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Dal palazzo

Legge Madia

Sanità, appello della Fials alla Regione: “stabilizzazioni con qualifiche superiori per chi ha i requisiti”

Secondo la Fials ad oggi una direttiva dell’assessorato del primo aprile lascia “alla prudente valutazione delle aziende sanitarie siciliane la possibilità di accedere ad interpretazioni restrittive o estensive della legge Madia

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Una recente ordinanza del Consiglio di Stato apre nuovi spiragli per i lavoratori della sanità già di ruolo ma che ambiscono alla stabilizzazione in qualifiche superiori. La Fials Sicilia chiede che l’assessorato alla Salute si pronunci immediatamente sul diritto alla stabilizzazione dei dirigenti amministrativi e tecnici, che devono aver maturato almeno cinque anni nella qualifica inferiore di collaboratore. “Escludere questi lavoratori dalla stabilizzazione – spiega la Fials –  costituisce un non senso giuridico e sostanzia una grave ingiustizia, lasciando libere le aziende di comportarsi con la massima discrezionalità. La segreteria regionale Fials invita il dirigente generale Mario La Rocca ad una scelta coraggiosa”.

Altro tema riguarda invece i lavoratori del comparto che sono già di ruolo: una recente ordinanza del Consiglio di Stato consente di stabilizzarli in ruoli superiori, una possibilità fino ad oggi negata da altre sentenze. La Fials chiede di “ritornare con la massima urgenza sull’argomento, non appena sarà pubblicata la motivazione della decisione, che consente a tutti coloro che hanno maturato i requisiti della legge Madia, anche se di ruolo, di accedere alle procedure di stabilizzazione”.

Il quadro al momento è incerto. Secondo la Fials ad oggi una direttiva dell’assessorato del primo aprile lascia “alla prudente valutazione delle aziende sanitarie siciliane la possibilità di accedere ad interpretazioni restrittive o estensive della legge Madia. Pur rappresentando un atto di coraggio nell’affrontare la delicatissima materia, finirà con il determinare sensibili disparità di trattamento all’interno della nostra Regione, sulla base della coscienza e del coraggio del singolo direttore generale”.

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