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Sanità siciliana, ecco perchè occorre una riforma…

Sarebbe opportuno che le Asp provinciali non si occupassero più sia delle problematiche territoriali che di quelle ospedaliere...

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L’ipotesi di studio relativa alla riforma della Sanità siciliana, con nuove 6 aziende che si aggiungerebbero alle attuali 18, è stata bollata semplicisticamente come “18 super poltrone in più” che si aggiungono alle attuali 54. Questo perché in termini di numeri significherebbero 6 manager in più, e anche altrettanti direttori sanitari e amministrativi in più.

Un falso problema: infatti mentre il direttore sanitario è figura indispensabile nell’affiancare il direttore generale, che è un manager quasi sempre senza competenze sanitarie, il direttore amministrativo no, viste le funzioni sovrapponibili con il capo Dipartimento amministrativo, figura apicale dei dirigenti amministrativi nell’azienda sanitaria, e che già costa quasi quanto il direttore. Come suggerito da un collega giornalista con anni di esperienza nel settore della Sanità, basterebbero quindi due righe nella riforma (“le funzioni di direttore amministrativo sono svolte dal capo dipartimento”) e in un colpo si risparmierebbero 18 attuali figure, oltre alle nuove 6.

Senza contare il continuo fiorire di capi dipartimento in molteplici settori, sdoppiando anche quelli tradizionali, a cui abbiamo in questi anni assistito, consentendo notevoli aumenti di stipendio ai primari che vi sono stati messi a capo, spesso quasi alla scadenza della pensione.

La proposta di riforma invece razionalizza un settore in grave difficoltà ed emergenza, in particolare nelle Asp provinciali, i cui manager devono occuparsi contemporaneamente di problematiche territoriali e di quelle ospedaliere, finendo per privilegiare una o l’altra, a seconda della provenienza e competenza.

Le nove ASP provinciali avrebbero invece così esclusivamente competenza territoriale: si occuperebbero quindi di assistenza nei distretti sanitari territoriali, dei poliambulatori, delle guardie mediche, dei futuri ospedali di comunità, delle strutture convenzionate, dell’assistenza domiciliare, della prevenzione sanitaria e veterinaria e potranno anche seguire con più attenzione medici di famiglia e pediatri di libera scelta. Il tutto a vantaggio degli utenti.

Dall’altro lato, in particolare nelle sei province siciliane non metropolitane, ci sarebbe un rifiorire dell’attività ospedaliera, sottoposta una guida univoca e sicura, razionalizzando i reparti e creando eccellenze anche decentrate nei diversi ospedali del territorio, a vantaggio esclusivo dei ricoverati. Ad esempio, oggi le emergenze e il sovraffollamento dei Pronto soccorso ospedalieri è uno dei tanti problemi a cui deve far fronte il manager di un’azienda sanitaria provinciale. Ebbene questo diventerebbe invece la principale questione da risolvere per quel nuovo direttore, obiettivo sul quale valutare il suo operato.

E anche la tanto sbandierata, a parole, “integrazione ospedale-territorio” mai realizzata nei fatti, vedrebbe come già succede per le aziende ospedaliere il paziente al termine del ricovero consegnato alla struttura territoriale per seguirlo nel suo decorso post ricovero.

Stupisce di più invece che dei manager con mandato triennale da quasi un anno sono prorogati periodicamente come commissari, senza quindi nessun interesse a programmare. Prima in attesa dei lavori di una commissione esaminatrice e ora in attesa delle decisioni della politica…

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