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Dal palazzo

L'appello all'assessorato alla Salute

Sanità siciliana, la “ricetta” del Nursind: «Ecco come potenziare gli organici»

Con un documento delle nove segreterie territoriali il sindacato degli infermieri propone all'assessorato regionale alla Salute di elevare i coefficienti di calcolo per ogni unità operativa e aumentare a 0,4 – 0,5 unità di Oss per posto letto.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Aumentare i parametri su cui si calcolano le dotazioni organiche e potenziare il numero di Oss, gli operatori sociosanitari, per ciascun posto letto, con maggiore attenzione a medicine e ortopedie ed eliminando il demansionamento degli infermieri.

Sono le richieste del Nursind Sicilia, che in un documento a firma delle nove segreterie territoriali propone all’assessorato regionale alla Salute delle modifiche alle linee d’indirizzo regionali per la rideterminazione delle piante organiche.

In particolare si chiede di elevare i coefficienti di calcolo del 25 per cento per ogni unità operativa e di aumentare a 0,4 – 0,5 unità di Oss per posto letto.

Secondo la nota del Nursind, che porta la firma anche del vicesegretario nazionale Salvo Vaccaro, la situazione legata alla carenza di personale rischia di danneggiare l’assistenza «a maggior ragione perché il personale infermieristico che lascerà il servizio a causa del pensionamento legato alla cosiddetta “quota 100” dai dati in nostro possesso dovrebbe superare le mille unità entro l’anno e, a causa della finestra. La situazione è comunque già gravemente fuori controllo».

Il Nursind spiega inoltre che il calcolo delle dotazioni organiche esclusivamente sul numero dei posti letto «non consente di quantificare in misura realistica le risorse necessarie che di fatto restano ampiamente sottostimate.
 In sostanza non si tiene conto delle assenze a vario titolo come 104, permessi per motivi personali, malattie, congedi retribuiti, che gravano esclusivamente sul personale che rimane in servizio. Le assenze per brevi e medi periodi non vengono quasi mai sostituite».

E ancora. Non è raro nel periodo estivo «che i coordinatori non riescano a garantire né una turnistica in ossequio alla legge, né i riposi spettanti per il recupero psicofisico del personale. Non viene rispettata in molte aziende la norma che prevede lo stacco di 11 ore tra un turno e un altro, riposi saltati, sistema delle reperibilità nelle sale operatorie fuori controllo».

Da qui una situazione che vede orari di lavoro eccessivi e il mancato rispetto di periodi minimi di riposo «che potrebbero configurare per l’azienda sanitaria, in caso di evento avverso, una condotta colposa che farebbe, come pensiamo stia facendo, aumentare il contenzioso giuridico nelle aziende sanitarie rappresentando un aggravio dei costi anziché un risparmio».

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