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Ritenuto guarito, non lo era: Coronavirus, scoppia il caso a Messina

13 Aprile 2020

Il dg del Bonino Pulejo: "L'avevamo accolto perché ci era stata assicurata la negatività al tampone". AGGIORNAMENTO: dal Policlinico Martino spiegano che quel paziente non ha il Coronavirus e che c'è stato un errore nella cartella clinica.

 

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MESSINA. Un nuovo caso pone sotto i riflettori l’IRCCS Neurolesi, a causa del trasferimento presso il plesso Piemonte, di un paziente ritenuto erroneamente guarito dal Coronavirus, proveniente dal Policlinico.

La situazione è stata denunciata dalla Cgil e della FP Cgil Messina, che hanno espresso timore per il rischio di nuovi contagi all’interno del nosocomio, ponendo la questione all’attenzione dell’assessore Ruggero Razza e del prefetto Maria Carmela Librizzi.

Si è chiesto di mettere in campo tutti gli strumenti e l’organizzazione affinché l’IRCCS-Piemonte non si trasformi in un focolaio COVID-19.

«Non comprendiamo- si legge nella nota diffusa dal sindacato- il silenzio di chi ha chiare responsabilità, dall’Assessore Regionale alla Sanità ai vertici aziendali, ma pazienti ed operatori non possono pagare il prezzo più alto di scelte scellerate».

In base alla ricostruzione del segretario della CGIL Giovanni Mastroeni e dei rappresentanti della FP CGIL Fucile, Trino e Catalioto, il caso riguarda «un paziente trasferito dal Policlinico verso il Piemonte, dato per ex COVID-19 a seguito di due tamponi negativi. L’uomo è stato trasferito in ambulanza, è transitato dal Pronto Soccorso ed è stato ricoverato in Neurologia su disposizione del Direttore Medico di Presidio. Qui, però, si è scoperto che il secondo tampone era positivo.

Dal sindacato aggiungono: «Inevitabile, quindi, il caos scoppiato all’interno di una struttura che l’Azienda si ostina a definire COVID, ma che in realtà non ha nessuna delle caratteristiche tecnico strutturali necessarie a poterla definire tale: nessun percorso COVID-19 attivato, una sola infermiera in servizio, assenza nella stanza dei requisiti minimi di sicurezza, mancanza della distanza di 3 metri prevista. Vista la situazione, nella nottata il paziente è stato quindi trasferito in altra struttura”.

Abbiamo contattato Vincenzo Barone, direttore generale del Neurolesi, per far luce sulla vicenda e conoscere anche il punto di vista dell’IRCSS: “Il paziente in questione- ha dichiarato il dg- è stato trasportato presso la nostra struttura, perché ne era stata assicurata la totale negatività. Tuttavia, i nostri medici non hanno trovato conferma dalla documentazione pervenuta e ne è stato disposto immediatamente il trasferimento al Policlinico, avviando subito le attività del caso, nonché le tutele per il nostro personale. Non passiamo esimerci dall’accogliere i pazienti che provengono da altre strutture in sofferenza e di cui ci viene comunicata la negatività”.

Il direttore ha evidenziato: «Purtroppo non siamo nelle condizioni tecniche di effettuare autonomamente i tamponi, perché non ci sono stati ancora forniti i reagenti, ordinati quasi un mese fa. Pertanto, la presa in carico del paziente avviene sulla base della documentazione che ci viene trasmessa e che viene tempestivamente studiata dal nostro personale. Sono situazioni in cui la cautela è d’obbligo, come lo è la necessità di non lanciarsi in giudizi sommari, prima che sia stata accertata la corretta dinamica degli eventi e le eventuali responsabilità”.

Barone è intervenuto anche sulla segnalazione fatta dalla FP CGIL, riguardante l’inadeguata gestione dell’emergenza fin ora attuata: “Le procedure di sicurezza – ha precisato il vertice dell’IRCCS – sia da parte del Risk Manager che da parte Responsabile del Servizio prevenzione e protezione, sono state ripetutamente diffuse sul nostro sito e notificate al nostro personale sulla casella di posta elettronica. Abbiamo disposto anche una formazione mirata per le aree critiche. Per il nostro presidio Covid, sono stati predisposti interventi strutturali mirati, per la differenziazione dei percorsi e la decontaminazione degli operatori, alla fine del turno di lavoro”.

Queste informazioni, ha reso noto il direttore generale, sono state precisate durante un incontro con le Organizzazioni Sindacali. “Al riguardo- ha aggiunto-  voglio esprimere il mio apprezzamento per l’onestà intellettuale e la pacatezza con cui i rappresentanti dei sindacati hanno raccolto le notizie che ho fornito sulle misure di sicurezza e gestionali, hanno accolto il mio invito a momenti di maggiore coesione e concordia, per una lotta che ci deve vedere tutti egualmente impegnati per il fine comune, ovvero l’esigenza di conciliare al meglio tutela dei lavoratori ed offerta assistenziale”.

Infine, il dg del Neurolesi ha toccato la questione dei ritardi degli esiti dei tamponi, a cui sono stati sottoposti i membri del personale sanitario: ”Non ho responsabilità, perché le uniche strutture che li processano sono al Policlinico e al Papardo, dove stanno facendo un lavoro che va al di là di ogni capacità tecnica ed umana, davvero ammirevole e degno di ogni sincero plauso”.

AGGIORNAMENTO: Dal Policlinico di Messina spiegano che quel paziente NON HA IL CORONAVIRUS: era stato considerato positivo a causa di un errore nelle cartella clinica.

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