare interventi strategici volti a realizzare modelli organizzativi funzionali,  sicuri ed a misura di donna e bambino e alla prevenzione delle  discriminazioni professionali».

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