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Sclerosi multipla, arriva in Italia un nuovo farmaco a carico del Servizio Sanitario nazionale

9 Ott 2018

La molecola si chiama ocrelizumab e ha ricevuto l'approvazione dell'Agenzia italiana del Farmaco, con erogabilità solo in ambito ospedaliero. Entro fine anno potrebbe già essere impiegato anche in Sicilia. Intervista a Michele Vecchio, primario di Neurologia all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta.

 

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Una nuova terapia contro la sclerosi multipla è ora disponibile in Italia a carico del Servizio Sanitario Nazionale. La molecola si chiama ocrelizumab e ha ricevuto l’approvazione dell’Agenzia italiana del Farmaco, con erogabilità solo in ambito ospedaliero.

Il farmaco ocrelizumab di Roche è stato approvato nell’Unione Europea per il trattamento della sclerosi multipla nelle forme recidivante e primariamente progressiva e entro fine anno potrebbe già essere impiegato anche in Sicilia. La pubblicazione in Gazzetta è arrivata infatti il 3 settembre e adesso spetterà alle singole Regioni metterlo a disposizione degli ospedali e quindi dei pazienti.

«Siamo contenti- dichiara Michele Vecchio (nella foto),  primario del reparto di Neurologia dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta- perché si apre un nuovo spazio di cura per i pazienti. Si tratta di un anticorpo monoclonale che agisce sui linfociti B quindi innovativo per quanto riguarda il meccanismo di azione e soprattutto ci dà la possibilità di curare quelle forme di Sclerosi Multipla che fino ad oggi non avevano delle terapie specifiche. Mi riferisco alle forme primariamente progressive che fino ad oggi erano lasciate al loro destino e l’evoluzione andava in una direzione non determinabile dai farmaci, ma gli studi hanno anche messo in evidenza come il farmaco è molto attivo anche nelle forme recidivanti con dei risultati ottimi».

Vecchio aggiunge: «Il farmaco ha altre due caratteristiche positive, una sicurezza dell’impiego e quindi la facile gestibilità e soprattutto il fatto che sarà somministrato una volta ogni sei mesi. Ciò consentirà al paziente di fare una vita normale. Un farmaco di questo tipo ci consente di chiudere il cerchio dell’offerta farmacologica per la cura di una malattia che in Italia colpisce 120 mila persone con 3.500-4.000 casi nuovi all’anno. La ricerca negli ultimi anni ha fatto molti passi in avanti. L’Italia, grazie alla presenza di leader mondiali, svolge un ruolo attivo nell’elaborazione di studi clinici specifici».

«Nel contesto italiano la Sicilia si pone in prima linea con la organizzazione di centri dedicati. Desidero ricordare- continua Vecchio- l’azione positiva e propositiva del professore Francesco Patti dell’Università di Catania riconosciuto e stimato professionista in ambito nazionale e internazionale che, in qualità di responsabile del gruppo Sclerosi Multipla della Società Italiana Neurologia opera affinché, si determini un’uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale per i pazienti affetti da Sclerosi Multipla».

«A tal fine è in corso l’elaborazione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale per mantenere e migliorare lo standard assistenziale che i centri Sclerosi Multipla offrono. L’esempio di presa in carico elaborato in Italia con la costituzione dei centri di Sclerosi Multipla rappresenta un’eccellenza nel panorama mondiale. Auspichiamo, come detto autorevolmente dal professore Patti, che il nuovo farmaco venga nel più breve tempo possibile messo a disposizione dei centri per la cura della Sclerosi Multipla in quanto le aspettative dei pazienti al momento sono molto alte».

In Sicilia l’assistenza è organizzata in centri Hub e Spoke con autorizzazione di farmaci di I e II linea in ragione dell’esperienza che ogni centro ha nel suo contesto. Il centro di Caltanissetta è riconosciuto come Hub quindi autorizzato ad entrambe le terapie e copre l’utenza di tutto il centro Sicilia.

Il primario del Sant’Elia sottolinea: «L’ocrelizumab arriva ultimo insieme a tutto l’armamentario farmacologico in uso per la cura di questa patologia, consentendo ai sanitari non solo di determinare una cura più completa ma garantendo anche la sicurezza. La presa in carico di un paziente è legata ad un progetto di vita dove non è importante solo il farmaco ma anche i vari aspetti affettivi, relazionali e sociali, lavorativi. E per questo è necessario accompagnare i pazienti in un’esistenza in cui essere veri protagonisti al di là della malattia».

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