Salute e benessere

Il dato

Sangue cordonale, solo il 2,5% delle coppie italiane decide di donarlo

Luana Piroli (ISF): «È indispensabile un confronto a livello governativo per poter attuare il modello ibrido a tutela delle famiglie e del loro patrimonio biologico».

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Secondo i dati del Centro Nazionale del sangue in occasione della Giornata mondiale del sangue cordonale che ricorreva il 15 novembre, solo il 2.5% delle coppie italiane decide di donare il sangue del cordone ombelicale. Secondo le rilevazioni nel 2021 sono stati 250.980 i parti avvenuti nelle strutture attrezzate per la raccolta, mentre le donazioni di sangue cordonale sono state solo 6.277, ovvero il 2,5% del totale. Dato molto basso se confrontato al 2019 dove la percentuale di coppie che aveva scelto di donare era del 3,8%.

Secondo quanto dichiarato da Simonetta Pupella, responsabile dell’area tecnico sanitaria del Centro nazionale sangue, come riporta l’agenzia Dire «la Giornata mondiale del sangue cordonale rappresenta un’importante occasione per accendere i riflettori su una risorsa essenziale, che sta rivestendo un numero sempre maggiore di implicazioni cliniche, come quella derivante dall’uso di cellule staminali emopoietiche da sangue cordonale. Questa giornata è un’occasione di raccordo tra contesto scientifico e mondo del volontariato associativo per continuare a progettare azioni congiunte di sensibilizzazione sull’importanza di una donazione che non ha perso di rilevanza scientifica ma che anzi continua a contribuire alla delineazione di nuove prospettive terapeutiche».

Inoltre il decreto ministeriale del 18 novembre 2009 elenca le oltre 70 patologie per le quali è consolidato l’uso per il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, con comprovata documentazione di efficacia e per le quali è opportuna la raccolta dedicata di sangue cordonale raccomandando l’utilizzo di cellule staminali da cordone ombelicale, tra quelle elencate anche gravi malattie del sangue congenite e acquisite, immunodeficienze e malattie metaboliche.

La risposta a tale problema potrebbe essere assolutamente semplice se venisse preso in considerazione il Modello Ibrido già attualmente applicato in Inghilterra e Germania, dove grazie una regolamentazione nazionale delle biobanche private in collaborazione con le biobanche pubbliche permetterebbe la creazione di una rete unica nazionale con un valore inestimabile per milioni di famiglie o pazienti in attesa di trapianto, per poter così aumentare il numero di campioni a disposizione.

«Attualmente in Italia, le biobanche private operano perlopiù attraverso agenzie commerciali, è dunque necessario reprimere energicamente tutti quei fenomeni di intermediazione che, aggirando gli attuali divieti di legge, continuano a proliferare indisturbati ad evidente detrimento della qualità e dell’efficienza del servizio- spiega Luana Piroli (nella foto) direttore generale e della raccolta di In Scientia Fides- Riteniamo che sia ormai indispensabile un confronto a livello governativo sull’argomento a tutela delle famiglie che decidono di conservare il loro patrimonio biologico, questo si può fare attraverso una collaborazione pubblico privato che abbia un obiettivo comune: la salvaguardia del cittadino con la messa in sicurezza di un patrimonio biologico molto importante. Vanno rivisti piani e vanno adottate tutte quelle logiche di sicurezza dettate dallo stesso PNRR».

Si rende ormai indispensabile una rete nazionale di biobanche che comprenda il settore pubblico e privato. Le cellule staminali da cordone ombelicale sono una risorsa essenziale e sono oggetto di un numero sempre maggiore di implicazioni cliniche.

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