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Dal palazzo

Il convegno promosso dal Cimo

Riduzione della mortalità dei pazienti politraumatizzati? Parola d’ordine “Damage Control Surgery”

Il tema è stato al centro di un convegno scientifico promosso dal sindacato Cimo.

Tempo di lettura: 5 minuti

PALERMO. Il cosiddetto “Damage Control System”, ovvero filosofia salva-vita applicata ai pazienti politraumatizzati, comprende l’insieme delle azioni medico-chirurgiche, a carattere multidisciplinare, indirizzate nell’ambito dell’emergenza-urgenza, in maniera repentina e prioritaria verso procedure volte alla stabilizzazione del paziente critico e, dunque, alla riduzione della mortalità.

Il tema è stato al centro del convegno scientifico della CIMO, tenutosi presso l’Hotel Guglielmo II di Monreale (nella foto in alto a destra, Giuseppe Bonsignore e Giuseppe Riccardo Spampinato).

Il Damage Control System include tutte le fasi della gestione del trauma e può essere applicato a tutti i distretti corporei (cranio-encefalico, cervicale, toracico, addominale, osseo periferico). Ha la funzione di limitare i danni nel paziente politraumatizzato, organizzare in un tempo minimo la strategia per il suo recupero e tamponare la situazione di criticità, rinviando a un momento successivo il trattamento di tutti quei profili clinici non necessari alla conservazione della vita fisica. Il damage control system, che originariamente si è sviluppato in ambito militare per contrastare i danni riportati da mezzi navali e truppe corazzate sui luoghi di scontri bellici, ha nel tempo trovato pieno ingresso nel campo medico-chirurgico.

Grazie ad esso  le percentuali di decesso dei pazienti traumatizzati sono più basse del passato. Questa filosofia riferita all’organizzazione gestionale dei gravi danni traumatologici, siano essi di tipo veicolare che lavorativo, o catastrofico, ha cambiato radicalmente il modo di vedere e gestire il trauma, nonché la metodica interventistica, creando, nel tempo, ospedali attrezzati.

In campo medico il damage control system è distinto in due tipologie specifiche: chirurgico, Damage Control Surgery (DCS) che viene applicato ai politraumi ad alta complessità che coinvolgono uno o più organi (detti “organi solidi”), quali milza, fegato, pancreas, reni, spesso in concomitanza con lesioni toraciche e lesioni osteo-articolari; ortopedico, Damage Control Orthopaedics (DCO) che interviene sulle lesioni osteo-articolari.

Studi e casistiche effettuate a livello mondiale ci dicono che le lesioni traumatiche gravi rappresentano la principale causa di morte nei pazienti di età inferiore a 45 anni, contando circa 5,8 milioni di decessi all’anno. La traumatologia più numerosa, quella della strada, conta 1,2 milioni di morti all’anno. Sulla base di queste informazioni e l’elaborazione di una serie di dati, sono stati creati modelli organizzativi e gestionali per il trattamento del politraumatizzato.

Sono, quindi, nati i SIAT (Sistemi Integrati di Assistenza ai Traumi) e realizzati i Trauma Center (centro HUB), per la centralizzazione del grave traumatizzato in strutture adeguate e in grado di accogliere tali situazioni.

«Premesso che la valutazione iniziale del paziente traumatizzato deve seguire il metodo d’approccio suggerito dalle procedure dell’Advanced Trauma Life Support (ATLS), da un punto di vista clinico – afferma Antonio Iacono, direttore Unità Operativa Dipartimentale Trauma Center di Villa Sofia- Cervello e componente del Coordinamento Nazionale Emergenze Cimo- il soggetto versa in una situazione polimorfa, cioè composta da lesioni di modesto rilievo o di gravissimo impatto sulle funzioni vitali e sulla vita stessa. Attraverso il damage, dunque, il paziente viene gestito attuando nell’immediato tutto ciò che è necessario alla sua sopravvivenza e rinviando, invece, ad una fase successiva, in cui le sue condizioni cliniche risulteranno stabilizzate, gli stress chirurgici non fondamentali, che in fase critica non potrebbero peraltro essere neppure tollerati».

Giuseppe Riccardo Spampinato, segretario regionale CIMO Sicilia e direttore Unità Operativa di Odontoiatria speciale Riabilitativa per disabili del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, ha affermato: «Abbiamo a livello nazionale un gruppo che si riunisce regolarmente per dare input culturali e scientifici utilizzabili in tutto il territorio nazionale, al fine di pervenire all’elaborazione di linee guida idonee alla gestione ottimale del paziente di area critica. Essere qui a discutere di damage significa dare attenzione non solo alle problematiche inerenti precariato, orari di lavoro dei medici etc., ovvero i temi che affrontiamo quotidianamente nell’interfaccia con le istituzioni, ma anche contribuire a far comprendere che, solo coinvolgendo il medico che lavora nell’area di emergenza-urgenza nei processi organizzativi del paziente traumatizzato, si possono rinvenire soluzioni in grado di garantire a quest’ultimo la gestione più appropriata della sua specifica situazione. Ciò, affinché egli non debba più oscillare da un nosocomio all’altro, ma venga opportunamente indirizzato nel posto dove può trovare la risposta adeguata ai suoi bisogni di salute già in fase di stabilizzazione».

E sul tema dei precari della Sanità, Spampinato aggiunge: «Abbiamo accettato la rete ospedaliera, che non è un prodotto perfetto, ma abbiamo voluto portarla a compimento per dare una risposta al lavoro del medico e degli operatori sanitari, molti dei quali sono precari da ben dodici anni in questa regione. Senza la rete non si sarebbe potuto procedere alle stabilizzazioni, allo scorrimento delle graduatorie e ai concorsi. La rete può essere rimodulata, ma intanto dovevamo assicurarci questo obiettivo».

Giuseppe Bonsignore, segretario aziendale Cimo Villa Sofia- Cervello, Responsabile della Comunicazione di Cimo Sicilia, oltre che dirigente medico di radiologia conclude: «Dalle relazioni scientifiche che oggi si sono alternate si evince una distanza da quello che noi prospettiamo come percorso ottimale dell’assistenza al paziente e la realtà attuale, con una rete dell’emergenza-urgenza al momento ancora lontana dal raggiungimento dagli standard che noi auspichiamo. L’outcome del paziente politraumatizzato dipende in maniera sostanziale dal management dello stesso, ovvero dall’accuratezza, ma anche dalla rapidità delle “cure” iniziali quanto prioritarie alla vita, soprattutto entro la prima ora dall’evento traumatico (golden hour), sia nel soccorso extra-ospedaliero che nella fase intra-ospedaliera e il parametro del tempo, più di ogni altro, si correla strettamente con la mortalità, morbilità e durata dell’ospedalizzazione, peraltro con conseguente razionalizzazione delle risorse».

L’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, intervenuto durante i lavori ha sottolineato: «Nell’ambito dei percorsi di programmazione sanitaria e durante l’iter che ha condotto alla nuova rete ospedaliera siciliana, l’organizzazione sindacale abbia esercitato un ruolo attento e critico, al contempo, apprezzando i risultati positivi, che l’assessorato non avrebbe potuto raggiungere senza il supporto della stessa». Presente tra gli altri anche l’onorevole Alice Anselmo capogruppo del PD.

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