sclerosi multipla

Sclerosi multipla, Mancardi (presidente nazionale della S.I.N.): «Ecco le terapie disponibili»

28 Maggio 2019

Si tratta di uno dei temi discussi a Pantelleria durante il congresso "Highlights in Neurology II".

 

di

Novità su Sclerosi Multipla, Ictus, demenza e emicrania. Si stanno confrontando su questi temi esperti da tutta Italia e di fama internazionale da ieri (domenica) impegnati a Pantelleria nel congresso “Highlights in Neurology II”, organizzato dal presidente regionale della Società Italiana di Neurologia, Michele Vecchio.

Ad aprire il congresso con una Lectio Magistralis sul “Trapianto delle cellule staminali una realtà proiettata al futuro” è stato il professore Gianlugi Mancardi (nella foto, Clinica Neurologica Università di Genova, Presidente della Società Italiana di Neurologia).

E sempre durante il congresso, un annuncio è arrivato da Giancarlo Comi (Direttore del Dipartimento di Neurologia e dell’Istituto di Neurologia Sperimentale presso l’Istituto San Raffaele di Milano, presidente della European Charcot Foundation): «Trenta milioni di euro per un programma quinquennale relativo allo studio della fase più avanzata delle forme progressive di sclerosi multipla. È quanto sta stanziando la “International Progressive Multiple Sclerosis Alliance” di Londra che ho l’onore di copresiedere. L’obiettivo è portare entro cinque anni almeno due terapie nuove per la cura di questa malattia».

Professore Mancardi questa è la Settimana della Sclerosi Multipla…

«È una malattia frequente che colpisce, come esordio, le persone tra i 20 e i 40 anni. Noi sappiamo di avere circa 120 mila pazienti in Italia. Colpisce più il sesso femminile che quello maschile, perché come tutte le malattie autoimmuni è più frequente nelle donne con un rapporto di circa 3 a 1. Circa 20-25 mila pazienti hanno un’importante disabilità cioè non sono in grado più di camminare, sono in carrozzina, e 7 mila sono sostanzialmente “allettati” e hanno perso l’uso dei quattro arti. La situazione grazie alla ricerca sta cambiando radicalmente perché abbiamo ora a disposizione più di 15 diverse terapie che sono modulabili tra quelle più leggere, e quindi con un migliore profilo di sicurezza, e quelle più pesanti, più efficaci ma con qualche problema per ciò che concerne la sicurezza».

Quali le nuove terapie in arrivo?

«Il futuro, che poi è già presente, è quello intanto di fare la diagnosi precocemente e questo non è difficile perché in Italia abbiamo un sistema sanitario e dei centri di Sclerosi Multipla molto attivi e all’avanguardia sparsi diffusamente in tutto il territorio nazionale, comprese le isole. In Sicilia ve ne sono molti particolarmente efficienti. Quindi fare una diagnosi precoce, iniziare subito una terapia importante, lasciando perdere i farmaci meno efficaci, controllare costantemente la situazione clinica e la risonanza magnetica in maniera tale da essere sicuri che la malattia sia il più possibile ferma e andare avanti così cerando di tenerla il possibile inattiva e cercando di evitare le ricadute. Non si deve aspettare che la malattia entri in una fase progressiva, cosa che succede in genere 10 o 15 anni dopo l’esordio, perché la fase progressiva ha dei meccanismi di danno che sono diversi rispetto alla fase infiammatoria e lì abbiamo meno armi. Quindi bisogna agire subito, quando il paziente sta ancora bene e lì fare le terapie importanti e non perdere anni altrimenti il paziente non lo recuperiamo più bene».

Lei durante la Lectio Magistralis ha parlato di cellule staminali…

«Noi intendiamo una chemioterapia che poi è seguita dalla reinfusione di cellule staminali ma non per ricostruire il sistema danneggiato ma per evitare che il paziente rimanga in aplasia midollare dopo la chemioterapia. Questa è una terapia sperimentata da ormai 40 anni. Venti sono stati dedicati allo studio nell’animale, negli ultimi 20 anni nel mondo tutti i grandi paesi hanno lavorato a questo tipo di approccio che però è dedicato a quel 10-15% di persone con Sclerosi Multipla molto aggressiva. La terapia funziona, non c’è alcun dubbio. Quindi ci troviamo in una situazione ideale dove abbiamo terapie tradizionali molto efficaci e quando, nei casi molto aggressivi non sono efficaci, abbiamo questa arma che è il trapianto autologo che però ha effetti collaterali. Ha un rischio di mortalità intorno all’1%, quindi è tutt’altro che banale, e va fatta solo su pazienti selezionati. Stanno partendo nel mondo, Stati Uniti, Inghilterra, Nord Europa e anche in Italia degli studi di fase III randomizzati che ne dimostreranno alla fine l’efficacia».

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV