Sanità privata, protesta dei lavoratori per il mancato rinnovo del contratto

22 Agosto 2020

Lunedì 24 agosto, dalle 11 alle 13, davanti alle Prefetture di tutta la Sicilia l'iniziativa delle Federazioni regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp.

 

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PALERMO. Lunedì 24 agosto, dalle 11 alle 13, presidi di lavoratori della sanità privata, organizzati dalle Federazioni regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, si svolgeranno davanti alle Prefetture di tutta la Sicilia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da più di 14 anni, che regola anche i rapporti di lavoro degli oltre 3.200 lavoratori di Seus 118.

«Ieri ‘eroi’ e ‘angeli’ nella lotta contro il coronavirus, oggi dimenticati dai datori di lavoro riuniti nelle associazioni Aiop ed Aris. Ancora più grave il fatto che, dopo averli illusi con la firma della preintesa lo scorso 10 giugno, li abbiano in seguito scaricati rifiutandosi di apporre la firma definitiva al rinnovo del Ccnl, cosa questa mai accaduta in tutta la storia delle relazioni sindacali», dicono Gaetano Agliozzo, Paolo Montera ed Enzo Tango, segretari generali regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

L’appuntamento del 24 agosto è nazionale e coinvolgerà contemporaneamente le federazioni della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, di tutte le regioni d’Italia. Lo stato d’agitazione proseguirà con assemblee e presidi presso le strutture di Aiop ed Aris il prossimo 31 agosto, sino ad arrivare allo sciopero generale.

«Non si può più procrastinare. L’emergenza sanitaria che ci ha investito negli ultimi mesi ha dimostrato chiaramente che i lavoratori della sanità privata hanno diritto alle stesse garanzie e alle stesse tutele dei colleghi della sanità pubblica. È una questione di dignità professionale. Inoltre- concludono Agliozzo, Montera e Tango- non ci fermeremo sino al rinnovo del contratto e solleciteremo ancora l’Assessorato regionale alla Salute perché è inammissibile che i datori di lavoro, dopo tutte le garanzie, economiche e giuridiche ottenute continuino a sfruttare e sottopagare i lavoratori, pur continuando a ricevere soldi pubblici».

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