Sanità pubblica, l’Sos di Trizzino: «Si profila una notevole carenza di personale»

26 Aprile 2019

"Tra pensionamenti e carenze croniche, la nostra sanità si avvia verso lo stato di emergenza”. Questo l’avvertimento del deputato nazionale del M5S, che poi suggerisce alcuni provvedimenti.

 

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“Nei prossimi 15 anni, se continuiamo così, nella sanità pubblica mancheranno 15 mila medici e tantissimi infermieri. Tra pensionamenti e carenze croniche, la nostra sanità si avvia verso lo stato di emergenza”.

Questo l’avvertimento di Giorgio Trizzino che attraverso la sua pagina Facebook spinge a riflettere sulla carenza sempre più drammatica di personale sanitario, sia ospedaliero sia territoriale, che dopo dieci anni senza turnover rischia di mandare al tracollo il SSN.

Il deputato pentastellato, intervistato da Insanitas, spiega: “Da tempo ne parliamo con il ministro Grillo perché troviamo questa situazione pericolosa. Il rischio è quello che a breve si possa paralizzare il sistema sanitario con le conseguenze che tutto questo può comportare. I numeri già si conoscevano in passato e quello che non riusciamo a spiegarci è come sia stato possibile nascondere il capo sotto la sabbia senza capire che prima o poi il sistema sarebbe imploso”.

Tra i provvedimenti da adottare secondo Trizzino, “il primo è l’aumento del numero delle borse di studio per i medici specialisti (inserito nelle nuova legge finanziaria ndr.)- prosegue nel post- Il secondo è l’incremento progressivo del numero chiuso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia fino alla sua completa abolizione nei prossimi anni”.

Soluzioni che si stanno discutendo in un tavolo tecnico misto, parlamentare e ministeriale, alle quali si aggiunge “l’incremento delle borse di studio ai medici di medicina generale- spiega il deputato- Intanto il ministro Giulia Grillo sta ascoltando le parti sindacali e i rappresentanti del settore dell’emergenza-urgenza”.

Nel frattempo, per risolvere il problema nell’immediato, nei prossimi giorni verrà discusso in aula il cosiddetto “Decreto Calabria” non solo per risolvere lo stato d’abbandono della regione Calabria ma nel quale sono inseriti provvedimenti per tutto il SSN “che consentiranno probabilmente anche di risolvere la situazione del sistema dell’emergenza-urgenza attraverso l’inserimento di medici laureati in Medicina e Chirurgia non ancora in specializzazione”.

Come? “Attraverso contratti a tempo determinato e a carattere libero-professionale che- continua Trizzino- consentiranno in un primo tempo un’intensa formazione teorica-didattica che lascerà spazio anche all’attività clinica. Con il passare del tempo la parte formativa si ridurrà a favore di quella clinico-assistenziale. Il risultato sarà quello di consegnare dei medici specialisti cresciuti direttamente sul campo”.

Per quanto riguarda la medicina generale, sulla quale si concentrano i commi 3 e 4 del “Decreto Calabria, “sono state già aumentate le borse di studio con la finanziaria. “In merito alle graduatorie invece, il ministro Grillo sta cercando una soluzione per non creare disparità e diseguaglianze”.

Fondamentale inoltre appare l’irrobustimento delle reti di assistenza territoriale e domiciliare “dove si trova la risposta a tantissimi problemi dovuti alla carenza di medici. Se si riuscisse infatti a deospedalizzare in modo massiccio molti pazienti che, ricoverati in corsia o in pronto soccorso, potrebbero invece essere assistiti a casa attraverso le cure palliative, potremmo ottenere risparmi immensi per il SSN. Per fare tutto ciò bisogna però ridisegnare i concetti di medicina territoriale, tema su cui mi sto impegnando in prima persona”.

E’ necessaria infine incrementare un’inversione di tendenza migratoria sanitaria dal Sud verso il Nord “che si può compensare sicuramente con un adeguato numero di medici e infermieri. Ma anche – conclude – evitando polemiche sterili lavorando e collaborando insieme per un obiettivo comune”.

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