Sanitari stressati dal Covid-19? Ecco un’oasi di decompressione psico-fisica

2 Novembre 2020

‘MetaEmotional Dedact’, nasce dall’idea di un gruppo di lavoro guidato dalla psicologa Antonella D’Amico, ricercatrice dell’Università di Palermo, e dell’architetto Giuseppe Cascino insieme con il team dello studio di architettura ZEROUNO.

 

di

Un’oasi di decompressione emotiva in questo tempo di pandemia da Covid-19 e di emergenza sociosanitaria all’interno di un modulo prefabbricato e autonomo che si serve di tecnologie intelligenti, altamente innovative, immersive ed interattive per tutelare la salute psicologica, garantendo comunque la relazione umana in sicurezza attraverso l’attivazione del supporto psicologico in presenza o online.

Un sistema che può venire incontro a medici, infermieri, operatori sociosanitari che lavorano da mesi in condizioni di forte stress e che possono recuperare il loro benessere psico-fisico dopo il turno di lavoro.

È ‘MetaEmotional Dedact’, progettato con soluzioni architettoniche a ridotto impatto ambientale, dotato di sistemi tecnologici all’avanguardia e rappresenta il connubio intelligente tra psicologia, architetettura ed innovazione. Infatti, nasce dall’idea di un gruppo di lavoro guidato dalla psicologa Antonella D’Amico, ricercatrice dell’Università di Palermo e direttore scientifico di ‘MetaIntelligenze onlus’, e dell’architetto Giuseppe Cascino insieme con il team dello studio di architettura ZEROUNO. Ma si può rivolgere anche a pazienti con patologie croniche, degenerative, oncologiche, cardiovascolari, autoimmuni; bambini ed adolescenti o in situazione di disabilità.

“MetaEmotional Dedact- spiega Antonella D’Amico- è concepito come un canale di decompressione emotiva all’interno del quale l’utente può fruire di esperienze di rilassamento e stimolazione multisensoriale. Numerose ricerche documentali condotte prima della realizzazione del progetto hanno confermato che, a livello nazionale ed internazionale, non esiste alcuna struttura né servizio che possa essere ricondotta a quella che la nostra idea, benché le metodologie di intervento in esso previste sono già convalidate in numerose ricerche internazionali”.

L’idea è quella di collocare queste unità, divise all’interno in zone, dentro o in prossimità dei presidi ospedalieri ed è stata già proposta ad alcune organizzazioni sanitarie.

“Da quando la pandemia ha avuto inizio- osserva D’Amico- abbiamo letto troppe storie di medici ed infermieri che sono rimasti contagiati e che in alcuni casi sono deceduti o si sono tolti la vita, ma anche di sanitari in totale stato di ‘burnout’ fisico e psicologico, sia per turni molto stressanti fisicamente, che per lo stress legato alla paura del contagio”.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV