piani di rientro dg commissari nissena rimozione concorsi sanità monito manager refusi revoca rete infarto assenteismo arresti infortuni lavoro allattamento seno

Sanità pubblica in Sicilia, 5 aziende su 9 sono in deficit: buco da 153 milioni di euro

8 Maggio 2019

Rimangono ancora da valutare le 9 Aziende Sanitarie Provinciali. Allarme delle organizzazioni sindacali del settore pubblico come il CIMO che protesta "mentre si parla di adeguamento delle risorse per i privati i budget assegnanti alle aziende pubbliche sono invariati dal 2004"

 

di

Il dato sullo stato di salute economica degli ospedali in Sicilia al momento è solo parziale, ma di certo lascia trasparire una condizione generale preoccupante.

L’assessorato regionale alla Salute lo scorso 2 maggio ha emanato un decreto a firma dell’Assessore Ruggero Razza che tira le somme sulle verifiche fatte presso le Aziende Ospedaliere, i Policlinici, gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico pubblici e le Aziende di Rilievo Nazionale ad Alta Specializzazione.

Si tratta in tutto di 9 strutture, di cui ben 5, secondo quanto inserito nel decreto assessoriale 786 del 2 maggio scorso, sono in condizioni di rilevante scostamento rispetto ai target assegnati.

Si tratta del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, dell‘Arnas Civico di Palermo, dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia – Cervello di Palermo e del Papardo di Messina.

Risultano invece in linea con gli obiettivi prefissati, o comunque entro i target consentiti, il Cannizzaro di Catania, il Policlinico di Messina, il Garibaldi di Catania ed il Bonino Pulejo di Messina.

Le 5 aziende individuate ora dovranno redigere ed inviare al dipartimento per la pianificazione strategica i propri piani di efficientamento per gli anni 2019-2021 entro 90 giorni dalla data di emanazione del decreto (2 maggio u.s.), ciò “nel rispetto di quanto previsto nelle Linee Guida suggerite dall’assessorato e con il supporto metodologico dell’AGENAS”

Ma per capire il perchè di questi controlli occorre fare un passo indietro: fra gli obblighi derivanti dai compiti istituzionali della Regione c’è anche quello di garantire l’equilibrio economico finanziario delle proprie aziende sanitarie.

A tal fine vengono disposte delle verifiche trimestrali per valutare la coerenza degli andamenti di ciascuna azienda con gli obiettivi imposti sul rientro della spesa e delle quote di indebitamento.

Controlli dai quali – per quanto riguarda la parte economica – in casi di scostamenti dagli obiettivi che raggiungono o superano il -7% o, in valore assoluto, il milione di euro, segue l’obbligo dell’adozione di ulteriori piani di rientro per la riconduzione in equilibrio della gestione economica, pena la decadenza del Direttore Generale.

Ora, la fotografia della condizione economica delle strutture ospedaliere valutate, in merito ai conti economici relativi al terzo trimestre del 2018 è la seguente:

L’azienda più indebitata è l’ARNAS Civico di Palermo, con un deficit che supera i 61 milioni di euro, segue Villa Sofia Cervello indebitata per più di 39 milioni di euro. Ammonta a 24,1 milioni il deficit del Papardo di Messina mentre il Policlinico V.E. di Catania segna un saldo negativo di 21,2 miloni. La meno indebitata fra le aziende al momento controllate è l’Azienda Ospedaliera Universitaria “P. Giaccone” di Palermo che ha un deficit di 8,7 milioni di euro.

Sommando i deficit sopra riportati si giunge ad un debito complessivo di oltre 153 milioni di euro, e rimane ancora da valutare lo stato di salute di altre 9 aziende, le ASP.

IL COMMENTO DEL CIMO

“Nel medesimo giorno in cui la politica regionale dichiara che è giunto il tempo per incrementare i budget della sanità privata (accreditata), l’Assessorato emana un Decreto in cui certifica il disavanzo delle Aziende sanitarie pubbliche e preannuncia i piani di rientro previsti dalla normativa nazionale. Sembra si voglia dare il colpo di grazia alla sanità pubblica e, in nome del famoso o famigerato modello Lombardia di formigoniana memoria, favorire sfacciatamente il privato accreditato”.

Il sindacato dei medici aggiunge: “Nessuno si è chiesto da cosa derivi in gran parte il disavanzo delle Aziende sanitarie. Non si dice che gli incrementi stipendiali del personale del Comparto (singolarmente esigui ma che moltiplicando per il numero del personale ammontano a milioni di euro in Sicilia) non è stato finanziato dalla Regione. I budget assegnati alle aziende pubbliche è rimasto invariato dal 2004 a dispetto di questi aumenti stipendiali e delle stabilizzazioni legate all’applicazione del Decreto Madia che, in alcuni caso (vedi ARNAS Civico di Palermo) hanno portato ad implementare il numero di personale a tempo determinato che prima veniva pagato a “partita iva” e quindi ricadeva su altra voce di spessa. E ancora, non sono state finanziate e continuano a non esserlo, le assunzioni di personale ex LSU e contrattista che a vario titolo è stato assorbito dagli Ospedali senza che la Regione se ne sia fatta carico. Insomma tra direttori Generali della passata gestione inadempienti e incapaci e le recenti iniziative politiche regionali si profilano all’orizzonte tempi ancora più bui per la sanità siciliana“.

Il commento del CIMO fa riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Ruggero Razza e Gianfranco Miccichè nel corso del convegno sul 16° rapporto annuale “Ospedali e Salute 2018” organizzato appena due giorni fa dall’A.I.O.P. (Associazione Italiana Ospedalità Privata) (Leggi qui).

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV